La vera sfida geopolitica è sul terreno della tecnologia
di Jacopo Giliberto
ai preferiti su Google
3' di lettura
3' di lettura
Sulla scacchiera si gioca la partita della tecnologia. Attorno all’ambiente, all’efficienza energetica, alle emissioni la partita è tecnologica perché si tratta di individuare oggi gli standard di produzione e di consumo che saranno usati domani. Chi indovina oggi la linea di sviluppo futuro si assicura la supremazia di mercato.
Non è un caso se molti Paesi, centri di ricerca e aziende investono in contemporanea su diverse linee tecnologiche in apparenza discordanti: i carburanti di sintesi, le batterie, l’elettricità, il ricupero di risorse dagli scarti, il metano, il nucleare nelle sue forme mutevoli, i biocarburanti, la cattura della CO2, l’efficienza energetica, la circolarità e così via. Un esempio per tutti: si investe nel futuro del nucleare all’idrogeno e al tempo stesso si investe in ricerca per superare le inefficienze delle batterie elettriche oggi disponibili.
È questo il pensiero sotteso ai progetti presentati a metà settembre dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. I 225 miliardi che il New Generation Eu destina all’ambiente (più di un terzo del piano complessivo) o le assegnazioni Recovery Fund vogliono spostare l’asse di produzione e di consumo dell’Europa verso le tecnologie che potrebbero essere dominanti domani.
In altre parole, l’Europa vuole uscire dalla crisi economica — la quale si somma con i freni economici pesanti indotti dalle regole sanitarie — spingendo la leva ambientale per tornare nella posizione di motore tecnologico del mondo.
Era già avvenuto per esempio quando l’Europa individuò per i telefoni lo standard tecnologico Gsm, poi adottato da tutto il globo. Oppure con le direttive Euro sulle emissioni delle vetture: tutti i produttori del mondo hanno adottato l’evoluzione degli standard imposti dall’Europa, standard che così diventavano comuni anche fuori dall’Europa.
