La salute del Parco del Delta del Po dipende dalle cure di chi lo vive
L’ornitologo Massimiliano Costa, direttore da luglio 2021, racconta i limiti e le potenzialità di un ecosistema unico in Europa
4' di lettura
4' di lettura
Dai tramonti infuocati alle albe tenui che si disperdono sulle acque basse e piatte, tra giunchi e salicornie, gli operatori del Parco del Delta del Po si spendono giornalmente per salvaguardare uno dei più riusciti esempi di convivenza tra intervento umano e biodiversità. Presidio che, da sabato 3 ottobre, inaugurerà la prima Scuola di Birdwatching in Italia dotata dell’intelligenza artificiale per il riconoscimento dell’avifauna tramite binocoli e cannocchiali di ultima generazione. Dal diramarsi del Grande Fiume alle prime dune marine, saranno sei le tappe su cui si fonderanno i corsi per i visitatori che si vorranno mettere alla prova.
Chiedilo al Sole
Direttore, potrebbe indicarci sulla mappa le tappe ideali da raggiungere?
“La prima è la Stazione da Pesca Foce, dove sul lavoriero ci sono sempre uccelli ittiofagi che si alimentano e, quindi, è facile osservarli anche da vicino con tante specie diverse. Poi c’è la Salina di Comacchio, con i fenicotteri e moltissimi uccelli marini e delle acque salmastre. Scendendo verso sud, c’è l’intero argine del Reno, un lungo tratto che congiunge le due province, fino ad arrivare a Boscoforte, che rappresenta un altro luogo eccezionale per l’osservazione dei volatili. Sempre intorno a Comacchio troviamo Valle Zavelea, il relitto della grande bonifica di Valle Pega e dell’area settentrionale, dove l’acqua ospita una grandissima quantità di specie. Questo anello intorno alle Valli di Comacchio costituisce il grande monumento naturale del Parco. Infine c’è un punto irrinunciabile verso sud, quello che Bob Scott riteneva il più interessante di tutto il Delta per l’osservazione degli uccelli: la Torretta di Valle Mandriole. In questo caso siamo nel comune di Ravenna, ma a soli cinque chilometri dalle Valli di Comacchio”.
Gli appostamenti elencati sono attrezzati adeguatamente?
“Valle Zavelea dispone di una torretta e di un capanno per l’osservazione degli uccelli; anche la Salina di Comacchio ha una torretta e un capanno; Mandriole ha la sua torretta; l’argine del Reno è, di fatto, una lunga torretta naturale; Boscoforte, invece, non ha un capanno vero e proprio, ma alcune strutture con finestrelle per l’osservazione. Laggiù gli uccelli sono talmente abituati a vederci lavorare che non scappano e quindi non c’è nemmeno bisogno di particolari schermature”.









