Approfondimento

Le aziende committenti al centro del Logistic Village: dai contratti alle nuove norme

Allo spazio Fiap di Transpotec Logitec focus sul rapporto tra domanda e offerta dei servizi logistici

di Andrea Fontana

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Un rapporto più stretto tra committenti e fornitori dei servizi logistici è la risposta con cui le aziende produttrici provano ad affrontare le sfide della competitività che si chiamano tempi di consegna, contenimento dei costi, flessibilità agli shock esterni di natura geopolitica. Secondo l’Osservatorio Contract Logistics della School of Management del Politecnico di Milano, la centralità di questa collaborazione è evidente anche nei contratti tra le parti: nel 59% dei casi ora vengono messe nero su bianco pratiche di miglioramento continuo strutturate, non solo per ottimizzare i costi ma anche per verificare e aumentare il livello del servizio, condividere best practice e informazioni sulle previsioni future dei volumi di trasporto. Nel 2017 i contratti che prevedevano voci di questo tipo erano solo il 25%.

Entra nei contratti la necessità di un confronto periodico
«Aumentano i casi di formalizzazione delle pratiche di miglioramento continuo nei contratti – spiega Paolo Giacobbe, ricercatore dell’Osservatorio Contract Logistics - e questo è molto importante perché a fronte di costi che salgono e di variabili crescenti, che già si traducono nelle diverse forme di indicizzazione dei contratti, le due parti riconoscono la necessità di avere a cadenze periodiche un confronto su progetti più a lungo termine sui processi, sull’efficientamento, sull’innovazione e in alcuni casi anche sulla tecnologia». Uno scambio che, da un lato, rende il trasportatore e l’operatore logistico proattivo e che, dall’altro, impone all’azienda committente di conoscere meglio le regole, i rischi e le potenzialità della logistica.

Al Fiap Logistic Village focus sulla committenza
Il focus sulla committenza è l’approccio che si darà il Fiap Logistic Village, lo spazio all’interno del salone Transpotec Logitec 2026 di Fiera Milano per discutere il futuro, le norme e i problemi della logistica partendo dalla domanda che finisce per orientare le scelte della filiera. In primo piano i settori traino dell’export italiano, che nel 2025 è cresciuto ancora di un 3,3%, come la farmaceutica (+28,3%) e l’alimentare (+6,3%) ma anche il fashion.

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Nelle vendite all’estero un nodo è quello delle clausole Ex Works, utilizzate da oltre la metà degli esportatori - il 58% nel periodo 2019-25 secondo il rapporto sui corridoi logistici di Contship&SRM - in cui il venditore trasferisce tutti i costi e i rischi dell’operazione di trasporto al compratore. Una formula, dicono gli esperti, che mette i fornitori italiani in una posizione di debolezza nella negoziazione al cospetto di grandi gruppi esteri che utilizzano servizi logistici del proprio Paese o internazionali e che limita lo sviluppo degli operatori logistici italiani. Cedere il controllo della distribuzione, ammonisce Fiap, espone però anche i produttori a un rischio, cioè a quello di cedere il controllo del cliente finale.

Il rischio normativo: variabili da quantificare
Nuove norme e potenziali costi visibili o nascosti sono un altro capitolo del Logistic Village per iniziare a quantificarne gli impatti, economici e non solo, per le aziende committenti. Dal decreto legge 73 del 2025 sui tempi di pagamento nei contratti di trasporto merci su strada alla franchigia per le attese di carico e scarico, al Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, sono diverse le normative modificate di recente e quelle che si apprestano a entrare in vigore come l’Ets2, il meccanismo di scambio delle emissioni inquinanti che riguarderà nei prossimi anni anche il trasporto su strada. I costi invisibili, in termini di perdita di competitività, ad esempio, sono quelli che hanno a che fare con i nodi infrastrutturali a cominciare dai blocchi ai valichi alpini su cui sono attesi in estate responsi importanti per quanto riguarda la viabilità al Brennero e al Monte Bianco.

Fabbisogno di occupati: numeri e figure
C’è poi un grande capitolo che riguarda le competenze e il fabbisogno occupazionale della filiera della mobilità e della logistica: l’ultima previsione fatta dal sistema informativo Excelsior di Unioncamere lo quantifica in oltre 150mila addetti nel periodo 2025-29, in caso di scenario economico positivo (quasi 139mila in un quadro negativo), di cui 138mila per il necessario ricambio generazionale e 13mila per l’incremento della domanda. Figure da trovare e da formare. La filiera della mobilità e della logistica, dice il rapporto, «avrà bisogno di professionisti capaci di adattarsi alle rapide evoluzioni del settore, data la trasformazione digitale delle operazioni logistiche: dall’analisi degli annunci online in Italia e in Germania, si potrà assistere da una parte ad una convergenza di competenze analitiche, tecnologiche e gestionali nelle professioni della logistica (come supply chain/logistics manager, operations supervisor) e dall’altra ad una crescita della richiesta di figure specialistiche dell’Ict quali web developer e mobile applications developer».

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