La gratitudine come bussola: un percorso in cinque “P”
Può questo sentimento che Cicerone definiva come la madre di tutte le doti trasformarsi nella svolta per una rivoluzione sociale e individuale? Oscar di Montigny nel suo ultimo libro ci dice di sì e spiega come attraverso una serie di domande-chiave
di S.U.
3' di lettura
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La gratitudine scriveva Cicerone è il ricordo dei favori ricevuti e in quanto tale non è solo la massima virtù ma anche la madre di tutte le doti. Il filosofo latino, il maestro dell'oratoria, grande politico e acuto conoscitore degli uomini volgeva il suo sguardo, in questo caso, sulla sfera delle relazioni tra gli individui. Ma è possibile uno spostamento di questa virtù dal piano relazionale a quello della produzione, dall'aspetto emotivo a quello cognitivo? Al punto da rendere la gratitudine non solo la madre di tutte le doti ma anche il motore di un nuovo modello di società?
È questa la riflessione che compie Oscar di Montigny in Gratitudine.
La rivoluzione necessaria (sottotitolo La persona al centro, per un nuovo modello di società) testo, edito da Mondadori, che sarà in libreria da 12 maggio. Montigny che è scrittore, divulgatore e keynote speaker internazionale, ma anche Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer di Banca Mediolanum e Presidente di Flowe, società̀ benefit del Gruppo Mediolanum, realizza in queste pagine un passaggio interessante: mette a punto un nuovo modello di sviluppo e di convivenza globale e ne individua, nella gratitudine, la bussola. Creando allo stesso tempo uno sdoppiamento tra la dimensione degli uomini intima, personale, e quella sociale. Rendendo la gratitudine bussola di orientamento di entrambe le sfere: «La vera sfida della nostra vita, la nostra vocazione più intima e profonda, è il saperle dare una direzione», scrive.
La gratitudine è cioè per di Montigny l'unica strada «per-il-Bene di noi stessi, delle nostre aziende», ma anche degli altri intorno a noi e del mondo intero. E non solo, gratitudine significa anche comprendere il principio di quella che lui definisce l'Economia Sferica, cioè che l'amore per gli altri esseri umani è il più importante motore economico. «C'è da domandarsi, allora, se non abbiamo perso la consapevolezza del nostro
ruolo nel mondo, sottovalutando la nostra responsabilità individuale nei confronti del destino di tutta l'umanità», aggiunge.
Così gratitudine è coopetition: ovvero non abolire la competizione, «ma integrarla con la cooperazione per salvaguardare l'interesse generale».
Gratitudine è innovability: ovvero «non perseguire l'innovazione tout court, ma legarla indissolubilmente alla sostenibilità, perché non c'è futuro possibile se non riduciamo il nostro impatto sul mondo e non riorientiamo ogni singola nostra azione al Bene collettivo».
Per farlo, secondo di Montigny sono cinque i nuclei tematici da affrontare - le cinque P - che poi sono anche domande a cui rispondere, nella doppia versione, pubblica-privata. Cominciamo dal prima: Peace, che ci pone due quesiti: come possiamo riappropriarci della consapevolezza di essere il Popolo di questo Pianeta? Ed ancora: nella nostra sfera di influenza, chi/cosa vogliamo quotidianamente essere, davvero, come insieme? La risposta? L'educazione, nel senso di education, che è l'unica arma contro le disuguaglianze, in grado di lavorare sulla consapevolezza civile.







