In Borsa

Le tensioni in Medio Oriente fanno soffrire i titoli del lusso

Da Milano a Parigi, raffica di cali per i titoli del comparto. L’area era considerata la più promettente per il mercato dell’alto di gamma

di Giulia Crivelli

Il Dubai Mall è uno degli shopping center più grandi al mondo

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A margine di qualunque annuncio sui risultati dei primi nove mesi del 2025 o dell’intero esercizio, manager e imprenditori hanno ripetuto, nei mesi scorsi, più o meno lo stesso concetto: il Medioriente ha compensato le difficoltà di altre aree, Asia in testa, è lì che concentreremo gli investimenti del 2026 ed è in Paesi come Emirati, Arabia Saudita, Qatar che ci aspettiamo la maggior crescita delle vendite.

Non stupisce quindi il tonfo di ieri dei titoli del lusso: a Piazza Affari tra i più colpiti ci sono stati Brunello Cucinelli (-4,57%), Ferrari (-4%) e Moncler (-3,18%), che peraltro erano stati tra le pochissime aziende dell’alta gamma a chiudere in positivo il 2025. A Parigi Hermès, Lvmh e Kering hanno perso rispettivamente il 4%, 4,34% e il 5%, in linea con Richemont (-5,7% a Zurigo). Il calo ha interessato anche aziende del medio di gamma e persino del fast fashion: Inditex – il colosso spagnolo che controlla, tra gli altri, Zara – ha perso il 4,9% a Madrid, H&M quasi il 4% a Stoccolma. Le conseguenze della guerra partita dall’Iran si faranno sentire non solo nel lusso, ma in tutta l’industria della moda.

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Meglio, sempre ieri – si fa per dire – il gruppo Prada, che è quotato a Hong Kong e che giovedì 5 marzo darà i dati sull’esercizio 2025, dopo nove mesi di crescita a doppia cifra di ricavi e redditività, anche grazie al Medioriente: ieri il titolo aveva chiuso in calo dell’1,84%.

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