Fondi Ue

La politica di coesione lotta contro povertà e spopolamento ma ha sempre meno risorse

di Paolo Riva

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A Bruxelles si torna a parlare di coesione. Ma sulle nuove iniziative lanciate dalla Commissione europea aleggia il fantasma del bilancio UE 2028-2034 in discussione in questi mesi.

La prima iniziativa riguarda la coesione sociale. «La povertà e l’esclusione sono sfide che possiamo e dobbiamo superare», ha dichiarato la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen commentando la prima strategia europea contro la povertà. L’obiettivo è impegnativo e duplice: ridurre il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale di almeno 15 milioni entro il 2030, nonché contribuire all’eliminazione della povertà entro il 2050.

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«L’Europa e il mondo in questi anni sono stati colpiti da numerose crisi e questo ha avuto un impatto su differenti categorie di persone, per i quali le condizioni sono cambiate e i costi sono cresciuti» ha dichiarato all’Ansa Roxana Mînzatu, la vicepresidente esecutiva della Commissione Europea responsabile della strategia. «Oggi - ha aggiunto - ci sono 93 milioni di europei a rischio povertà e esclusione sociale e la cifra può crescere».

Per evitare che ciò accada e, anzi, per andare nella direzione opposta, la Commissione ha presentato un documento programmatico (la strategia vera e propria), accompagnato da due comunicazioni e una proposta di raccomandazione del Consiglio UE, che andrà approvata dagli Stati membri. Quest’ultima riguarda la lotta all’esclusione abitativa, mentre le prime due affrontano il tema dei diritti delle persone con disabilità e della povertà minorile, per rafforzare la Garanzia per l’infanzia del 2021.

La seconda iniziativa della Commissione tocca, invece, la coesione territoriale, ed è stata presentata dal vicepresidente Raffaele Fitto al Parlamento europeo. È l’avvio della consultazione pubblica per la strategia sul “diritto di restare”, attesa per fine anno.

«Gli europei hanno la libertà di spostarsi tra i confini e questo è uno dei grandi risultati del mercato unico, e deve rimanere tale. La libertà di spostarsi però significa anche libertà di rimanere, un diritto di restare. E oggi, per molti europei, questo diritto non è pienamente garantito», ha detto Fitto, riferendo alla carenza di lavoro, servizi e opportunità che colpisce molte aree dell’UE. Secondo i dati presentati dalla Commissione, più di un quarto dei cittadini e delle cittadine dell’Unione vive in aree dove i livelli di reddito sono inferiori al 75% della media continentale.

La consultazione pubblica rimarrà aperta fi no al 5 giugno e, accanto a questa strategia, Fitto ha annunciato che la Commissione sta lavorando anche ad altri due documenti per le regioni ultraperiferiche e per le isole.

Il futuro di tutte queste iniziative, però, dipenderà molto dalle scelte che l’UE compirà sul prossimo bilancio, il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Le trattative sono in corso.

La proposta della Commissione tagliava significativamente i fondi per la politica di coesione e, ancora di più, per gli investimenti sociali, capitoli di spesa fondamentali sia per la lotta alla povertà sia per le regioni meno sviluppate. Il Parlamento europeo ha votato la sua posizione a fi ne aprile e ne ha chiesto un significativo aumento, ma ora i negoziati sono tutti interni al Consiglio dell’UE. Spetterà ai 27 Stati membri che siedono al suo interno trovare un accordo e poi il Parlamento potrà solo accettare o bocciare l’intesa raggiunta.

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