Il panel

La Nobel Karman: «Contro i predatori servono regole»

Magnani: Trump sta cedendo alla Cina il ruolo di Paese moderato. Padre Fortunato: alt alla strumentalizzazione della religione

Riccardo Barlaam

L’era dei predatori

Nella foto: Tawakkol Karman

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«Stiamo vivendo in un’era di predatori. In politica, economia, nel mondo digitale. È come una giungla, ma noi non siamo animali. Siamo esseri umani che devono costruire rispetto, devono aiutarsi gli uni con gli altri e creare un mondo diverso». Tawakkol Karman ha vinto il Nobel per la Pace nel 2011. Giornalista, attivista democratica, guidò la rivolta degli studenti nello Yemen in quella che fu ribattezzata la “Rivoluzione dei gelsomini” che costrinse il presidente Ali Abulah Saleh, dal 1990 alla guida di un regime corrotto, dominato da crisi economica e repressione politica, a lasciare il potere. Da allora la situazione è precipitata in una guerra civile senza fine. Con da una parte i ribelli sciiti Houthi, sostenuti dall’Iran, che hanno conquistato l’area della capitale. E dall’altra una coalizione internazionale di nove stati, perlopiù sunniti, guidati dall’Arabia Saudita. Una guerra dimenticata nel Medio Oriente infuocato, con oltre 150mila vittime, tra cui 20mila vittime civili.

La Nobel per la Pace è intervenuta in un panel intitolato “L’era dei predatori”, con Mario Capanna, Pietro Modiano, padre Fortunato e Marco Magnani.

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«I politici e i dittatori - spiega Karman - usano le religioni per fomentare l’odio tra le persone e giustificare le loro guerre. Ed è per questo che dovremmo davvero essere grati a Papa Leone quando ha risposto a Trump dicendo che no, questo non è il cristianesimo che è una religione di pace». La stessa cosa succede con l’Islam e l’ebraismo radicale.

In questi primi 17 mesi della seconda presidenza di Donald Trump il mondo vive nel segno della più grande incertezza. Il presidente americano - afferma l’economista Marco Magnani - con la sua politica aggressiva sta cedendo alla Cina il ruolo di Paese moderato, la potenza che cerca di mediare, almeno a parole nelle guerre. Xi, Trump, Putin: siamo entrati in un mondo che io chiamo “mondo muscolare” nel quale vince il più forte e dove non vince più la diplomazia».

Nell’America di Trump la religione viene strumentalizzata per fini politici, come forse non si vedeva dal Medio Evo. «Sul dollaro - ricorda Padre Fortunato - c’è scritta una frase “In God we trust”. Questa la dice lunga sulla commistione tra religione e potere negli Usa ma anche da noi c’era chi mostrava il tao francescano nei comizi. Di fronte a tutto questo io ricordo gli incontri di Assisi, quando i Papi hanno sempre detto chiaramente che la vera religione non accende l’odio e la divisione».

Come il mondo finanziario reagisce a questi continui stop and go del presidente americano? «La finanza - dice il banchiere Pietro Modiano - ama la stabilità, l’incertezza misurabile, i rischi che possono essere coperti da strumenti finanziari, odia l’instabilità e l’arbitrio dei predatori su cui non si possono costruire strategie finanziarie, bisogna agire di rimessa». Insomma era meglio la globalizzazione degli anni Novanta: crescita senza guerre. «Se vediamo le statistiche, alla vigilia della grande crisi finanziaria, fra il 2005 e 2004, il numero di conflitti di morti per guerra sono stati i più bassi dal secondo dopoguerra».

È stato ricordato che nell’America del presidente miliardario un solo uomo, Elon Musk, possiede più ricchezza del 52% delle famiglie americane più povere. E l’élite degli oligarchi tech americani sono 10 persone che hanno in mano 2.300 miliardi di dollari di ricchezza. Sono 10 persone, non sono 10 società. E sono a capo delle piattaforme con cui navighiamo su Internet, comunichiamo tramite email, facciamo transazioni finanziarie. Conoscono tutto di noi, tutti i nostri dati personali. Hanno in mano il mondo e hanno una lobby così potente che finanziano repubblicani e democratici. Così chi sale alla Casa Bianca in qualche modo deve assecondare quello che loro pensano.

«Il mondo - nota Capanna - sta bruciando per i mutamenti climatici dei quali non si parla più. Brucia per la ripresa spasmodica della corsa agli armamenti. Abbiamo le scuole e la sanità nel nostro Paese che fanno acqua ma… armi, armi e armi. Brucia per la società dell’1%: significa che quattro nababbi, l’% della popolazione, controllano ricchezze superiori a quelle del 99 per cento. Allora si capisce l’affermazione di Papa Francesco, “Questa economia basata sul profitto uccide”. Il male originario dei predatori è il profitto senza limiti. Abbiamo la capacità di sostituire al profitto il concetto dell’equo guadagno?».

«Quando Capanna parla del profitto - conclude Modiano - ha ragione. Perché lui non ha demonizzato il profitto in sé ma ha introdotto un concetto che è il giusto profitto. Il giusto profitto non è estraneo alle logiche del mercato. Alla fine degli anni 70 negli Usa l’aliquota massima per i più ricchi era sopra il 90%. Quindi se tu guadagnavi più del necessario venivi “espropriato”. Questa è la logica del capitalismo del Dopoguerra. In Italia la Riforma Visentini del 1971 prevedeva un’aliquota massima del 71 per cento. Tutto quello che andava oltre una certa quantità di quattrini veniva sostanzialmente espropriato. Ed era il periodo in cui le economie occidentali andavano meglio. Quello che stiamo vivendo oggi è un inedito, è una deriva del sistema capitalistico e di mercato che va assolutamente corretta con delle regole».

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