Alla Camera

Legge elettorale, ok al premio di maggioranza e al voto ai fuori sede. Bocciato l’emendamento dei vannacciani sulle preferenze

Giovedì mattina il voto finale sul provvedimento. Non passa l’emendamento dei vannacciani per la reintroduzione delle preferenze su cui il relatore si era rimesso all’Aula. Maggioranza divisa. Hanno votato a favore FdI e Noi moderati. Contrari Forza Italia e Lega oltre alle opposizioni. Martedì sera la bocciatura dell’emendamento di FdI a favore di capilista bloccati e preferenze

Il risultato del voto segreto sull'emendamento della maggioranza durante l’esame alla Camera della riforma della legge elettorale, Roma, 14 luglio 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI ANSA

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Via libera dell’Aula della Camera a tutti gli articoli della nuova legge elettorale (Stabilicum) che prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori (con un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori) alla coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti. Prevista anche l’indicazione, al deposito del contrassegno, del nome del candidato premier della coalizione. L’ok finale al provvedimento è previsto giovedì mattina.

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Tra gli emendamenti approvati, quello sul voto dei fuorisede, licenziato con l’ok di tutte le opposizioni. Prevede la possibilità, attraverso l’iscrizione in un apposito albo, per chi è lontano dal proprio Comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche di votare dove è temporaneamente domiciliato.

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L’Aula ha bocciato invece l’emendamento dei vannacciani che reintroduce le preferenze, su cui il relatore si era rimesso all’Aula. I voti a favore sono stati 139, i contrari 233. Insieme agli 8 deputati vannacciani hanno votato a favore della reintroduzione delle preferenze FdI e Noi moderati. Contrari Forza Italia e Lega oltre alle opposizioni.

Vannacci: Meloni tiri fuori attributi e faccia votare nostro emendamento su preferenze

Sulle preferenze senza capolista bloccato ha insistito Vannacci, sfidando la premier e il centrodestra. «Meloni tiri fuori gli attributi e faccia votare l’emendamento di Futuro Nazionale che propone le preferenze senza capolista bloccato. La partita non è persa, bisogna solo avere la volontà di vincerla» ha scritto sui social sotto un video il leader di Futuro nazionale, in cui ha lanciato un appello alla presidente del Consiglio: «Venga in aula, parli con i capigruppo del centrodestra, si scateni e tiri fuori gli attributi perché la partita non è ancora, ci vuole solo la volontà per vincerla».

Bocciato emendamento Bonetti su parità di genere

L’aula della Camera ha inoltre bocciato a voto segreto (223 no e 142 sì) anche l’emendamento alla legge elettorale presentato da Elena Bonetti (Azione) che prevedeva la parità di genere nel complesso delle candidature delle liste circoscrizionali a livello nazionale. Secondo la proposta di modifica, sostenuta da tutte le opposizioni, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 50 per cento. Mentre nella legge attuale la proporzione è 60/40. Sull’emendamento Bonetti il parere del governo e della maggioranza era negativo.

Ok a un emendamento di FI anti-frammentazione

 

Approvato invece un emendamento alla legge elettorale a prima firma dell’azzurro Paolo Emilio Russo che, così come spiegato dallo stesso deputato in Aula, punta «a ridurre la frammentazione del sistema politico ed evitare il proliferare di piccole liste fattore di instabilità». L’emendamento prevede che i voti delle liste sotto il “miglior perdente” della coalizione non concorrano a determinare la cifra elettorale nazionale ai fini del premio. Lo Stabilicum prevede attualmente che il cosiddetto diritto di ripescaggio: all’interno di ogni coalizione elettorale, la prima lista esclusa che si trova al di sotto della soglia di sbarramento del 3% ottiene comunque seggi e partecipa al riparto proporzionale.

La Rete contro la legge elettorale: già pronti decine di ricorsi

Intanto Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete contro la riforma della legge elettorale annuncia che «sono già pronti i ricorsi in decine di tribunali con l’obiettivo di un rinvio degli atti alla Corte costituzionale. Non è pensabile di andare a votare con una legge elettorale che stravolge la nostra Costituzione». «Siamo pronti a una mobilitazione in tutto il Paese contro una legge elettorale che stravolge i nostri equilibri democratici» ha sottolineato Zaccaria annunciando che domani sera ci sarà una riunione della Rete. «Si creerà un clima simile a quello del referendum» ha assicurato

La bocciatura dell’emendamento di FdI

La maggioranza non ha passato martedì il test del voto segreto sulle preferenze. L’emendamento di FdI (capolista bloccato e fino a tre preferenze con alternanza di genere), è stato bocciato per un solo voto (187 i favorevoli, 188 i contrari), affossato da una trentina di franchi tiratori. Esultano le opposizioni che invocano la crisi di governo e il voto anticipato. Ma il centrodestra intende archiviare la sconfitta. E andare avanti con l’approvazione della legge.

