Leonardo con i droni turchi guarda a modello e mercato ucraino
Il ceo Mariani, in occasione del salone di Farnborough, annuncia ufficialmente il velivolo di derivazione Baykar TB-3, nato dalla jv LBA System, e aggiunge: «Dovremmo prevedere forme di cooperazione con l’industria di Kiev». Mentre «su Aerostrutture entro l’anno un accordo in Medioriente». Le due strade spiegano quanto i Middle Power siano diventati importanti e come il “go to market” sperimentato in Ucraina sia un sistema irreversibile
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I punti chiave
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Dallo stand espositivo di Leonardo si vede la pista di Farnborough, trafficata di aerei che si esibiscono in occasione del salone internazionale nei pressi di Londra. A ridosso dello chalet, c’è invece un esemplare di M 345, velivolo da addestramento con livrea verde e rossa, un elicottero AW 149 nella recentissima configurazione scelta dal Ministero della Difesa. Il terzo esemplare in esposizione statica è invece il drone Astore Levante. A terra, sotto le ali ripiegabili, alcuni dei payload applicabili. Dalle bombe guidate Roketsan della famiglia Mam ai mini Cruise di Bayakar KEW MANKES 1. Non sono però questi i dettagli importanti. La differenza la fa il velivolo in sé. Si tratta della customizzazione del drone di Baykar TB-3 secondo le esigenze del mercato europeo, Nato e italiano e attualmente in produzione presso lo stabilimento Leonardo di Ronchi dei Legionari. Il drone è dunque frutto di LBA System, la Joint Venture tra Leonardo e Baykar (in Italia assistita dallo studio legale Gianni & Origoni) annunciata formalmente ieri dal ceo e general manager di Leonardo, Lorenzo Mariani.
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Gli acquirenti
Il mezzo dovrebbe già vedere un primo acquirente nella nostra Marina, ma testate specializzate come RID, ipotizzano che il cliente di lancio sia l’Aeronautica. Indipendentemente dalle tempistiche è interessante analizzare i potenziali risvolti internazionali dell’operazione di Jv con i turchi. Baykar è un nome nel settore e ciò potrebbe consentire leve interessanti e probabili o possibili triangolazioni con il mercato ucraino. «Le competenze acquisite dall’industria ucraina durante il conflitto sono davvero eccezionali», ha detto in conferenza stampa Mariani. Essendo «esposta a minacce e ha maturato un’esperienza operativa che nessun altro avrebbe potuto acquisire in precedenza. Pertanto, credo ci siano ampi margini di collaborazione. Non vi è un obiettivo specifico da poter comunicare oggi, ma sono fermamente convinto che una collaborazione di successo, come quella tra Leonardo e Baykar, dovrebbe prevedere anche forme di cooperazione con l’industria ucraina nell’ambito dei droni». La scelta sarebbe totalmente sostenuta dai numeri imponenti del nuovo mercato.
Il mercato
All’inizio della guerra, nel 2022, i droni prodotti in Ucraina sono stati meno di 500. Nel 2025, l’Ucraina ha dichiarato un obiettivo di produzione di circa 4,5 milioni di droni (prevalentemente FPV, ma anche ricognitori e UAV a lungo raggio). Il dato consuntivo è stato molto vicino alle previsioni: 4 milioni. Mentre l’obiettivo per l’anno in corso, anche attraverso le oltre 160 aziende, è di arrivare a 8 milioni di pezzi. Questo spiega l’enorme numero di attacchi, svolti spesso con interi sciami. I droni AN-196 Liutyi e FP-1 sono diventati strumenti centrali. Il FP-1 avrebbe una portata dichiarata intorno a 1.600 chilometri e un costo di circa 55.000 dollari. Non è poco in assoluto, ma è molto meno del costo di un missile da crociera. Nel 2025 l’Ucraina avrebbe lanciato fra 18.000 e 22.000 droni verso la Russia, con un aumento enorme rispetto al 2024. Mosca rivendica circa 22.500 abbattimenti su una stima di 25.000-27.000 lanci, cioè un tasso dichiarato molto alto. Al di là delle dichiarazioni di parte, tali numeri si riflettono sugli andamenti in Borsa di quei titoli le cui aziende stanno dimostrando di maneggiare con sapienza il nuovo modello di scontri e i sistemi anti droni.
Medioriente
Il mercato dei velivoli senza pilota si incrocia per giunta anche con una seconda area geografica di estremo interesse per Leonardo. Cioè il Medioriente, dove l’azienda guidata da Mariani è in discussione per chiudere una partnership industriale e finanziaria per il rilancio del business Aerostrutture. «Il progetto di joint venture nel settore delle Aerostrutture sta procedendo - ha confermato Mariani -. L’obiettivo di fondo è avere un partner che possa da un lato condividere l’onere degli investimenti in questo campo, che richiede continui esborsi per migliorare la qualità e la capacità produttiva, ridurre le tempistiche e introdurre nuove tecnologie, e dall’altro apportare nuovo volume d’affari. Abbiamo già individuato un potenziale partner». «Inizialmente», ha precisato, «il mio predecessore prevedeva di concludere un primo memorandum d’intesa entro il mese di giugno di quest’anno. Tuttavia, a causa delle difficoltà causate dal conflitto in Medioriente, gli incontri di persona sono risultati più complessi. Alcune attività legate alla definizione del progetto hanno subito dei lievi slittamenti, ma resta comunque nostro obiettivo comune arrivare alla conclusione entro la fine dell’anno. Si tratta di un progetto complesso, non solo per quanto riguarda la volontà delle parti coinvolte, ma anche per la struttura che l’accordo finale assumerà».
Nel complesso le lezioni che il mercato della Difesa e della sicurezza stanno apprendendo dall’evoluzione della guerra in Ucraina e dagli scontri nei dintorni di Hormuz sono sostanzialmente due. Primo, i Paesi cosiddetti Middle Power sono non solo più influenti, ma anche permettono alle aziende europee una nuova visione e la possibilità di triangolare i mercati. Una tattica che non può più essere sottovalutata in un contesto, come l’attuale, a geometrie variabili e in fase di multilateralismo svanente. La seconda lezione sta negli investimenti finanziari che devono essere più flessibili e nei tempi di realizzazione che devono essere estremamente brevi. Il go to market, verso un modello ucraino…

