La società europea è il motore della Ue
Scambi culturali, idee condivise, rispetto dei valori comuni alla base dell’integrazione dell’Unione europea nel volume di Armin von Bogdandy, direttore dell’Istituto Max Planck di diritto pubblico comparato e diritto internazionale di Heidelberg
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Quanto più criticata dall’esterno e dall’interno, quanto più in difficoltà, tanto più vigorosa è la costruzione europea. È conclusione storicamente sicura che le crisi facciano bene ad essa, nel senso che la fanno progredire. Le crisi si aggiungono ai successi realizzati nel corso della sua breve vita. Per quanto possa sembrare strano, il suo punto di forza è costituito dalla società europea. Ad essa è dedicato l’articolo 2 del Trattato della Ue, secondo il quale «l’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini».
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Quella europea è una società unita dalla ricerca di integrazioni e sperimentazioni continue, nonché di negoziazioni, da uno spazio pubblico di comunicazioni, da un’idea condivisa di democrazia, da un guardarsi e rincorrersi reciproco, da un processo continuo di scambio, da una condivisione di alcuni valori di fondo, da un insieme di legami culturali comuni, nonché da percezione e rappresentazione condivise del proprio essere e del proprio divenire. Questa è la tesi di fondo di un libro che è opera di uno studioso di grande valore, capace di attraversare molti confini nazionali, ma anche culturali, principali quello tra diritto e società, quello tra normatività e diritto vivente, quello tra diritto e cultura giuridica. Un libro che corre lungo due piste: della cultura giuridica e politica e delle norme e delle tradizioni giuridiche, ispirato alle opere di Hegel, di Schmitt e di Böckenförde, che hanno sviluppato gli strumenti analitici per esaminare il fenomeno della società europea. Un libro che viene ora pubblicato anche in italiano, a cura di Barbara Randazzo e con una sua acuta introduzione, oltre che con una appendice di aggiornamento dell’autore, a quattro anni dalla sua prima pubblicazione in altre lingue.
Il libro parte dalla genesi, lo sviluppo di una società grazie al formarsi di un diritto pubblico europeo e di una comunità di diritti senza Stato, in cui è condivisa l’idea che la sovranità appartenga al popolo invece che agli Stati, si è formato un diverso rapporto tra diritto pubblico e diritto privato e vi è un diritto amministrativo senza Stato, democratico, fondato sulla costituzione nazionale, che riconosce il primato europeo e si ispira al costituzionalismo trasformativo. Questi sviluppi si fondano su principi comuni, come quello della cittadinanza condivisa, dell’identità collettiva, dello Stato di diritto e della democrazia. Oltre alla storia e alle esigenze di coesione, i legami tra nazioni diventano tanto stretti da produrre il formarsi di una società grazie a nuovi protagonisti, quali sono le corti giudiziarie, lo sviluppo delle giurisdizioni costituzionali e il dialogo tra le corti, grazie alla europeizzazione delle giustizie costituzionali nazionali, alla cooperazione multilivello anche tra le due corti europee, quella di giustizia della Ue e la Corte europea dei diritti dell’uomo, i loro rapporti con le democrazie nazionali, lo sviluppo del costituzionalismo trasformativo. Viene infine l’affermazione di un altro protagonista, la scienza giuridica, fondata sulle reciproche recezioni avvenute per un lungo tempo e quindi sull’integrazione del diritto.
Le tesi del grande studioso tedesco sono di indubbio interesse, perché illustrano un fenomeno che avviene in profondità, di cui spesso l’opinione pubblica non è consapevole. Esse sono rafforzate da ulteriori fenomeni in corso. Il primo è la declinazione sovranazionale dell’interesse nazionale, nel senso che i costi dell’appartenenza a una più ampia società sono superati dai benefici che si traggono dall’appartenenza stessa, per cui conviene farne parte anche per i sovranisti. Il secondo è il successo del programma Erasmus che, nei suoi quarant’anni di vita, ha consentito a circa 16 milioni di studenti europei di studiare in Paesi diversi da quello di origine. Il terzo è il turismo intraeuropeo. Negli anni 50 l’Europa accoglieva appena 25 milioni di turisti internazionali all’anno. Oggi ne riceve quasi 750 milioni, di cui circa quattro su cinque sono europei che viaggiano all’interno del continente. L’integrazione attraverso il diritto costruisce quindi una trama che consente lo sviluppo di ulteriori legami e produce, alla fine un “idem sentire” che va al di là delle singole nazioni .
Armin von Bogdandy Trasformazioni strutturali del diritto pubblico A cura di Barbara Randazzo , Giappichelli, pagg. 445, € 62