L’esame del provvedimento è proseguito in Aula fino a mezzanotte. Non è passata la richiesta del centrosinistra di fermare i lavori dopo l’affossamento delle preferenze. Con una coda notturna delle opposizioni che hanno “occupato” l’Aula e chiesto la sospensione dei lavori per il filmato dei vannacciani che hanno filmato il loro voto segreto per evitare l’accusa di essere franchi tiratori. E hanno puntato il dito contro il deputato di Futuro Nazionale, Domenico Furgiuele, che in Aula avrebbe pronunciato il nome di Hitler. Non solo. Le opposizioni (M5s, Avs, Pd, Iv e Più Europa) nella seduta notturna hanno comunicato per protesta anche il ritiro di quasi tutti gli emendamenti (escluso tra gli altri quello sui fuorisede e quelli che riguardano le firme digitali e le regole per accedere alla competizione elettorale).

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L’ira di Meloni

Meloni, che sull’emendamento su capolista bloccati e preferenze ha “messo la faccia” arrivando a sfidare le opposizioni con la richiesta di contarsi senza ricorrere al voto segreto, nella serata di martedì non ha nascosto rabbia e delusione («Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude») e ha ammesso che «nella maggioranza sono mancati diversi voti» e «serve una riflessione».

La maggioranza va avanti sullo Stabilicum

Il leader azzurro Antonio Tajani ha parlato di «incidente di percorso». E ha assicurato: «Si va avanti». «Portiamo a termine il provvedimento e poi faremo il punto su tutto» aggiunge il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami. L’obiettivo per la maggioranza resta dunque approvare lo Stabilicum all’esame da ieri di Montecitorio. Restano le liste bloccate. E addio alle preferenze. In ogni caso, ha ricordato il presidente del Senato Ignazio La Russa, si potrà giocare un secondo tempo al Senato, dove sul punto non è previsto «il voto segreto» e ci sarà la «possibilità concreta di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera».

L’emendamento bocciato

Nella tarda serata di martedì alla Camera si è materializzato dunque lo scenario peggiore per la premier. In una giornata che ha registrato un pienone visto raramente in Aula, coi ministri-deputati corsi al proprio scranno dopo il Cdm per partecipare a una votazione che è finita come nel centrodestra non si aspettano. Tanto più che relatori e governo avevano dato parere favorevole all’emendamento meloniano sulle preferenze, dopo l’iniziale intenzione di rimettersi all’Aula.

Non tiene l’accordo nel centrodestra

L’accordo con Lega e FI sembrava blindato. Carroccio e azzurri nella mattinata di martedì avevano annunciato il voto a favore dell’emendamento firmato da FdI, Noi Moderati e Udc, che prevedeva il capolista bloccato e a seguire la possibilità di mettere fino a 3 preferenze, di cui una di genere. I gruppi parlamentari di Fi e Lega avevano preso atto della linea di Matteo Salvini e Antonio Tajani dai quali era arrivato un via libera di massima, sia pure obtorto collo. Tajani avevano parla di «accettabile proposta di compromesso». E anche i vannacciani, a favore delle preferenze “tout court”, avevano annunciato voto a favore dell’emendamento di FdI definito “meno peggio”.

I franchi tiratori

Dopo la bocciatura dell’emendamento meloniano i partiti azionisti di governo - off the record - si sono rimpallati le responsabilità. Anche se ufficialmente sia FI che Lega hanno negato che i franchi tiratori fossero concentrati al loro interno. C’è chi ha parlato di una “protesta” sotterranea e trasversale delle donne di centrodestra contro la mancata garanzia della parità di genere che potrebbe aver fatto saltare il banco. L’emendamento di FdI prevedeva infatti che il meccanismo dell’alternanza di genere scatti al terzo nome presente in lista, con la possibilità dunque che il genere del capolista bloccato e del primo nome in scheda coincidano.

L’esultanza e il pressing delle opposizioni

Il centrosinistra ha fatto il suo gioco. E ha chiesto il voto segreto contando sui franchi tiratori per smascherare le divisione interne alla maggioranza. Dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze dai banchi del campo largo sono esplosi i cori “dimissioni”, “elezioni”. «Adesso Meloni tragga le conseguenze», è il refrain che hanno scandito i leader. Schlein ha parlato di voto «contro l’arroganza» della premier. Conte ha incalzato rivolto al centrodestra: «Meloni ha lanciato una sfida a metterci la faccia, ce l’avete messa e avete sfiduciato la vostra presidente del Consiglio». Ma la maggioranza tira dritto.

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