Opinioni

Le sfide delle università cattoliche in un mondo che cambia

di Elena Beccalli

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Viviamo tempi in cui l’Europa deve affrontare sfide epocali, tra cui la crisi demografica, la trasformazione digitale, nonché le nuove fragilità dei giovani. In questo contesto, le università, in modo particolare se cattoliche, hanno una forte responsabilità: rimanere pilastri di un umanesimo integrale, favorendo un dialogo che oltrepassi i confini e le discipline. Essere, cioè, spazi aperti in costante confronto con la società, le istituzioni, le imprese. Il compito che impegna il sistema universitario è duplice: da un lato, valorizzare il potenziale delle nuove generazioni offrendo loro opportunità; dall’altro, sviluppare un pensiero critico capace di proporre paradigmi innovativi.

Tre le complessità da affrontare, fra loro interconnesse. La prima riguarda il cambiamento demografico e il suo impatto sulle nostre università, compreso il rischio di un calo delle iscrizioni. Un dato su tutti descrive la portata della trasformazione in atto: l’Europa perderà circa 32,8 milioni di giovani nel corso del secolo, diventando un continente sempre più vecchio (Eurostat, 2026). Al contrario, l’Africa sta vivendo una rapida crescita demografica e, con il 70% della popolazione sotto i 30 anni, è il continente con la più alta percentuale di giovani al mondo. Queste tendenze richiedono, da una parte, un ripensamento dell’offerta formativa non solo per le giovani generazioni ma anche per gli adulti rispondendo alla crescente domanda di executive education e lifelong learning, dall’altra, il rafforzamento delle alleanze con le università africane.

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La seconda dimensione riguarda la trasformazione digitale. Le evidenze empiriche a riguardo indicano rischi e opportunità. Alcuni dati suggeriscono che, per quanto l’intelligenza artificiale possa migliorare le performance degli studenti nell’esecuzione di specifiche attività, non implica necessariamente progressi dell’apprendimento. Infatti, affidare compiti cognitivi a chatbot comporta il rischio di pigrizia metacognitiva e disimpegno, che a lungo termine potrebbero ostacolare l’acquisizione di competenze. Altri studi mostrano invece che l’intelligenza artificiale utilizzata con uno scopo pedagogico porta miglioramenti sostenuti nell’apprendimento (OCSE, Digital Education Outlook 2026). Dunque analisi che chiamano le università a ripensare l’esperienza stessa della conoscenza: incoraggiando non un uso passivo dell’intelligenza artificiale, bensì pensiero critico e interazione creativa con le tecnologie.

La terza dimensione verte sulla fragilità dei giovani e su come trasformarla in resilienza. Secondo l’Associazione delle Università Europee, il 40% degli studenti nell’Unione Europea sta affrontando difficoltà legate al proprio benessere o alla propria salute mentale, e si stima che uno studente su cinque soffra di un disturbo mentale (Nightline Europe, 2025). Il benessere degli studenti diventa pertanto una priorità.

Una chiave per fronteggiare tali complessità è guardare l’educazione come un’opera corale. Papa Leone XIV, nella lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, ci sprona ad affrontare le nuove sfide e a mettere la comunità al centro poiché «la relazione viene prima dell’opinione, la persona prima del programma». Ne consegue che la comunità educante si oppone a ogni forma di individualismo, trasformando la relazione nello spazio educativo primario. La persona umana è infatti intrinsecamente relazionale: si nasce, si cresce, si abita nella “communio”. Dunque, l’educazione non può essere un percorso individualistico o solitario.

Ecco perché le università hanno la responsabilità di proporre un cambio di paradigma, diventando luoghi non solo di trasmissione di tecniche o nozioni ma anche di esperienza del sapere, facendo così emergere il valore culturale dell’educazione. Non esiste un ranking in grado di misurare l’effetto di questo nuovo paradigma educativo, di cui però è visibile l’impatto che ha sulla società. La resilienza degli atenei, specie cattolici, dipenderà dalla capacità di rafforzare la propria identità. Ciò significa competere sul valore fondato sui valori, preservando l’istruzione superiore da una concezione guidata da logiche di mercato.

“Inspiring Catholic Universities in Challenging Times” è il titolo dell’Assemblea Generale della Federazione delle Università Cattoliche Europee (FUCE) in programma a Zagabria dal 20 al 22 maggio all’Università Cattolica di Croazia. L’iniziativa affronta temi cruciali per la sostenibilità dell’intero sistema universitario. Tra le personalità presenti, il Ministro della Scienza, dell’Istruzione e della Gioventù Radovan Fuchs, la Ministra della Cultura e dei Media Nina Obuljen Koržinek, il Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede Cardinale José Tolentino de Mendonça, l’Arcivescovo emerito di Zagabria Cardinale Josip Bozanić e l’Arcivescovo di Zagabria, Gran Cancelliere dell’Università Cattolica di Croazia Monsignor Dražen Kutleša. Il testo pubblicato è uno stralcio dell’opening speech di Elena Beccalli, Presidente FUCE e Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Presidente Federazione Università Cattoliche Europee (FUCE) e Rettore Università Cattolica del Sacro Cuore

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