Orticaria cronica spontanea

La malattia invisibile che pesa sulla qualità della vita

Non è un semplice problema della pelle: in realtà è una patologia cronica complessa, sostenuta da meccanismi immunologici. Ridurre i ritardi sulle diagnosi

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Si stima che l’orticaria cronica spontanea interessi circa l’1% della popolazione mondiale e quasi lo 0,8% di quella italiana. Non è quindi una malattia rara. Eppure continua a essere poco conosciuta e, spesso, sottovalutata. Chi non l’ha mai sperimentata tende a considerarla un semplice problema della pelle. In realtà è una patologia cronica complessa, sostenuta da meccanismi immunologici, che può compromettere profondamente la qualità della vita.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I sintomi della patologia

Si manifesta con pomfi, prurito intenso e, in molti casi, angioedema. I sintomi persistono per oltre sei settimane e possono accompagnare la persona per mesi o anni. Soprattutto, arrivano senza preavviso. È questa imprevedibilità che rende la malattia così difficile da affrontare: non sapere quando compariranno le lesioni, quanto dureranno, se sarà possibile dormire, lavorare, uscire o rispettare un impegno preso.

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Nel mio ruolo di Presidente di ARCO – Associazione per la Ricerca e Cura dell’Orticaria – ho avuto l’opportunità di ascoltare le storie di molte persone che convivono con questa malattia. Raramente iniziano il loro racconto descrivendo solo i pomfi. Parlano piuttosto delle notti trascorse senza dormire, delle giornate di lavoro affrontate con fatica, dell’imbarazzo quando le lesioni compaiono improvvisamente sul volto o sulle mani. Raccontano la rinuncia a un viaggio, la paura che un episodio di angioedema possa verificarsi lontano da casa, la difficoltà di spiegare che quella malattia non è contagiosa.

Restituire equilibrio ai pazienti

Sono racconti diversi, ma restituiscono la stessa immagine: quella di una patologia che entra nella quotidianità e ne modifica profondamente gli equilibri. La qualità della vita è oggi uno degli indicatori più importanti anche nella valutazione dell’efficacia delle cure. Controllare la malattia significa restituire alle persone la possibilità di lavorare, studiare, dormire, viaggiare e coltivare relazioni senza che il prurito e l’incertezza condizionino ogni scelta.

La letteratura scientifica conferma ciò che noi pazienti riportiamo da tempo: l’impatto dell’orticaria cronica spontanea é senza dubbio rilevante sul benessere psicologico, sulla produttività lavorativa e sulla partecipazione alla vita sociale. Non riguarda quindi soltanto chi ne soffre, ma anche la famiglia, l’ambiente di lavoro e, più in generale, la collettività.

I progressi della ricerca

Negli ultimi anni la ricerca ha cambiato profondamente la nostra conoscenza della malattia. Sappiamo che non è la conseguenza di un’allergia alimentare o ambientale, come ancora molti pensano. Conosciamo meglio i meccanismi che la determinano e disponiamo di percorsi diagnostici e terapeutici che consentono di ottenere un controllo efficace dei sintomi nella grande maggioranza dei pazienti.

Eppure, il ritardo diagnostico rimane una realtà. Molte persone arrivano al centro specialistico dopo avere consultato diversi professionisti e avere eseguito accertamenti non sempre necessari. In questo percorso si accumulano tempo, frustrazione e sofferenza, mentre la qualità della vita continua a peggiorare. Ridurre questo ritardo significa offrire ai pazienti la possibilità di accedere prima alle cure appropriate e di recuperare più rapidamente una vita il più possibile normale.

Così Arco favorisce il dialogo

Come ARCO lavoriamo ogni giorno per promuovere la conoscenza dell’orticaria cronica spontanea, favorire il dialogo tra pazienti, medici, ricercatori e istituzioni e contribuire a diffondere informazioni corrette. In questi anni, ascoltando i pazienti e le loro famiglie, ho capito che il primo bisogno è sentirsi riconosciuti e presi sul serio. Ricevere una diagnosi corretta e sapere che oggi la malattia può essere controllata cambia il modo di guardare al futuro.

La ricerca ha aperto prospettive che fino a pochi anni fa sembravano difficilmente immaginabili. La sfida, ora, è fare in modo che queste opportunità raggiungano tutti i pazienti, senza differenze legate al luogo in cui vivono o al percorso che affrontano prima della diagnosi. Perché convivere con un’orticaria cronica spontanea non controllata non significa soltanto avere pomfi o prurito: significa rinunciare, ogni giorno, a una parte della propria libertà. Restituire quella libertà è il risultato più importante che la cura possa offrire.

*Presidente e fondatrice ARCO, Associazione per la Ricerca e Cura dell’Orticaria

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