Consumi culturali

Le biblioteche conquistano gli under 24 (non solo per i libri)

Adolescenti e universitari spiccano fra gli utenti più assidui: per loro prevale l’aggregazione. Oltre ai grandi finanziamenti, servono fondi strutturali

Giovane  seduto al banco della biblioteca mentre prende appunti. (Alamy Stock Photo)

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Possono essere pubbliche o private, affacciate su una delle piazze più famose d’Italia, come la Marciana in San Marco, a Venezia, o all’interno di un centro culturale, come Il Pertini di Cinisello Balsamo. A vivere queste e altre migliaia di biblioteche in Italia sono soprattutto i giovani: i ragazzi e le ragazze fra gli 11 e i 24 anni hanno, infatti, la percentuale più alta di utenti assidui (30,9%, più del doppio della media) e il 19,8% le frequenta anche per incontrare gli amici. Le biblioteche, per loro, sono molto più di un luogo che cataloga e presta libri.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il dato emerge dall’ultima indagine «Aspetti della vita quotidiana» dell’Istat, secondo cui le biblioteche sono spazi di aggregazione e presidi sociali e culturali, in cui ci è andato, almeno una volta nel 2025, il 15,1% della popolazione italiana dai tre anni in su. Le principali attività svolte restano il prestito di libri (50,9%), soprattutto fra bambini e anziani; la lettura e lo studio (36%), con percentuali che superano l’80% tra i 20-24enni; la ricerca di informazioni (21,2%).

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Chi utilizza le biblioteche, poi, tende a farlo con una certa regolarità. In media, infatti, gli utenti vi si recano circa nove volte all’anno; il 41,5% le frequenta almeno sei volte e il 30,7% dieci o più volte.

Il recupero post Covid

«Come attestano le statistiche, le biblioteche hanno recuperato la penetrazione che avevano prima del Covid e la stabilità che sono riuscite a conquistarsi è legata alle molteplici funzioni che ricoprono e al loro essere uno spazio pubblico a servizio di una collettività. Un terzo luogo con caratteristiche specifiche e che si discosta da casa e lavoro», spiega Laura Ballestra, presidente nazionale dell’Associazione italiana biblioteche (Aib). «Le motivazioni della solidità sono diverse. E intersecano dimensioni altrettanto differenti. Quella dei servizi, che si allinea quindi alla lettura. Poi c’è la dimensione relazionale, che trova riscontro nel dato più che positivo sulla frequentazione delle nuove generazioni. A stretto giro – prosegue Ballestra – c’è l’elemento informativo, che conferma quanto le biblioteche restino una bussola per chi ha bisogno di una mano per reperire materiale nella molteplicità di fonti che abbiamo a disposizione. Infine l’aspetto economico, quindi la capacità di mediare in qualche modo le disuguaglianze, dando a chi non ha capacità reddituali la chance di leggere gratis tanti titoli diversi».

ETÀ A CONFRONTO

Le visite degli italiani in biblioteca nel 2025, divise per età. Dati in percentuale

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Spazi aggregativi

La possibilità di maneggiare fisicamente i volumi, in spazi analogici spesso riqualificati e che sanno di libertà, non ha perso appeal. «Per i ragazzi soprattutto, la lettura fisica è un tassello chiave nel loro percorso di crescita, anche interpersonale», aggiunge Ballestra. «E nelle biblioteche è incentivata dal lavoro dei bibliotecari e dalla disponibilità di programmi strutturati e continui che coinvolgono scuole, territori e attori del settore in un’ottica collettiva che contrasta l’isolamento e il disagio sociale di chi vive il digitale come dimensione unica». E di chi crede che leggere sia solo un esercizio di solitudine.

L’orientamento – sempre più radicato – alla comunità ha guidato anche l’evoluzione dei servizi, superando l’originario ruolo di conservazione dei documenti, non più prevalente. In questo perimetro la digitalizzazione si è integrata organicamente, mai sostituendo l’apporto umano ma ottimizzando l’accesso a cataloghi, testi e periodici, informatizzando le collezioni o entrando nell’assistenza ai cittadini per aiutarli a prendere confidenza con la tecnologia.

Servono fondi

La sostenibilità di un modello culturale, però, non è vincolata soltanto a progetti virtuosi e buone intenzioni ma necessita di un piano ragionato di finanziamenti. E se per le biblioteche i fondi stanziati dal Pnrr per la digitalizzazione (500 milioni) e l’abbattimento delle barriere fisiche e cognitive per l’inclusività (300 milioni) sono stati preziosi, da soli non bastano.

«I grandi finanziamenti come quelli del Pnrr, del Programma nazionale cultura o del Fondo Mic legato al piano Olivetti sono stati una boccata d’aria», chiosa la presidente di Aib, «ma l’ossatura la fanno gli investimenti strutturali di Comuni, Regioni ed enti titolari. Le biblioteche non possono vivere solo di donazioni o aiuti sporadici perché, senza mezzi, non comprano libri né pagano il personale e rischiano di diventare obsolete».

Le strategie su cui puntare per non perdere quota non sono poche. «Lavorare sulle differenze territoriali per accorciare il gap nella distribuzione delle risorse: una città e un comune di montagna hanno bisogni diversi a cui occorre dare risposte diverse, evitando che si creino sperequazioni», conclude Ballestra. «Investire sui giovani, pensando a progetti di lettura che si estendano nel tempo. E che coinvolgano anche altri target. Valorizzare professionalità e competenze dei bibliotecari, che sono l’anima del sistema. Monitorare l’evoluzione delle comunità».

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