La crisi umanitaria

La denuncia di Msf: «A Gaza condizioni indescrivibili»

All’emergenza sanitaria aggravata dai topi si aggiunge la malnutrizione crescente. L’infermiere Rami Atta: «Non vediamo la fine di questo incubo»

di Cristina Carpinelli

Una ripresa dal drone mostra edifici danneggiati e distrutti durante l'offensiva militare israeliana, dopo il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale, REUTERS

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Rami Atta è un infermiere di Medici senza frontiere. È palestinese e coordina i lavori dei due centri di assistenza sanitaria di base per Medici senza frontiere nella Striscia di Gaza come responsabile delle attività infermieristiche.

«Non sono solo un operatore umanitario, sono anche un palestinese di Gaza. Vivo cioè quello che ogni altra persona qui nella Striscia sta vivendo e allo stesso tempo cerco di prendermi cura della loro salute», dice. Aggiunge che quello che deve portare sulle sue spalle è un doppio fardello, riferendosi alla quotidianità in cui, finite le cure, deve rientrare. Un vivere, spiega, senza dignità né privacy. «Le persone vivono stipate in tende e campi sovraffollati, non c’è spazio sufficiente».
Col caldo sta crescendo il diffondersi di malattie collegate a insetti e parassiti. «Le temperature elevate e il vivere ammassati sta facendo proliferare pulci, zecche e pidocchi. Ma sono soprattutto i ratti a farci paura» - racconta Rami -. Abbiamo sempre più casi di bambini morsi da topi». Secondo l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, a metà aprile i topi erano frequentemente visibili in 1.326 dei 1.644 siti valutati a Gaza, l’81%. Tanto che Israele ha concesso l’entrata di mille trappole. A Rafah e Khan Yunis, dove si ammassano gli sfollati, l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha organizzato decine di disinfestazioni. Ma la situazione è ormai fuori controllo.

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«Stiamo vedendo, malattie della pelle che non avevamo mai visto prima. Infezioni ectoparassitarie e malattie trasmesse dai topi come la leptospirosi. Purtroppo questa è la nostra nuova normalità», commenta amaramente Rami. Una fotografia che coincide con i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, che parla di circa 17mila infezioni da ectoparassiti (pidocchi, pulci e zecche) nei primi quattro mesi del 2026.

Gaza, forti raffiche di vento e pioggia: le immagini delle tende distrutte e allagate

Un’emergenza sanitaria collegata anche allo scarso ingresso di medicinali e prodotti per l’igiene. «I prodotti classificati come dual use dall’Idf, tra cui prodotti per l’igiene, per avere acqua pulita e strumenti per lo smaltimento delle acque reflue, sono completamente assenti. L’acqua scarseggia. E ora stiamo finendo il carburante. Senza veicoli, non possiamo raggiungere i nostri pazienti». Una concatenazione di eventi che, spiega Rami, rende la situazione ormai oltre il catastrofico.

I dati di Medici senza frontiere parlano di incremento di casi di malnutrizione ancora adesso, nonostante la tregua. Secondo l’ong, tra giugno 2025 e gennaio 2026 il 90% dei bambini generati da madri malnutrite è nato prematuro e l’84% presentava un basso peso alla nascita.

«I prezzi di beni di prima necessità sono saliti alle stelle. I più vulnerabili, gli anziani, i bambini ne stanno pagando le conseguenze. E soprattutto, i bombardamenti non sono cessati», continua Rami che sottolinea come «la maggior parte delle persone non può permettersi nulla».

Israele infatti impone divieti di ingresso molto stringenti sulla merce umanitaria. «C’è un bando alla merce considerata da Israele dual use, cioè di doppio utilizzo, ovvero che potrebbe essere usata anche per scopi terroristici. Purtroppo però la stessa merce entra attraverso i camion commerciali sui quali non viene svolto lo stesso tipo di rigido controllo a cui sono sottoposte le merci umanitarie», sostiene Silvia Mancini, responsabile degli affari umanitari di Msf.

Succede così che le ong sono costrette a comprare (e a caro prezzo) ciò che in realtà è rimasto fuori dai valichi. Un paradosso che si porta dietro anche una lunga scia di vittime. «Vedere un uomo morire per un diabete scompensato è qualcosa che ti ferisce profondamente», spiega Roberto Scaini che ha lasciato la Striscia a fine febbraio. Intanto a Gaza si consuma una nuova notte di veglia per evitare che i topi mordano i bambini. «Non vediamo la fine di questo incubo. Non riesco più neppure a descrivere le condizioni in cui viviamo», conclude Rami.

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