Le tecnologie su misura spingono il risparmio idrico
Tra le soluzioni adottate in agricoltura, turismo e industria spiccano gemelli digitali delle reti, sensori, microfiltrazione, dissalazione e recupero del calore per trasformare l’acqua in variabile strategica
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Industria alimentare, ospitalità, manifattura: settori diversi, stessa urgenza. L’acqua è strategica per coltivare, trasformare, lavare, raffreddare, accogliere. Dove è più preziosa diventa necessario ridurre sprechi e prelievi. Oggi la frontiera del risparmio idrico non passa più solo dal consumare meno, ma dall’usare l’acqua meglio, più volte e con meno energia. Non esiste una tecnologia risolutiva ma soluzioni da combinare: sensori, intelligenza artificiale, riuso, microfiltrazione, dissalazione, recupero del calore e modelli digitali delle reti. «Gli innumerevoli utilizzi dell’acqua fanno sì che non ci siano tecnologie vincenti, ma differenti tecnologie da sviluppare e integrare in un sistema complesso», spiega Stefano Malavasi, docente di Idraulica al Politecnico di Milano. Il cambio di metodo è decisivo: non gestire più l’acqua su valori medi – consumi standard, pressioni costanti, turni irrigui prefissati – ma adattare le decisioni a quello che accade davvero.
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Politecnico di Milano in prima linea
Tra le tecnologie più promettenti, spiega Malavasi, c’è il digital twin: una copia digitale di una rete idrica, di un sistema irriguo o di un impianto industriale. Un modello virtuale che dialoga con sensori e dati reali per capire dove l’acqua si perde, quando la pressione è eccessiva, quali consumi sono anomali e dove intervenire. Difficile da applicare ovunque, indica però la direzione: passare da una gestione “a calendario” a una guidata dai dati. La tecnologia, però, non basta se non se ne misura l’impatto. «La difficoltà principale in un problema di ottimizzazione della risorsa idrica è definire la funzione obiettivo», osserva Malavasi. Tradotto: bisogna decidere che cosa si vuole migliorare. Non bastano i metri cubi risparmiati: contano energia, qualità dell’acqua recuperata, sicurezza sanitaria, continuità del servizio, perdite ed equità del beneficio. Al FluidLab del Politecnico, Malavasi lavora sull’integrazione tra acqua, energia e controllo. «Da anni brevettiamo e sviluppiamo tecnologie per il recupero di energia da processi idraulici per l’ottimizzazione degli stessi per applicazioni civili e industriali». Un esempio è Oas, «una speciale valvola idraulica per l’irrigazione che, mentre regola il flusso dell’acqua, recupera una parte dell’energia che normalmente andrebbe sprecata». Quell’energia serve a comandare la valvola da remoto e a controllare la rete irrigua, senza aggiungerne dall’esterno.
Il sensore di Mutti
È questa logica – misurare, ridurre gli sprechi e riutilizzare dove possibile – che si ritrova nei tre ambiti in cui l’acqua pesa di più: agricoltura, turismo e industria. Nell’agricoltura di precisione, il punto non è irrigare meno in modo indiscriminato, ma irrigare meglio. Mutti, insieme all’Istituto dei materiali per l’elettronica e il magnetismo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha sperimentato Bioristor, un sensore applicato al fusto delle piante di pomodoro. Il dispositivo rileva lo stato fisiologico della pianta e aiuta a capire quando ha bisogno d’acqua. Nei test il sistema, abbinato all’IA, ha permesso di risparmiare il 45% di acqua rispetto alle pratiche convenzionali e di migliorare indicatori qualitativi come la parte solubile del pomodoro.
Il caso di Delphina
Nel turismo il tema è ridurre la pressione sulle riserve locali. In Sardegna, Delphina hotels & resorts combina gestione dei consumi, riuso e attenzione al paesaggio. Nei centri di talassoterapia, l’acqua di mare viene prelevata al largo, microfiltrata, usata in piscine e trattamenti benessere e poi reimmessa in mare con gli stessi parametri del prelievo. Così le attività non gravano sulle reti locali. Il risparmio passa anche dai giardini: 112 ettari di parchi mediterranei, con specie autoctone meno idroesigenti.
Il caviale Calvisius
Diversa è la traiettoria industriale, dove il risparmio nasce dall’integrazione tra processi produttivi. A Calvisano, Agroittica Lombarda produce il caviale Calvisius con un modello nato negli anni Settanta dall’integrazione tra siderurgia, acquacoltura e agricoltura. L’acqua delle vasche arriva dalla falda acquifera presente nella tenuta. Dagli impianti siderurgici attigui del gruppo Feralpi viene recuperato il calore, trasferito con uno scambiatore all’acqua di falda per portarla alla temperatura adatta all’allevamento degli storioni. Dopo l’uso, l’acqua viene restituita alla rete irrigua attraverso tre punti di uscita: arriva così ai campi già utilizzata nell’acquacoltura e arricchita di microalghe utili al terreno, facendo risparmiare energia agli agricoltori. È un uso a cascata: un processo industriale produce calore, l’acquacoltura lo utilizza, l’agricoltura riceve acqua valorizzata.



