La mappa dei progetti del Piano Mattei
Presentata la terza relazione. Il sistema conta sei riunioni della cabina di regia, 18 nazioni partner e 15 interventi deliberati per il fondo italiano clima per un importo di circa 1,2 miliardi di euro. La dotazione iniziale di 5,5 miliardi ha consentito non solo il raddoppio del numero dei partner (da 9 a 18), ma anche la messa a terra di 76 progetti
di 24Ore NextMed
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Il termine cooperazione lascia sempre più spazio a un altro sostantivo: partenariato. Prima del 2024, dei circa 4 miliardi annui stanziati per la cooperazione con il Sud Globale, il 75% veniva erogato tramite modelli multilaterali, circuitati attraverso enti internazionali o l’Unione europea. Solo il rimanente prendeva canali bilaterali. Con l’avvio del Piano Mattei nel 2024 le proporzioni sono state di fatto invertite, con un sostanziale vantaggio. Cioè, la possibilità di costruire rapporti di lungo termine e di natura maggiormente finanziaria e infrastrutturale. Adesso il modello si è consolidato e guarda a un continente che cresce del 4%, detiene il 30% delle riserve minerarie globali e cresce demograficamente a livelli record. «Oggi il Piano Mattei - riconosciuto come iniziativa di respiro europeo e internazionale - è una strategia pienamente operativa che sta producendo risultati tangibili», ha dichiarato il presidente Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione della presentazione della terza relazione del Piano Mattei. «Insieme ai nostri partner africani abbiamo avviato in questi anni più di 70 progetti, grazie ad una solida architettura finanziaria che sta mobilitando risorse pubbliche e private. L’Italia continuerà a lavorare in questa direzione, per consolidare questa prospettiva e dare sempre più forza al modello di cooperazione che abbiamo in mente: una collaborazione da pari a pari, fondata sul rispetto, sulla fiducia reciproca, sullo sviluppo condiviso». Il Piano a oggi conta sei riunioni della cabina di regia, 18 nazioni partner e 15 interventi deliberati per il fondo italiano clima per un importo di circa 1,2 miliardi di euro. La dotazione iniziale di 5,5 miliardi ha consentito non solo il raddoppio del numero dei partner (da 9 a 18), ma anche la messa a terra di 76 progetti. Spalmati tra Algeria, Congo, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Marocco, Mozambico, Tunisia. Con l’aggiunta nel 2025 di Angola, Ghana, Mauritania, Senegal, Tanzania e, nel semestre di quest’anno, di Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia. Il tutto su sei direttrici di consolidamento che mirano a sviluppare l’accesso all’acqua, agricoltura e pesca, energia, infrastrutture fisiche e digitali, istruzione e salute.
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L’acqua
Secondo le stime di Banca Mondiale solamente il 68% della popolazione (840 milioni di persone) ha accesso a servizi idrici di base e la percentuale arriva al 53% nelle aree rurali. Nella sola Africa orientale e australe circa 281 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile e circa 476 milioni non dispongono di servizi igienici di base. Gli interventi infrastrutturali del Piano Mattei riguardano tutto il ciclo idrico, dall’approvvigionamento alla sua depurazione, distribuzione e riutilizzo, in particolare attraverso l’avvio di attività di progettazione, costruzione, gestione e manutenzione di infrastrutture idrauliche complesse e di impianti di depurazione e controllo della qualità dell’acqua. La quinta riunione della Cabina di regia ha individuato la gestione delle risorse idriche come priorità tematica per il 2026, in piena coerenza con la scelta dell’Unione Africana, che ha designato tale settore come asse continentale dell’anno. Sul piano degli interventi concreti, la direttrice acqua ha registrato nel 2025 alcune delle operazioni più significative. In Marocco, il Fondo Italiano per il Clima ha deliberato nel settembre 2025 un finanziamento da 100 milioni di euro a sostegno della Strategia Nazionale dell’Acqua, inserito in un programma complessivo da 347,3 milioni co-finanziato dall’Agenzia di Sviluppo francese (AFD), dalla Banca di Sviluppo tedesca (KfW) e dall’UE. Il Marocco è tra le Nazioni con la minore disponibilità di acqua dolce al mondo e il suo Piano Nazionale delle Acque 2020-2050 prevede investimenti complessivi per 38 miliardi di euro. In Tunisia, dove