Leader della sostenibilità 2026

Le imprese dell’energia guidano il ranking dei campioni Esg

Tra i 240 Leader della sostenibilità Sole 24 Ore-Statista primeggia il settore energetico e delle materie prime sotto pressione per la crisi geopolitica. Ben 35 nuovi ingressi e un’attenzione crescente ad ambiente, sociale e trasparenza

di Chiara Bussi e Laura La Posta

 Illustrazione di Sandra Franchino

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Nel bel mezzo di una delle crisi più acute di sempre, tra il conflitto in Medio Oriente e quello tra Russia e Ucraina, è il settore energetico il più rappresentato tra i Leader della sostenibilità 2026 di Sole 24 Ore e Statista. La medaglia d’argento spetta al comparto “prodotti e componenti industriali”, in testa lo scorso anno, mentre al terzo posto compaiono, a pari merito, le imprese che realizzano prodotti finiti e beni di consumo e le banche. La lista elenca le 240 aziende (200 grandi, con ricavi superiori a 100 milioni, e 40 medio-piccole, riportate in ordine alfabetico) che si sono messe in luce per l’impegno e le azioni sul fronte delle politiche Esg: nella transizione ecologica, etica, sociale e con una governance in grado di accompagnare questi cambiamenti. Un nuovo corso scritto nero su bianco nei bilanci di sostenibilità. Nomi noti e presenze pluriennali, ma anche new entry: quest’anno se ne contano ben 35 (24 grandi e 11 medio-piccole). Uniti da una sostenibilità di nome e di fatto e pronti ad accettare la sfida della trasparenza per non farsi coglier impreparati dall’arrivo della pioggia di normative sul tema provenienti da Bruxelles.

Consapevolezza crescente

«Tutte le aziende della lista riconoscono il valore della rendicontazione di sostenibilità anche per migliorare l’organizzazione e il business e non solo per la compliance. Anno dopo anno – sottolinea Lisa Dei, responsabile della ricerca per Statista – in generale emerge una crescente consapevolezza delle vincitrici nei confronti dell’impegno Esg, sempre più articolato. In questa edizione abbiamo infatti rivisto e aggiornato gli indicatori alla luce dei trend più recenti nella reportistica aziendale». Nel capitolo sociale è stata ampliata la sezione sulla diversità, con l’analisi del numero di episodi di discriminazione riportati, e quella sulla sicurezza sul luogo di lavoro (tasso di gravità degli incidenti avvenuti in azienda e ore di formazione). Nel capitolo sulla governance il focus si è allargato anche su alcune misure di trasparenza, come la presenza di un audit dei dati di sostenibilità e tabelle riassuntive dei dati principali in coda ai rapporti di sostenibilità.

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Gioco d’anticipo

Non stupisce poi che ben 202 vincitrici abbiano ricevuto un audit esterno del loro report. I bilanci di sostenibilità analizzati si riferiscono infatti al 2024 con l’avvio dell’obbligo di rendicontazione secondo la prima versione della direttiva Csrd per le grandi imprese, le banche e le assicurazioni. Nel frattempo il pacchetto Omnibus approvato lo scorso febbraio, oltre ad alleggerire gli oneri ha ristretto il perimetro di applicazione alle imprese con più di mille dipendenti e 450 milioni di euro di ricavi netti annui. I passi avanti compiuti anche dalle aziende successivamente escluse dall’obbligo di rendicontazione si riveleranno però un vantaggio competitivo in vista delle nuove normative in arrivo. Come la direttiva (2024/825) che contrasta il greenwashing e vieta asserzioni ambientali generiche e marchi senza prove scientifiche e certificate: a partire dal 27 settembre le imprese dovranno applicarla.

I settori

«Un macrosettore che da anni dedica sforzi crescenti al tema della sostenibilità - afferma Dei - è quello di Energia, approvvigionamento e materie prime». Sono ben 37, pari al 15% del totale, le aziende del comparto che spiccano nella lista. Impegnate nella transizione green, si mettono in luce anche per gli sforzi nella componente sociale. Oltre a nomi già presenti negli anni passati come Edison, il gestore dei servizi elettrici Gse e Italgas quest’anno si contano sei new entry: Acea, Acque, Gruppo Enercom, Gruppo Iren, Terna, Unoenergy. Il comparto dell’impiantistica e delle costruzioni vale il 6% nella lista, con Saipem che si mette in luce in particolare per le performance sociali. Tra le vincitrici è folta poi la schiera di imprese del trasporto pubblico locale alle prese con la transizione verde della flotta, così come si confermano Leader della sostenibilità rappresentanti del mondo della farmaceutica come Chiesi e Angelini Pharma, una delle aziende di Angelini Group. Non solo. Il ranking 2026 premia numerose imprese impegnate sul fronte dell’economia circolare che stanno già preparando il terreno in vista del Circular Economy Act della Commissione Ue che vedrà la luce nel terzo trimestre.

A livello territoriale si confermano in testa Lombardia e Emilia-Romagna con oltre la metà delle aziende premiate, ma avanzano Veneto e Lazio. La lista presenta inoltre 40 aziende più piccole che non hanno l’obbligo di redigere il bilancio di sostenibilità ma lo pubblicano su base volontaria. Come Spindox (informatica), Caleffi (biancheria per la casa) e due new entry come Ferrarelle e Bolton. Alcune, come Way2Global e Fedabo, hanno fatto un passo ulteriore diventando società benefit e B corp a dimostrazione di un impegno sostenibile costante e duraturo nel tempo.

La performance

Analizzando nel dettaglio i risultati «in media - aggiunge Dei - le aziende grandi registrano performance migliori nella parte sociale. Questo è dovuto al maggior livello di organizzazione e ai maggiori investimenti nelle politiche per i dipendenti. Quelle di minori dimensioni primeggiano invece nel capitolo ambientale». Nel capitolo su stabilità finanziaria e trasparenza i punteggi medi sono molto vicini: «Un pari merito - conclude Dei - che riconferma come l’attenzione alla sostenibilità non sia una prerogativa di un solo gruppo di aziende ma un tema trasversale sul quale il contributo di tutte è prezioso e indispensabile per compiere la transizione ecologica».

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