La crisi non ferma il made in Italy: le aziende continuano a investire all’estero
Osservatorio Assocamerestero: il 51% delle imprese italiane orientate a scommettere sui mercato esteri, soprattutto in Sud America
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L’export spinge non solo la crescita delle imprese italiane, ma anche la loro fiducia nel futuro. Il contesto internazionale è quello che conosciamo: dazi e politiche protezionistiche, tensioni geopolitiche, blocco o rallentamento delle forniture e aumento dei costi delle materie prime e dell’energia.
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Eppure, le aziende italiane presenti all’estero confermano che il made in Italy mantiene la propria forza competitiva, grazie alla sua reputazione di qualità, stile e affidabilità e, per questo, mantengono le proprie intenzioni di investimento.
È quando emerge dall’Osservatorio Assocamerestero 2026, realizzato attraverso la rete delle Camere di commercio Italiane all’Estero, con indicazioni raccolte da mercati europei, asiatici, africani, americani e dell’area Australia-Pacifico.
Il sondaggio è stato elaborato in una fase di forte instabilità geopolitica ed economica, segnata da tensioni commerciali, incertezza sui dazi, volatilità dei costi energetici e nuove tensioni nelle aree strategiche per gli scambi internazionali. E questo si riflette nella consapevolezza che «il contesto in cui imprese ed esportatori italiani sono chiamati a muoversi è sempre meno lineare. La domanda resta favorevole, ma il vantaggio competitivo non può più fondarsi soltanto sulla forza del prodotto», si legge nella ricerca.
I risultati della ricerca
Il quadro generale resta favorevole: il 40% delle imprese intervistate descrive il clima nei confronti dei prodotti e delle imprese italiane come «molto positivo, con domanda in crescita» e un altro 49% come «positivo, ma più selettivo rispetto al passato». Il 9% segnala un quadro stabile, il 3% un contesto più prudente, mentre non emergono indicazioni di peggioramento evidente.