il livello di stress idrico ha già raggiunto il 98% e le stime al 2050 indicano un deficit idrico destinato a superare le risorse idriche rinnovabili disponibili del 28%, il Fondo Italiano per il Clima ha deliberato nell’aprile 2026 un finanziamento fino a 250 milioni di euro nell’ambito del progetto TANIT - TANdem Italo-Tunisino. L’iniziativa è finalizzata al riutilizzo delle acque reflue trattate per l’irrigazione dei terreni agricoli demaniali dell’Office des Terres Domaniales, per cinque impianti di trattamento nelle aree di Tunisi Nord, Tunisi Sud, Sousse Enfidha e Sfax, con i primi appezzamenti irrigati previsti entro tre anni dall’avvio dei cantieri. Nella Repubblica del Congo, è in corso, nel quadro del programma Pista (Platform for Investment Support and Technical Assistance) finanziato dal Mase, lo studio di fattibilità tecnico-economica del progetto di miglioramento e rafforzamento dell’approvvigionamento idrico potabile per la città di Brazzaville, affidato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) al consorzio guidato da Acea. Un intervento che prevede infrastrutture per la produzione e distribuzione dell’acqua e un impianto fotovoltaico per l’autosufficienza energetica dell’infrastruttura con un impatto stimato su oltre un milione di cittadini di Brazzaville.
L’agricoltura
Secondo il rapporto State of Food Insecurity 2024, oltre 280 milioni di persone in Africa soffrono di sottoalimentazione cronica e oltre il 95% dell’agricoltura africana dipende ancora dalle precipitazioni stagionali, rendendo il settore estremamente vulnerabile a siccità, alluvioni e cambiamenti climatici. Come indicato dalla Banca Mondiale, la resa media dei cereali nell’Africa subsahariana è inferiore a 1,8 tonnellate per ettaro, meno della metà della media mondiale. Anche le infrastrutture rurali insufficienti costituiscono un ostacolo significativo, molti piccoli agricoltori non hanno accesso adeguato a strade, sistemi di stoccaggio refrigerato e mercati regionali, causando elevate perdite post-raccolto che in alcune Nazioni superano il 30% della produzione alimentare. In tale quadro, le iniziative del Piano Mattei sostengono la transizione da forme di agricoltura di sussistenza a tecniche più efficienti e redditizie, la costruzione di partenariati paritari con aziende e centri di ricerca italiani di eccellenza, lo sviluppo di filiere locali, la promozione di competenze e occupazione per i giovani e l’introduzione di innovazioni tecnologiche per aumentare la resa delle colture e la loro resistenza ai cambiamenti climatici. Il portafoglio di interventi in questo settore è tra i più articolati. In Algeria, Bonifiche Ferraresi ha ottenuto in concessione 36.000 ettari nella Wilaya di Timimoun per la realizzazione di una filiera integrata seme-prodotto finito. La prima semina è avvenuta nell’ottobre 2024 e sono già operativi i sistemi irrigui tramite pozzi e pivot. Si tratta del più importante investimento italiano in un progetto di agricoltura rigenerativa ad alta tecnologia nell’area del Mediterraneo del Sud. In Costa d’Avorio, il Fondo Italiano per il Clima ha deliberato nel luglio 2025 un finanziamento da 100 milioni di euro per il progetto Polo Agro-Industriale nel Nord-Est, cofinanziato da IFAD e dalla Banca Africana di Sviluppo, che mira a migliorare la produttività e la capacità di trasformazione dei prodotti agricoli nel distretto di Zanzan attraverso infrastrutture resilienti al clima, tecniche irrigue efficienti e pratiche di agricoltura climate-smart a beneficio dei piccoli produttori. In Senegal, il Fondo Italiano per il Clima ha deliberato un finanziamento da 90 milioni di euro in co-finanziamento con IFAD per il progetto “Support to Food Sovereignty in Senegal Project” (SFSP), che estenderà l’iniziativa dell’Agenzia delle Nazioni Unite a sette nuove regioni senegalesi con interventi su gestione integrata delle acque sotterranee, diversificazione delle colture resilienti al clima e sicurezza alimentare familiare con focus su donne e giovani, a beneficio di circa 150.000 famiglie. Infine, il Programma Terra, promosso da CDP, UE e FAO con una garanzia Ue di 109,5 milioni di euro, migliora l’accesso al credito per le micro, piccole e medie imprese del settore agroalimentare attraverso linee di credito veicolate da istituzioni finanziarie locali. Ad oggi sono stati concessi crediti per 21 milioni di euro in favore di PMI africane.
