Lavoro perso e costi indiretti: la malattia presenta un conto salato ai pazienti
Studio italiano misura il reale impatto sociale ed economico della patologia stimando una spesa media annua pari a 4.281 euro per persona com CSU
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L’Orticaria Cronica Spontanea (CSU) è una malattia dermatologica di origine autoimmune a impatto sistemico, con sintomi fortemente debilitanti, che incidono negativamente sulla qualità di vita dei pazienti. Prurito, pomfi sulla pelle e un decorso imprevedibile comportano, oltre ai costi sanitari diretti a carico del Servizio Sanitario Nazionale, anche costi indiretti che rischiano di essere sottovalutati. La malattia si manifesta per lo più tra i 20 e i 40 anni di età, quindi nel pieno della vita adulta e della massima produttività, con una frequenza doppia nelle donne rispetto agli uomini. I pazienti possono manifestare disturbi quali ansia e depressione che compromettono in maniera significativa gli aspetti della vita quotidiana, oltre alle prestazioni lavorative e scolastiche. In questo contesto diventa quindi prioritario analizzare i costi che gravano sia direttamente sui pazienti, sia sull’intera collettività, al fine di comprendere in modo più completo il reale impatto sociale ed economico della malattia.
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I risultati di uno studio italiano
Questi obiettivi sono stati oggetto dello studio italiano recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Global & Regional Health Technology Assessment. Lo studio aveva l’obiettivo di stimare i costi indiretti e la spesa out-of-pocket sostenuta dai pazienti con CSU in Italia. Il modello economico si è basato su dati raccolti tramite un’indagine condotta tra pazienti e caregiver con il supporto dell’Associazione per la Ricerca e la Cura dell’Orticaria (ARCO) e dell’azienda Novartis. L’indagine è stata condotta attraverso l’utilizzo di un questionario, diffuso sui canali social dell’Associazione ed auto compilato direttamente dai pazienti e dai caregivers. La severità della malattia, classificata nelle tre categorie lieve, moderata e grave, si è basata sull’autovalutazione dei compilatori. I costi indiretti sono stati stimati utilizzando l’approccio del capitale umano, quindi valorizzando la perdita di produttività dovuta alla malattia attraverso il reddito del paziente o del caregiver occupati.
Età media alla diagnosi di 38,2 anni
I dati sono stati analizzati per 122 pazienti; di questi, il 7% ha riportato una CSU lieve, il 16% moderata e il 78% grave. L’età media era di 46,8 anni, con un’età media alla diagnosi di 38,2 anni. Nel 63% dei casi si è osservato un ritardo diagnostico, con un intervallo medio di 6,3 anni tra insorgenza della malattia e diagnosi. Complessivamente, il 50% dei pazienti occupati ha perso giornate lavorative a causa della CSU e il 63,3% ha riportato una riduzione della produttività lavorativa (presenteismo); il 45,1% dei pazienti ha ricevuto supporto da un caregiver, con il 37,9% dei caregiver occupati che ha riportato giornate lavorative perse. Il modello economico ha stimato un costo indiretto medio annuo per paziente con CSU pari a €4.281, principalmente dovuto al presenteismo (59%). I costi indiretti aumentano con la gravità della malattia. La spesa out-of-pocket media annua è stata di €502,7 per paziente, di cui il 63% attribuibile alle visite private.
I costi a carico di pazienti e famiglie
I risultati evidenziano come la CSU comporti un significativo carico sociale, spesso “invisibile”, poiché legato soprattutto alla perdita di produttività e alle spese sostenute direttamente dei pazienti. Queste evidenze possono rappresentare un utile contributo per una migliore comprensione della CSU e favorire l’evoluzione verso un miglioramento della gestione di questa malattia cronica, a beneficio dei pazienti e delle loro famiglie. Ridurre l’impatto della malattia sulla qualità di vita e sulla quotidianità dei pazienti, permetterebbe di intervenire in modo significativo sulla perdita di giornate lavorative e sulla produttività non solo dei pazienti, ma anche dei loro caregiver, con conseguenti benefici per il sistema nel suo complesso.
*Ricercatrice presso il CEIS-EEHTA, Facoltà di Economia, Università di Roma Tor Vergata

