Guerra ibrida

Lituania prolunga la chiusura del confine con la Bielorussia, la Ue: basta attacchi o reagiremo

Lukashenko ha risposto alla chiusura dei confini con tono sprezzante: «È una truffa folle, quella dei palloni aerostatici è una scusa assurda perfino per un piccolo paese come la Lituania»

di Antonio Talia

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La Lituania chiude gli ultimi due valichi di frontiera con la Bielorussia almeno fino al prossimo 30 novembre dopo una chiusura temporanea decisa nei giorni scorsi. Il governo di Vilnius ha comunicato la misura questa mattina in risposta alle recenti violazioni del suo spazio aereo, attribuite al regime di Alexander Lukashenko.

Solamente nello scorso fine settimana, il traffico di Vilnius e Kaunas - i due principali aeroporti lituani- è stato interrotto per tre volte, provocando la cancellazione o la deviazione di 112 voli e difficoltà a oltre 16mila passeggeri: i blocchi sono stati provocati da decine di palloni aerostatici, dispositivi abitualmente impiegati dai trafficanti di sigarette bielorussi che – come abbiamo raccontato nella seconda puntata del nostro speciale – si sono trasformati in uno strumento per continue azioni di disturbo.

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«I palloni aerostatici sono una forma di attacco ibrido - aveva dichiarato lunedì la premier lituana Inga Ruginiené – e inizieremo ad abbatterli».

Lukashenko ha risposto alla chiusura dei confini con tono sprezzante: «È una truffa folle, quella dei palloni aerostatici è una scusa assurda perfino per un piccolo paese come la Lituania». Lukashenko ha poi accusato Vilnius – che dal 2020 ospita i principali oppositori del regime come Svetlana Tsikhanouskaya – di aver lanciato una guerra ibrida contro la Bielorussia «per ostacolare le esportazioni cinesi» verso occidente.

Da Bruxelles arriva però la reazione dell’Unione europea: «Questi palloni non sono semplici strumenti di contrabbando, ma si verificano nel contesto di una più ampia campagna ibrida mirata, insieme ad altre azioni che includono anche il traffico di migranti sponsorizzato dallo Stato», si legge in una nota a nome dei Ventisette stilata dall’Alta Rappresentante per la Politica Estera Kaja Kallas. «Non tollereremo alcuna campagna ibrida diretta contro l’Ue o uno qualsiasi dei suoi Stati membri. Sono state imposte sanzioni al regime bielorusso, e l’Ue è pronta ad adottare ulteriori misure appropriate qualora tali azioni dovessero continuare».

La Lituania, intanto, si riserva anche di invocare l’articolo 4 della Nato – una richiesta di consultazioni che ogni membro dell’Alleanza Atlantica può avanzare in caso di minacce alla propria sicurezza: se Vilnius prendesse questa decisione, si tratterebbe della terza volta nell’arco di due mesi, dopo le domande di Estonia e Polonia legate rispettivamente alle violazioni di jet e droni russi avvenute nel settembre scorso.

Prima di allora, in 76 anni di storia della Nato, queste riunioni si erano tenute solo in altre sette occasioni.

Ma i segnali di un innalzamento della tensione sono sempre più numerosi, e non riguardano solo le nazioni più esposte del fianco est dell’Unione europea.

Ieri due aerei polacchi hanno intercettato un Ilyushin Il-20, un aereo da ricognizione russo che volava con il transponder spento sopra il Mar Baltico, e lo hanno scortato fuori dallo spazio aereo internazionale.

In Belgio, il ministro della Difesa Theo Francken ha annunciato oggi l’apertura di un’inchiesta sui droni di provenienza non identificata che nelle notti tra domenica e martedì hanno sorvolato la base militare di Marche-en- Famenne, il secondo caso del genere avvenuto nei dintorni di Bruxelles in un mese. «Non era opera di dilettanti, ma di piloti esperti», ha dichiarato Francken.

Il Belgio era stato colpito lievemente anche dalle ondate di droni non identificati che all’inizio di settembre avevano paralizzato il traffico aereo degli aeroporti di Copenaghen, Monaco di Baviera, Oslo ed erano stati individuati nei cieli di varie installazioni militari scandinave.

Pochi giorni dopo gli incidenti di Copenaghen, la marina militare francese aveva abbordato la Boracay, una petroliera della flotta fantasma russa sospettata di aver fornito la rampa di lancio ai droni misteriosi.

E proprio la Francia, infine, si ritrova in prima linea su un altro fronte della guerra ibrida, quello psicologico: è iniziato oggi a Parigi il processo a carico di tre cittadini bulgari, accusati di aver deturpato il Memoriale dello Shoah nel maggio del 2024 per conto di agenti del GRU, il servizio segreto militare russo.

Un’azione identica e speculare a quella del settembre scorso, quando teste di maiale e scritte ingiuriose sono comparse nei pressi di undici moschee dell’Île-de-France, piazzate ad arte da un gruppo di cittadini serbi che secondo la procura parigina sarebbero stati manovrati dall’intelligence di Mosca in un piano di destabilizzazione per esasperare le divisioni interne della società francese.

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