L’energia
Secondo un rapporto elaborato dalle Nazioni Unite, l’Agenzia Internazionale per l’Energia e Banca Mondiale, in collaborazione con altri organismi internazionali, oltre 660 milioni di persone nel mondo non hanno ancora accesso all’elettricità e la maggior parte di loro vive nell’Africa subsahariana. In 18 delle 20 Nazioni con il maggiore deficit energetico globale si registra una forte carenza di infrastrutture elettriche, aggravata dalla crescita demografica e dalla limitata capacità di investimento pubblico. Per sostenere la transizione energetica africana, la Banca Mondiale, in partenariato con la Banca Africana di Sviluppo, ha lanciato il programma Mission 300, che punta a mobilitare circa 90 miliardi di dollari tra fondi pubblici e privati per garantire l’accesso all’elettricità a 300 milioni di africani entro il 2030. L’Italia partecipa all’iniziativa attraverso un finanziamento da 150 milioni di euro del Fondo Italiano per il Clima a favore del progetto “National Electricity Digitalisation and Access” in Costa d’Avorio. In Mozambico, grazie a un finanziamento del Fondo Clima da 100 milioni di euro, l’Italia sostiene il programma Ascent della Banca Mondiale, che finanzierà sistemi rinnovabili offgrid per un milione di famiglie (circa 4,5 milioni di persone) entro il 2030 nelle aree rurali più remote, con 250 strutture sanitarie elettrificate. Analogamente, nella Repubblica del Congo, il Piano Mattei partecipa, con un finanziamento fino a 100 milioni di euro, al progetto Pasel (Projet d’Amélioration des Services d’Électricité), elaborato dalla Banca Mondiale su richiesta del governo locale, con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’accesso all’elettricità attraverso il rafforzamento delle reti di trasmissione e distribuzione e la riduzione degli sprechi energetici. In quella Nazione dove il 50% della popolazione non ha accesso all’energia elettrica l’impatto è sostanziale. In kenya nel gennaio 2025 l’Italia ha erogato i primi 100 milioni dei 150 milioni totali del finanziamento policy-based. Tale operazione si somma ai 75 milioni di dollari (su un pacchetto complessivo da 210 milioni predisposto da International Finance Corporation) destinati dal Fondo Clima alla costruzione e alla gestione da parte di ENI Kenya di impianti di produzione di olio vegetale e valorizzazione dei sottoprodotti di estrazione (gli Agri Hub), con l’obiettivo di sostenere la produzione di biocarburanti avanzati da materie prime coltivate su terreni degradati che ha già coinvolto circa 140.000 agricoltori. Sullo sfondo – si legge nella relazione - resta fermo l’impegno della Strategia italiana a sostegno del progetto del cavo Elmed tra Italia e Tunisia, nonché la centralità della formazione, ad esempio nel campo della transizione energetica con l’iniziativa avviata da Fondazione ENEL in collaborazione con Res4Africa in Marocco, Kenya e Sudafrica.
