Mercati

La finanza alternativa cresce in Italia: private debt, raccolta oltre 1 miliardo

Gli investimenti ammontano a 3,22 miliardi di euro, con un incremento del 43% - Cipolletta: «Il settore potrebbe crescere ancora molto, ma ha bisogno del supporto da parte delle istituzioni»

di Matteo Meneghello.

3' di lettura

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Il private debt italiano si lascia alle spalle un anno con numeri record (con una raccolta che supera per la prima volta il miliardo di euro e investimenti in aumento di quasi un miliardo) e si affaccia verso il futuro nella consapevolezza che, soprattutto in un quadro macroecomico in rapido deterioramento, la finanza alternativa per la crescita assumerà un ruolo ancora maggiore. «Negli ultimi 10 anni - ha detto ieri il presidente di Aifi, Innocenzo Cipolletta, presentando i dati del mercato, elaborati con Deloitte - il private debt ha saputo occupare un ruolo via via più strategico per le imprese che necessitano di debito per la crescita. I numeri record del 2022 - ha aggiunto - non sono però sufficienti in un settore che potrebbe crescere ancora molto, ma che per farlo ha bisogno di un supporto da parte delle istituzioni, soprattutto nella fase di fundraising».

La raccolta degli operatori di private debt attivi in Italia è cresciuta del 15% rispetto ai 987 milioni dell’anno precedente, attestandosi a 1.131 milioni: si tratta della cifra più alta mai raggiunta negli ultimi 10 anni, capace di raddoppiare in soli due anni. Il numero di operatori che hanno raccolto capitali però non è variato, e resta fermo a 11 unità; le fonti sono state per il 21% fondi pensione, per il 15% fondi istituzionali e per il 15% assicurazioni.

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«Il mercato del private debt è ancora piccolo ma si è affermato anche nel panorama italiano come asset class - ha commentato Anna Gervasoni, dg di Aifi -. Siamo stati capaci di attrarre fondi internazionali e speriamo che alcuni dei nostri operatori possa avere ambizioni paneuropee». Intanto, a partire dall’avvio del mercato nel 2013, sono stati 25 in tutto gli operatori che, suddivisi tra domestici e internazionali con un veicolo dedicato all’Italia, hanno raccolto capitali, per un totale di 5,4 miliardi, l’83% dei quali provenienti dall’Italia; sempre dal 2014, sono stati investiti in questo mercato 10,7 miliardi, grazie anche all’attività dei soggetti internazionali, a cui è imputabile il 75% di questo valore. «Negli ultimi 10 anni - ha spiegato Antonio Solinas, leader di Deloitte financial advisory - il mercato del private debt ha sostenuto ritmi di crescita estremamente importanti sia a livello nazionale che internazionale». Un percorso decennale, che ha ricordato ieri Corrado Passera, ministro dello Sviluppo all’epoca dell’avvio di questo mercato in Italia «è nato partendo da un bisogno vero, per poi andare a vedere il meglio nel mondo e infine coinvolgere le parti in causa. Con l’avvio del mercato del private debt in Italia abbiamo risposto a tutti questi tre punti».

Tornando ai numeri dell’anno scorso, gli investimenti del 2022 sono ammontati a 3,22 miliardi con un incremento del 43% sull’anno precedente che è stato influenzato da alcune operazioni a supporto di acquisizioni significative. Il numero di sottoscrizioni è stato pari a 262 (-7% rispetto alle 281 del 2021), distribuite su 133 società (141 nel 2021, -6%). Aumenta il peso delle operazioni di dimensioni rilevante: nel 2022 le realtà che hanno ricevuto almeno 100 milioni ciascuna sono state 8, per un ammontare di 1,727 miliardi, in crescita rispetto alle 5 del 2021, che avevano raccolto 1,127 miliardi. I finanziamenti hanno rappresentato il 59% dei casi, le sottoscrizioni di obbligazioni il 35% e gli strumenti ibridi il restante 6%: la durata media delle operazioni è di 5 anni e 8 mesi, mentre il tasso d’interesse medio è pari al 5,07%, con una variazione in aumento ancora però poco significativa rispetto alla media dei 9 anni precedenti (4,82%). Dal 2015 ad oggi, le società nel portafoglio dei soci Aifi che hanno effettuato rimborsi sono state 340, per un totale di 1,8 miliardi.

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