La grande ansia degli autovelox: tra ossessione per le multe e sicurezza
Il rapporto tra automobilisti e autovelox in Italia resta teso tra la burocrazia del nuovo decreto. In questo scenario si inserisce Tom by TomTom, un piccolo segnalatore tascabile che avvisa guidatori di velox e code senza distrarre con schermi o comandi vocali
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C’è una leggera ansia che accompagna da anni i viaggi di chiunque si metta al volante in Italia: il bip improvviso del navigatore, seguito da quella frenata istintiva che fa scendere di colpo la lancetta del tachimetro. È il riflesso condizionato dell’automobilista medio, un misto di ansia e fastidio. Perché ammettiamolo, il rapporto che abbiamo in questo Paese con i rilevatori di velocità è una specie di psicodramma nazionale che non accenna a placarsi. Da una parte c’è chi invoca la sicurezza stradale, sacrosanta e indiscutibile. Dall’altra, la netta sensazione diffusa tra milioni di guidatori che dietro quelle scatole colorate si nasconda spesso un modo fin troppo comodo per rimpinguare le casse dei Comuni.
Chiedilo al Sole
Oggi questo scontro eterno si arricchisce di nuovi capitoli, fatti di decreti ministeriali che promettono di fare ordine, sindaci in rivolta e l’arrivo di tecnologie che sembrano uscite da un film di fantascienza.
Il miraggio del “Decreto Autovelox”: ordine o solo fumo?
Se ne è parlato per mesi, quasi fosse la soluzione definitiva a tutti i mali stradali. Il tanto sbandierato decreto che avrebbe dovuto mettere un freno alla “selvaggia” installazione dei dispositivi ha finalmente cercato di dettare le regole del gioco. L’intenzione dichiarata era chiara: basta autovelox nascosti dietro le siepi o posizionati in punti dove il limite di velocità scende improvvisamente senza una reale giustificazione di sicurezza, magari solo per cogliere in fallo il guidatore distratto.
Sulla carta, le nuove norme impongono distanze minime, segnalazioni chiarissime e, soprattutto, l’obbligo di giustificare l’installazione basandosi sui dati reali degli incidenti in quel tratto specifico. Ma la realtà, come spesso accade quando si parla di burocrazia italiana, si è rivelata molto più intricata. Tra ricorsi, deroghe e l’immancabile rimpallo di responsabilità tra amministrazioni locali e prefetture, molti automobilisti continuano a sentirsi nel mirino. La sensazione è che si sia fatta tanta propaganda per poi cambiare pochissimo nei fatti concreti di tutti i giorni.
Mentre la politica discute sulle regole, la tecnologia corre veloce. Anzi, velocissima. Dimenticate i vecchi scatoloni grigi o i primi sistemi di tutor che controllavano solo la velocità media da un punto A a un punto B. I nuovi modelli che stanno popolando le nostre strade sono dei veri e propri concentrati di intelligenza artificiale applicata al controllo.







