L’iniziativa del Governo

La mezza falsa partenza del Fondo nazionale strategico

Gli investitori istituzionali hanno accolto con meno entusiasmo del previsto il modello di partenariato pubblico-privato

di Gianfranco Ursino

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È calato il sipario sul Salone del Risparmio 2026 organizzato in settimana a Milano da Assogestioni. Una edizione che ha posto al centro del dibattito, in particolare, il tema dei private asset come driver per l’industria del risparmio gestito tricolore.

Gestori, reti distributive e authority hanno avuto modo di confrontarsi in ben 16 conferenze che avevano come leitmotiv il ruolo dei mercati privati per supportare l’economia reale, con istituzioni, asset manager e investitori istituzionali che devono ognuno fare la propria parte. Ma come ha sottolineato la presidente di Assogestioni, Maria Luisa Gota, già nella plenaria di apertura dell’evento, c’è da attendersi un maggior contributo da parte di casse di previdenza, fondi pensione, banche e compagnie di assicurazione, dopo la mezza falsa partenza del Fondo Nazionale Strategico (Fns) promosso dal Governo e operativo dal 2025 sotto l’egida di Cassa depositi e prestiti.

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Nel corso del suo intervento la presidente di Assogestioni ha lanciato una frecciata agli investitori istituzionali «che hanno accolto con meno entusiasmo del previsto questa iniziativa modello di partenariato pubblico-privato, dove Cdp coinveste nelle piccole e medie imprese negoziate a Piazza Affari. Molti investitori hanno espresso dubbi sulla stranezza di un fondo chiuso su un listino quotato, ma noi operatori riteniamo che sia lo strumento più efficace per gestire quel livello di liquidità con ticket da istituzionali».

A fine marzo - secondo la ricostruzione realizzata da Plus24 - i fondi già operativi che hanno chiuso il primo closing erano sei (Generali, Eurizon, Amundi, Miria, Arca e Anima) con una raccolta globale di circa 500 milioni: 57% da investitori privati e il restante 43% da Cdp.

Ma la potenza di fuoco deve essere ben superiore per sostenere le Pmi del tessuto produttivo italiano che hanno intrapreso la strada della Borsa. Altre case di investimento hanno completato o sono in via di conclusione della procedura autorizzativa dei loro fondi (AcomeA, Algebris, Azimut, Euita, Ersel, Quaestio-Banor e Anthilia). I gestori quindi si sono attivati. Adesso devono fare un passo più deciso in avanti in tale direzione i cosiddetti investitori pazienti, che hanno un orizzonte di lungo termine e possono favorire lo sviluppo dei mercati finanziari a supporto della crescita.

Come emerge dall’analisi dei bilanci 2025 appena approvati, le casse di previdenza negli ultimi anni hanno già diversificato i loro portafogli di investimento in maniera più o meno decisa nei private asset. Diversi enti pensione dei professioni hanno già deliberato e formalizzato i loro impegni di investire in uno o più fondi agganciati al Fns. Adesso il mercato attende anche gli altri investitori istituzionali. Arriveranno?

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