Industria

Le Pmi italiane riducono il divario digitale con l’Europa

L’indice di Webidoo Insight Lab sale da 38,91 a 42,11 punti. Il Paese è sesto per infrastrutture, mentre l’intelligenza artificiale è usata dal 15,7% delle aziende

Strategia tecnologica per la trasformazione digitale, digitalizzazione dei processi aziendali e dei dati, ottimizzazione e automazione delle operazioni, gestione dei servizi aziendali, Internet e cloud computing. (Adobe Stock)

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Le piccole e medie imprese italiane recuperano terreno nella corsa digitale europea. L’Italia rimane sotto la media dell’Unione, ma in un anno ha ridotto il distacco di quasi il 40%.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Lo mostra lo Sme-DigIX, l’indice di Webidoo Insight Lab che misura la competitività digitale delle Pmi nei 27 paesi dell’Unione europea. Il punteggio italiano è salito da 38,91 a 42,11. Nello stesso periodo la media europea è passata da 42,88 a 44,57. La distanza si è così ridotta da 3,97 a 2,46 punti.

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ITALIA VENTESIMA NELL’UNIONE EUROPEA

Con 42,10 punti l’Italia resta sotto la media europea di 44,57

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La Danimarca rimane prima

L’indice prende in esame cinque aree: presenza digitale, commercio elettronico, infrastrutture, innovazione e competenze. Il risultato descrive l’ambiente nel quale lavorano le imprese e la loro capacità di trasformare la tecnologia in crescita.

La Danimarca rimane in testa con 69,90 punti. Seguono Malta, a 61,93, e il Belgio, a 61,33. Gli aumenti più forti arrivano dalla Grecia, che guadagna 5,86 punti, dall’Estonia, con 4,67, e dalla Repubblica Ceca, con 4,37.

Un paese a due velocità

Il dato italiano nasconde due realtà diverse. Le infrastrutture tecnologiche valgono il sesto posto in Europa. Anche l’innovazione accelera, con un aumento di 18,59 punti rispetto all’anno precedente.

Competenze digitali e commercio elettronico avanzano più lentamente. Sono i due punti deboli di un sistema che ha costruito le reti, ma non sempre riesce a sfruttarle.

«Oggi non basta più adottare strumenti digitali», dice Giovanni Farese, amministratore delegato di Webidoo. Le imprese devono «integrare tecnologie, competenze e innovazione in una strategia coerente».

I dati dell’Istat confermano questa distanza. Nel 2025 quasi l’80% delle imprese italiane con almeno dieci addetti aveva raggiunto un livello base di digitalizzazione. Il 56% usava software gestionali. Soltanto il 14,7%, però, vendeva online.

Il ritardo non riguarda solo l’Italia. Nel 2025 il 71% delle Pmi europee aveva raggiunto almeno un livello base di intensità digitale. Quasi un’impresa su tre era ancora indietro.

L’obiettivo dell’Unione europea è arrivare al 90% entro il 2030. La Commissione lo aveva indicato nel 2021 e il programma per il decennio digitale lo ha formalizzato alla fine del 2022.

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L’intelligenza artificiale raddoppia

Il cambiamento più rapido riguarda l’intelligenza artificiale. Nel 2025 la usava il 15,7% delle Pmi italiane, contro il 7,7% dell’anno precedente. La quota è aumentata del 102,54%.

La crescita è stata più forte di quella registrata in Spagna, Francia e Germania. Il confronto, però, parte da una diffusione iniziale più bassa. L’Italia rimane sotto la media europea, pari al 18,9%.

«L’intelligenza artificiale è un’opportunità straordinaria, ma genera valore solo quando poggia su fondamenta solide», dice Farese.

Il problema torna così alle competenze. Comprare un software non basta. Servono persone capaci di usarlo, dati ordinati e strumenti che possano comunicare tra loro. Senza queste basi, l’aumento degli investimenti rischia di non trasformarsi in maggiore produttività.

Le infrastrutture hanno permesso all’Italia di accorciare le distanze. La prossima parte della corsa si giocherà dentro le imprese.

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