Detenzione domiciliare per i tossicodipendenti è legge, Nordio: 10mila fuori dalle carceri
Via libera definitivo della Camera al Ddl con 153 voti favorevoli, 42 contrari, e 82 astenuti. Soddisfazione della premier Giorgia Meloni
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La detenzione domiciliare per tossicodipendenti e alcoldipendenti è legge. La Camera, con 153 voti favorevoli, 42 contrari, e 82 astenuti, ha approvato in via definitiva il Ddl che consente ai detenuti tossicodipendenti di accedere alla detenzione domiciliare, prevedendo una modalità differenziata di esecuzione della pena, per coniugare meglio le esigenze di cura per chi è dipendente da sostanze.
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Il tetto di pena degli otto anni
La legge introduce, nel Testo unico sulle leggi in materia di stupefacenti (Dpr 309/1990), la «detenzione domiciliare in casi particolari». Presupposto per l’accesso è l’adesione a un programma terapeutico socio-riabilitativo residenziale o semiresidenziale. Una possibilità aperta a tutti i soggetti condannati a una pena detentiva, anche residua e congiunta a pena pecuniaria, non superiore a otto anni.
La maggioranza ha votato a favore, le opposizioni si sono astenute, concordando in linea di massima con il principio della legge ma sottolineando diverse criticità, fatta eccezione del Movimento 5 Stelle che si è schierato per il no insieme a Futuro nazionale di Vannacci.
Le reazioni
Valorizza l'effetto deflattivo del provvedimento Il ministro della Giustizia Carlo Nordio. “un provvedimento epocale perchè consente la detenzione alternativa di almeno 10mila persone, tossicodipendenti che hanno commesso reati e che noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare piuttosto che criminali da punire, anche se erano in fase di espiazione pena”. Il Gurdasigilli rispondendo al question time della Camera, affronta il tema piano carceri “il piano sta andando avanti secondo i piani prefissati: nei giorni scorsi abbiamo inauguarato un padiglione modello per il 41 bis nel Cagliaritano ed il commissiario all'edilizia carceraria sta portando avanti la costruzione di edifici per 10mila detenuti. Questo, insieme all'altro provvedimento, contribuirà ad una deflazione della popolazione carceraria”.
Esprime la sua soddisfazione la stessa premier Giorgia Meloni. «L’approvazione definitiva della legge che rafforza la concreta possibilità, per chi è stato condannato per reati commessi sulla spinta della tossicodipendenza, di affrontare un percorso di recupero in detenzione domiciliare in comunità - si legge in una nota di palazzo Chigi - invece che restare in carcere, quando la condanna non supera gli otto anni di reclusione» è «una vittoria su più fronti: per chi usufruirà di questa opportunità, in maniera per un verso più estesa, per altro verso più seria, rispetto alla legislazione finora in vigore; per la sicurezza di tutti, perché con un recupero verificato viene eliminata la molla che spinge una fascia di persone a tornare a delinquere; per la popolazione penitenziaria, che verrà alleggerita dalla presenza di chi sceglierà il percorso in comunità».







