Lei ha vinto Masterchef, lui è Executive chef ma hanno ancora voglia di imparare
Anna Zhang e Emin Haziri sono due giovani spinti dall’amore per la cucina, una passione che richiede studio, dedizione, umiltà e sacrificio
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Cucinare è come un viaggio in cui si incontrano culture diverse e quando queste si mescolano, danno origine a un’infinità di sapori. Lo sanno bene Anna Zhang, vincitrice della 14esima edizione di Masterchef Italia e Emin Haziri Executive chef del ristorante Procaccini di Milano. Due professionisti giovani che hanno una carica di entusiasmo e passione che li ha già portati a raggiungere importanti traguardi. Hanno raccontato la loro esperienza nella giornata conclusiva del Festival dell’economia in un incontro dal titolo «Cucinare sogni: storie di talenti senza frontiere».
Da dove nasce la passione
Anna, nata e cresciuta in Italia, è arrivata nel nostro Paese perché i suoi genitori non si sono piegati all’assurda legge cinese del figlio unico e così si sono trasferiti prima a Rovigo e poi a Milano. «Sono cresciuta a melanzane e soia, nel mio frigo il parmigiano lo vedo da quando sono al mondo così come l’origano e l’erba cipollina e non sopporto la parola fusion perché questo termine sembra mettere insieme cucine diverse in maniera forzata, invece la contaminazione è naturale. Con il Covid ho alimentato la mia passione culinaria». Emin, invece, arriva da Kosovo, Paese che la famiglia ha abbandonato dopo la guerra. «Ho origini molto umili, il tragitto fino a Trieste, che ora è la mia casa, l’ho fatto a piedi. Mia mamma avrebbe voluto che facessi il medico o l’avvocato, ma poi mi l’ho convinta a farmi frequentare l’alberghiero, dove uno dei professori di cucina mi disse che non ero proprio tagliato per fare il cuoco». Quando si dice la lungimiranza..
Gli obiettivi: l’oasi..
Esplosiva lei, più introverso lui, hanno alle spalle due storie diverse ma quello che li unisce è la determinazione che si legge nei loro occhi, quella di chi ha creduto nel proprio sogno e non ha mai mollato. Sì perché per diventare un grande cuoco ci vuole tenacia, umiltà ma soprattutto tanta voglia di imparare. E loro ce l’hanno. Ora entrambi hanno dei progetti: Anna sogna un’oasi con una cucina a scopo divulgativo in cui riconnettere l’uomo con la natura non solo attraverso attività culinarie ma anche artistiche, come la pittura con le mani e la musica con strumenti antichi come per esempio l’arpa cinese (un modo per tornare alle origini).
..e la stella Michelin
Emil, invece, un obiettivo lo ha già raggiunto: quello di cambiare la vita dei suoi genitori. Ora punta a prendere una stella Michelin e a tornare nel suo Paese portando una cultura culinaria che lì ancora non è molto sviluppata. «Finiti gli studi ho cominciato subito a lavorare - spiega Emin -. Ho lavorato con grandi chef e sono passato per le cucine di tanti grandi ristoranti. È un lavoro duro che non ha orari e senza dedizione non si può fare. Bisogna partire da zero, studiare e fare tanta esperienza e invece molti giovani dopo due giorni se ne vanno perché guardando tik tok pensano di poter essere subito come Canavacciuolo e alla prima difficoltà mollano. Ma i grandi chef che vediamo in televisione hanno fatto una gavetta lunga e importante».
Tanto lavoro dietro ai bei piatti
Pensiero condiviso da Anna: «Io ho vinto un talent - aggiunge - ma sono una cuoca amatoriale, devo fare ancora tante esperienze e apprendere tecniche culinarie che ancora non ho. Non sarei in grado oggi di aprire un ristorante. I social fanno vedere soltanto il piatto finito che in genere è bellissimo, non permettono di capire quale sia il grande lavoro che c’è dietro o la varietà di ingredienti utlizzata. L’informazione e la conoiscenza sono fondamentali». Una raccomandazione di entrambi è non sprecare il cibo, sceglierlo perché è buono e non perché è bello. Se poi è di stagione, è meglio.


