La Tunisia rifà il sistema idrico. Mappa dei progetti, opportunità e concorrenti
Il più grande laboratorio di riforma del Nordafrica. Costruzione di impianti e gestione integrata del ciclo: desalinizzazione, riuso delle acque reflue, digitalizzazione delle reti, monitoraggio intelligente delle perdite. Presenti i francesi e gli spagnoli crescono. Spazi per il Piano Mattei
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Nel Mediterraneo che cambia sotto la pressione della crisi climatica, della crescita demografica e della competizione geopolitica, la Tunisia si sta trasformando in uno dei laboratori infrastrutturali più importanti dell’intero Nord Africa. Non soltanto per la sua posizione strategica tra Europa e Africa, ma soprattutto perché il tema dell’acqua è diventato ormai una questione di sicurezza nazionale. Da Tunisi a Gabes, passando per Sfax e il bacino della Medjerda, il Paese sta affrontando una delle più profonde riconfigurazioni del proprio sistema idrico dalla fine dell’indipendenza. Le reti di distribuzione mostrano livelli di dispersione elevatissimi, gli invasi soffrono l’evaporazione e l’interramento, mentre la pressione sulle falde sotterranee cresce anno dopo anno. Per questo motivo il settore idrico tunisino sta diventando il terreno di confronto tra grandi gruppi internazionali, banche multilaterali, operatori locali e nuovi modelli di partenariato pubblico-industriale.
Chiedilo al Sole
La partita non riguarda più soltanto la costruzione di impianti, ma la gestione integrata dell’intero ciclo dell’acqua: desalinizzazione, riuso delle acque reflue, digitalizzazione delle reti, monitoraggio intelligente delle perdite e sicurezza delle infrastrutture. Al centro del sistema rimangono due grandi entità pubbliche: la Société Nationale d’Exploitation et de Distribution des Eaux (SONEDE), responsabile della distribuzione idrica, e l’Office National de l’Assainissement (ONAS), che gestisce la rete fognaria e gli impianti di trattamento. Entrambe operano in una situazione complessa: da un lato devono preservare la natura pubblica del servizio, dall’altro necessitano di investimenti tecnologici e finanziari enormi per modernizzare reti obsolete.
I progetti futuri
Negli ultimi anni il governo tunisino ha progressivamente abbandonato l’idea di privatizzazioni dirette, preferendo modelli di cooperazione industriale, concessioni operative e partnership tecnologiche. Una scelta che riflette anche il nuovo quadro politico del Paese, fortemente centralizzato ma orientato a mantenere il controllo statale sugli asset strategici. In questo contesto si sta muovendo una galassia di operatori internazionali. I gruppi francesi mantengono una presenza storica, soprattutto nei segmenti della depurazione e della consulenza ingegneristica. Tra i soggetti più attivi emergono grandi player specializzati nella gestione delle reti idriche urbane e nelle concessioni di trattamento delle acque reflue. Ma la Spagna è l’attore da monitorare. Parallelamente cresce il peso delle società spagnole, oggi considerate tra i principali riferimenti mondiali nella desalinizzazione a osmosi inversa. Aziende come Tedagua, Acciona, GS Inima, Cox e Almar Water Solutions stanno consolidando il proprio posizionamento nell’area grazie a competenze sviluppate tra Spagna, Golfo Persico e Nord Africa.
Tra queste, Tedagua rappresenta uno degli operatori più presenti. La società, controllata dal gruppo Cobra, è stata selezionata insieme al gruppo egiziano Orascom Construction e alla società emiratina Metito per il mega impianto di desalinizzazione di Sfax, una delle infrastrutture idriche più imponenti. L’impianto, finanziato dalla Japan International Cooperation Agency, avrà una capacità iniziale di 100 mila metri cubi al giorno, con possibilità di espansione futura. Anche il modello industriale di Cox viene osservato con attenzione dagli analisti regionali. Il gruppo spagnolo, attivo su larga scala nella gestione integrata acqua-energia, sta spingendo un approccio che combina desalinizzazione, fotovoltaico e infrastrutture energetiche. Una formula particolarmente interessante per il Nord Africa, dove la sostenibilità economica degli impianti dipenderà sempre di più dalla capacità di integrare produzione idrica ed energia rinnovabile.
La desalinizzazione
La Tunisia considera infatti gli impianti di desalinizzazione come il nuovo pilastro della sicurezza idrica nazionale. I progetti di Zarat, Djerba, Sfax e Gabes rappresentano una rete strategica destinata a cambiare gli equilibri del Paese entro il 2035. In questo comparto le aziende iberiche possono vantare un know-how maturato nei grandi programmi del Golfo e del Mediterraneo occidentale. Anche gli operatori asiatici stanno aumentando la propria presenza. I gruppi cinesi guardano con interesse soprattutto ai grandi lavori civili e ai corridoi di trasferimento idrico tra il nord più ricco di risorse e le regioni meridionali. La loro competitività si basa sulla capacità di offrire pacchetti integrati: finanziamento, costruzione e fornitura tecnologica. Una formula che ha già trovato spazio in altri settori infrastrutturali africani. Nel nuovo scenario tunisino stanno emergendo inoltre importanti connessioni con il capitalismo infrastrutturale mediorientale. Il nome di Naguib Sawiris continua a essere osservato con attenzione negli ambienti finanziari nordafricani per la sua storica capacità di costruire reti industriali e infrastrutturali tra Mediterraneo, Golfo e Africa.

