Dialogo tra competenze differenti

La ricerca come bene comune: l’università scommette sui giovani

Il 16 settembre la Giornata della Ricerca del Dipartimento MEMOTEF della Sapienza si terrà all’Istituto Nazionale di Studi Romani.

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A cosa serve oggi la ricerca universitaria? A produrre nuova conoscenza, certamente. Ma anche a trasmetterla, metterla in circolazione, far dialogare competenze differenti e, soprattutto, creare le condizioni perché una nuova generazione di studiosi possa farla avanzare.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’evento

È con questo spirito che, sedici anni fa, è nata la Giornata della Ricerca del Dipartimento MEMOTEF – Metodi e Modelli per l’Economia, il Territorio e la Finanza – della Facoltà di Economia della Sapienza Università di Roma. Un appuntamento divenuto una tradizione, interrotta soltanto nell’anno della pandemia, che il prossimo 16 settembre si terrà nella prestigiosa sede dell’Istituto Nazionale di Studi Romani.

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La Giornata nasce dall’esigenza di far dialogare le molte anime di un Dipartimento fortemente interdisciplinare. Economia, statistica, matematica, demografia, storia economica, geografia economica, lingue ed economia aziendale offrono strumenti diversi per interpretare fenomeni che sempre meno possono essere compresi attraverso una sola disciplina.

I temi sul tavolo

Cambiamenti demografici, trasformazioni dei territori, innovazione, sostenibilità, finanza, migrazioni e nuovi equilibri internazionali richiedono infatti linguaggi e metodologie capaci di incontrarsi. Ma l’edizione 2026 vuole soprattutto lanciare un messaggio: il futuro della ricerca passa dai giovani.

Dottorandi, assegnisti e post-doc saranno protagonisti insieme ai docenti di maggiore esperienza, presentando lavori, risultati e nuove piste di ricerca. La stessa regia scientifica e organizzativa, che vede impegnata la giovane ricercatrice Nina Deliu insieme alla Direzione del Dipartimento, vuole rappresentare un segnale in questa direzione.

Ai migliori lavori saranno attribuiti riconoscimenti, attestazioni e incentivi utili a valorizzare il percorso scientifico dei giovani studiosi. Perché sostenere il talento nelle sue prime fasi non significa soltanto premiare un risultato: significa investire nella capacità futura dell’università di produrre conoscenza.

Anche la scelta dell’Istituto Nazionale di Studi Romani ha un valore simbolico. Un luogo che custodisce la memoria e la storia della città, sotto la presidenza di Gaetano Platania e la direzione di Letizia Lanzetta, si apre alle nuove generazioni e diventa spazio nel quale discutere il futuro. In questa direzione va anche l’apertura di nuovi spazi dedicati allo studio e ai giovani, nel dialogo con Roma Capitale voluti dal Sindaco Gualtieri.

Costruire relazioni

La ricerca, tuttavia, non può fermarsi alle porte dell’università. Una delle sfide degli atenei è costruire relazioni sempre più solide con istituzioni, territori e sistema produttivo.

Per questo la Giornata ospiterà anche esperienze del mondo dell’impresa e dell’artigianato, tra cui quella di Claudio Cutuli e della figlia Francesca, giovane laureata magistrale della Sapienza e già impegnata nell’esperienza imprenditoriale di famiglia con 28.dieci, dove tradizione, creatività e sostenibilità si intrecciano in una declinazione contemporanea del Made in Italy.

A questo dialogo contribuirà anche la Fondazione Germozzi, espressione del sistema Confartigianato e impegnata nella valorizzazione delle competenze, dell’artigianato e delle nuove generazioni.

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È proprio nell’incontro tra mondi diversi che una Giornata della Ricerca trova oggi una delle sue ragioni più profonde. Università, istituzioni e imprese non possono procedere su strade parallele: conoscenza e innovazione acquistano forza quando riescono a contaminarsi e a ritornare alla società.

Dopo sedici anni, il significato della Giornata del MEMOTEF è forse tutto qui. La ricerca produce articoli, libri, dati e progetti, ma soprattutto forma persone, genera domande e costruisce futuro.

Il 16 settembre, nelle sale dell’Istituto Nazionale di Studi Romani, saranno soprattutto i giovani a prendere la parola. Ed è un messaggio che va oltre un singolo evento: la migliore eredità che l’università può lasciare non è soltanto la conoscenza che ha prodotto, ma le persone alle quali ha dato gli strumenti per produrne di nuova.

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