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La passione per fiori e piante in mostra all’Ashmolean Museum

L’esposizione “In Bloom: How Plants Changed Our World” è visitabile fino al 16 agosto

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Scienza e ossessione, bellezza e mistero: la passione per piante e fiori ha radici antiche e una storia sorprendente che viene raccontata in ‘In Bloom’, una mostra all’Ashmolean Museum di Oxford dall’eloquente sottotitolo “come le piante hanno cambiato il nostro mondo.”

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’Ashmolean, il museo dell’Università di Oxford, deve la sua esistenza a due giardinieri reali intrepidi e pioneristici, John Tradescant padre e figlio, che nel Seicento hanno viaggiato in lungo e in largo per l’Europa, la Russia e l’America alla ricercar di piante, semi, esemplari rari o sconosciuti che hanno poi riportato e piantato in Inghilterra. I loro tesori sono diventati poi la prima collezione del museo e hanno posto le basi per gli studi condotti dal Physic Garden dell’Università, fondato nel 1621, il più antico giardino botanico in Gran Bretagna.

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Oltre cento opere in mostra

La storia parte proprio dal Seicento, epoca in cui le piante sono state ricercate, studiate, catalogate e scambiate, e naturalmente disegnate e dipinte. Le oltre cento opere in mostra, alcune estremamente rare, raccontano la storia della scienza botanica ma anche la ricerca della bellezza e del mistero racchiuso in ogni esemplare creato dalla natura.

A Oxford la storia di come piante e fiori hanno cambiato il mondo

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I tulipani

La storia delle piante è quindi anche la storia degli uomini e delle loro ossessioni: una sala della mostra è dedicata alla “mania dei tulipani” nell’Olanda intorno al 1630, una bolla speculativa che ha portato il prezzo di un bulbo del fiore, proveniente dalla Corte Ottomana, a equivalere al costo di una casa su uno dei canali di Amsterdam.

Carl Linnaeus

Nel Settecento poi Carl Linnaeus ha stabilito il sistema di denominazione e classificazione delle piante utilizzato ancora oggi, mentre l’arte botanica è fiorita ed è stata diffusa grazie ai disegni, acquarelli e stampe di Rachel Ruysch, Maria Sibylla Merian, Georg Dionysius Ehret, Ferdinand Bauer e tanti altri artisti.

Molti dei fiori più amati, dalle rose alle orchidee e dalle camelie ai rododendri, sono arrivati in Inghilterra dai vari angoli dell’Impero britannico. Anche la pianta del tè, bevanda diventata la quintessenza dell’Englishness, era una materia prima proveniente dall’Est il cui commercio ha avuto un enorme impatto economico e politico.

La mostra si sofferma sulle conseguenze negative delle manie europee per certe piante o fiori, come l’utilizzo di monoculture che hanno ignorato le biodiversità locali facendo danni permanenti, o lo sfruttamento delle coltivazioni di papaveri che ha portato alle Guerre dell’Oppio tra l’Impero cinese sotto la dinastia Qing e la Compagnia britannica delle Indie orientali a metà dell’Ottocento.

Orchids - Private Collection, USA, Richard Green Gallery, London

Nell’epoca vittoriana, poi, i fiori vengono ammirati e dipinti come simboli di sensuale bellezza: rose in piena fioritura, peonie al culmine della loro bellezza e soprattutto orchidee carnose, simbolo di ricchezza e seduzione, che generarono una mania tale che fu coniato il termine ‘orchidelirium’, perfettamente rappresentato dal quadro ‘Orchidee’ di Lawrence Alma-Tadema.

L’ultima sala mostra una serie di opere contemporanee, da arazzi a disegni e da fotografie a sculture, testimonianza di come ancora oggi piante e fiori continuino a ispirare gli artisti di oggi. La mostra si chiude con le testimonianze degli scienziati che oggi a Oxford continuano la ricerca multidisciplinare sull’impatto del cambiamento climatico su piante e fiori, il 45% delle quali sono a rischio di estinzione. Le piante hanno cambiato il nostro mondo, noi stiamo distruggendo il loro.

In Bloom: How Plants Changed Our World, fino al 16 agosto, Ashmolean Museum, Oxford

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