Il caso Frida’s Friends

La pet therapy aiuta a curare (anche) i disturbi alimentari

Progetti dal 2012

di Miriam Carbone

A Milano. L’equipe dell’associazione Frida’s Friends è presente in Casa Pediatrica (Ospedale Fatebenefratelli) con il progetto «Cani in corsia» dal 2015

2' di lettura

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C’è stato un tempo in cui l’idea che un cane potesse “aiutare a guarire” sembrava bizzarra. Eppure, già negli anni 60, alcuni medici e psichiatri avevano intuito che la presenza di un animale in uno studio poteva fare più di qualunque cura. Era il 1964 quando lo psichiatra americano Boris Levinson portò per la prima volta il suo cane Jingles in una seduta con un bambino autistico: fu una svolta. Il piccolo, che fino a quel momento si era chiuso in un silenzio impenetrabile, iniziò a comunicare grazie a quella presenza discreta. Da allora, la pet therapy ha fatto strada, diventando parte integrante di percorsi terapeutici, educativi e riabilitativi in tutto il mondo. Perché un animale non giudica, non impone, non si aspetta: si limita a esserci. E questo “esserci” può diventare cura, conforto, rinascita.

Oggi si parla di Interventi assistiti con gli animali (Iaa), una pratica riconosciuta, regolamentata e applicata in contesti clinici, educativi e sociali. Tra i pionieri in Italia c’è Frida’s Friends, associazione milanese fondata nel 2012, attiva in strutture sanitarie e Rsa, con équipe formate e animali selezionati – cani e gatti – per le loro capacità empatiche e relazionali. Nel campo delicatissimo dei Disturbi del comportamento alimentare (Dca), Frida’s Friends ha costruito un progetto unico dedicato a ragazze e bambine – perché con il post-Covid l’età della prima diagnosi si è drammaticamente abbassata -–affette da questo disturbo. Grazie a “Dammi la zampa”, così si chiama il progetto, gli animali - e i gatti in particolare - diventano alleati silenziosi nel percorso di ricostruzione: aiutano a ritrovare la fiducia, rielaborare l’immagine corporea, tornare a sentire il proprio corpo come un posto in cui abitare, non da combattere. È stato persino creato un reparto ad hoc, interamente dedicato agli Iaa per i disturbi alimentari.

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Ma questo è solo uno dei progetti innovativi portati avanti da Frida’s Friends. Nel 2019, in collaborazione con l’ospedale Fatebenefratelli di Milano, ha dato vita a “Vite e Bulloni”, il primo progetto in Italia di pet therapy contro il bullismo e il cyberbullismo. Una sperimentazione coraggiosa, entrata nelle scuole e affiancata da uno sportello dedicato all’interno dell’ospedale. Attraverso il contatto con gli animali, i ragazzi hanno imparato ad ascoltarsi, a riconoscere le emozioni, a rompere le dinamiche di isolamento e violenza. Purtroppo, il progetto si è interrotto due anni fa per mancanza di fondi.

Ma l’associazione non ha smesso di sognare. Per il 2025, Frida’s Friends punta a recuperare una zona abbandonata vicino alla sua sede per trasformarla in uno spazio fisico - e simbolico - dove accogliere chi soffre: ragazze e ragazzi vittime di bullismo o con un disturbo alimentare, dove spesso il silenzio è l’unico linguaggio.

Sostenere Frida’s Friends non è solo un atto di generosità. È un modo per far sì che lo sguardo di un cane, la pazienza di un gatto e una carezza continuino a cambiare la vita dei ragazzi, una storia alla volta.

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