Le infrastrutture
Oltre al mancato accesso all’energia elettrica di oltre 600 milioni di persone, secondo il rapporto Africa’s Development Dynamics 2025, persistono forti divari tra aree urbane e rurali nell’accesso a strade asfaltate, reti idriche ed energia. I divari più marcati riguardano acqua ed elettricità, con differenze superiori a 45-50 punti percentuali tra città e campagne. L’accesso a Internet è garantito solo al 41% della popolazione (al di sotto della media mondiale), mentre vaste aree rurali restano escluse dalla connettività. L’intero continente, infine, ha accesso a meno del 2% della capacità mondiale dei data center, un limite importante per lo sviluppo dell’economia digitale e dell’Intelligenza Artificiale. Sul versante delle infrastrutture fisiche, il Corridoio di Lobito rappresenta l’iniziativa di maggiore portata strategica, che vede l’Italia quale unica Nazione europea, insieme agli Stati Uniti, all’Unione Europea e alle Nazioni africane coinvolte, a essere ricompresa nel Memorandum d’intesa costitutivo del progetto. Contestualmente, le tre istituzioni hanno sottoscritto la Lobito Declaration, che impegna le parti a individuare nuove opportunità di finanziamento connesse allo sviluppo del corridoio e a organizzare eventi di matchmaking tra sponsor locali e settore privato italiano. Il Fondo Italiano per il Clima ha inoltre deliberato nell’agosto 2025 un primo investimento di 35 milioni di dollari in equity nel fondo ICRF (Infrastructure Climate Resilient Fund) gestito da AFC Capital Partners, che ha in cantiere lo sviluppo della rete ferroviaria «Lobito II» per collegare lo Zambia all’Angola. A livello continentale, il Fondo Italiano per il Clima partecipa con 137 milioni di euro allo Special Fund gestito dalla Banca Africana di Sviluppo nell’ambito del Rome Process Financing Facility - di cui 100 milioni dal FIC, 10 dalla Cooperazione allo Sviluppo e 27 dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica - che nel 2025 ha finanziato 5 progetti per 29 milioni di euro, con 11 progetti previsti nel 2026 per 96 milioni, molti dei quali nel settore delle infrastrutture. Sul versante delle infrastrutture e dell’innovazione digitale, l’AI Hub for Sustainable Development, istituito nell’ambito della Presidenza italiana del G7, è finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) con 14,9 milioni di euro su tre anni e attuato con il supporto tecnico di UNDP. Dal lancio del 20 giugno 2025, l’Hub è passato dalla fase di co-progettazione all’attuazione operativa, registrando 376 manifestazioni di interesse per il Compute & Talent e 135 candidature per l’AI Infrastructure Builder Programme. In tale quadro si inseriscono il programma Cyber4Africa, sviluppato con Cyber 4.0 e Cisco Kenya, le collaborazioni con l’Agenzia Spaziale Italiana e i 7 partenariati industriali e scientifici formalizzati nel giugno 2026 presso il Tecnopolo DAMA di Bologna. Entro il 2028, l’iniziativa punta a sostenere fino a 15 programmi di accelerazione, raggiungere migliaia innovatori e micro, piccole e medie imprese, facilitare partenariati e promuovere progetti di investimento. In Ghana, l’intervento si concentra sul rafforzamento dell’ecosistema dell’innovazione digitale, sullo sviluppo di soluzioni agritech e sulla promozione delle competenze digitali e imprenditoriali, con particolare attenzione ai giovani e alle startup. In Costa d’Avorio, il programma sostiene tre iniziative strategiche: la creazione di un AI & Data Innovation Hub presso l’Università Félix Houphouët-Boigny di Bingerville. La Terna Innovation Zone Tunisia - inaugurata il 29 gennaio 2025 - opera su tre pilastri: formazione energetica universitaria, ecosistema startup e cooperazione tecnica con la Società Tunisina dell’Elettricità e del Gas per la sicurezza sul lavoro e i lavori sotto tensione, nell’ambito del progetto Elmed.

