Il dibattito

Letta: «Per l’Europa è il momento dell’indipendenza». Marcegaglia: serve autonomia energetica

L’ex premier: il Vecchio Continente deve superare le proprie debolezze. Marcegaglia: l’impresa ha bisogno di autonomia energetica

Luca Benecchi

Una Europa, un mercato
Nella foto: Enrico Letta, Emma Marcegaglia

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«Il punto di svolta? La vicenda della Groenlandia e del tentativo di Trump di annetterla agli Stati Uniti. Questo ha fatto completamente cambiare approccio ai Paesi del Nord Europa. Raramente si è visto un momento così interessante nella vita europea, in cui c’è una fortissima voglia di indipendenza, di autonomia e di integrazione».

Così Enrico Letta ha voluto iniziare il suo intervento nel dialogo con Emma Marcegaglia, moderato da Maria Latella, al Festival dell’Economia di Trento.

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«Mi sentirete ripetere molte volte la parola indipendenza. Secondo me – ha continuato Enrico Letta - è il momento dell’indipendenza, della dichiarazione di indipendenza dell’Unione europea. Questo perché invece la dipendenza verso l’esterno, con la quale abbiamo vissuto in tutti questi anni, è il grande elemento della nostra debolezza».

Un punto debole che è anche quello di dover fare scelte complicate in tempi lunghissimi rispetto al contesto della contemporaneità.

«Pensate alla fatica che abbiamo fatto a fare l’Euro, un decennio intero. Un grande successo che oggi nessuno mette più in discussione. Queste cose non si fanno in un mese. E ora - ha continuato l’ex premier - dobbiamo innescare lo stesso processo per l’energia, la connettività, i mercati finanziari e, infine, per la difesa comune. Questo perché se agiamo divisi ne pagheremo le conseguenze».

Solo che i tempi decisionali europei si fanno spesso sorprendere dalla storia. E il problema è che poi arriva Hormuz. «Non c’è tempo da perdere - ha aggiunto l’ex premier -. Abbiamo bisogno di interventi immediati. Dobbiamo intervenire con sussidi o allentando il patto di stabilità. Tutte cose sacrosante, ma senza dimenticare che saranno i progetti di lungo periodo quelli che ci proteggeranno in futuro».

Emma Marcegaglia ha in primo luogo voluto sottolineare che le sole cose che si stanno muovendo in questo momento in Europa, con difficoltà e con lentezza, nascono da due grandi progetti intellettuali italiani con Enrico Letta e il suo “One Europe, one market” e l’agenda di Mario Draghi.

«La chiusura dello Stretto di Hormuz è un tema molto serio- ha spiegato - critico e in alcuni casi sottovalutato dai mercati finanziari. Da lì passa il 20% della produzione del gas e del petrolio mondiale e in pochi giorni il prezzo del petrolio è cresciuto del 50% mentre quello del gas è arrivato a aumentato del 60 per cento. «Dobbiamo - ha detto la presidente di Marcegaglia Holding - tenere conto che nei paesi del Golfo non si estrae solo gas e petrolio. Ma si producono una serie di materie prime importanti per i processi di trasformazione dell’industria. Settori decisivi come chimica, siderurgia e agricoltura. Questo porterà a maggiore inflazione e a una riduzione degli investimenti e dei consumi». Marcegaglia è convinta che se questa situazione non si risolve, il vero impatto sui conti lo vedremo nei prossimi mesi.

«Dobbiamo essere meno dipendenti - ha proseguito - più autonomi e strategici. È dal 2020 che c’è una crisi dopo l’altra, dal Covid alla guerra in Ucraina alla situazione di oggi. In queste condizioni è difficile per un imprenditore programmare degli investimenti. Credo che dobbiamo spingere l’Europa e anche il nostro paese a puntare su una maggiore autonomia strategica».

Secondo Enrico Letta l’energia è la cartina di Tornasole delle dipendenze europee.

«Noi vogliamo essere padroni a casa nostra e allo stesso tempo vogliamo essere indipendenti a livello globale. Le due cose sono incompatibili. L’Europa - ha continuato - è una specie di Arlecchino, in cui ogni paese ha la sua politica energetica». Cosa che non accade solo nell’energia. «Un fattore che ci rende deboli e impotenti è avere 27 mercati finanziari diversi, gli americani ne hanno uno solo. La forza dell’economia reale europea è simile per dimensione e per ordine di grandezza e quella Usa. Noi siamo il 18% del Pil mondiale, gli americani il 25%».

Letta invita a vedere come questa economia reale si trasforma in economia finanziaria in modo non competitivo: «notiamo - ha detto - che l’Europa che passa dal 18% al 12% a livello di quota globale mentre gli Stati Uniti passano dal 25% al 60 per cento. E questo ha un impatto su tutto, sugli investimenti che avremmo bisogno di fare, da dedicare a intelligenza artificiale ed energia».

La questione è che i trattati Ue garantiscono a ogni paese la totale autonomia di salvaguardia del mix energetico. In questo senso per Letta la sovranità nazionale in un mondo di giganti è un fake. «La sovranità nazionale giocata senza la sovranità europea è un enorme regalo a russi, americani e cinesi. Solo la sovranità europea ci salva perché è solo in quella dimensione che noi siamo in grado di usare tutte le fonti energetiche che abbiamo».

Marcegaglia ha sottolineato come essere dipendenti sull’energia impatta direttamente sul portafogli delle famiglie e sui conti economici nelle imprese. E, quindi, sulla capacità del paese di creare posti di lavoro. «Così non saremo più in grado di essere competitivi, di avere capacità di stare sui mercati. Con la conseguenza che non riusciremo più a sostenere il nostro welfare, che è una delle nostre forze». Bisogna fare delle scelte oggi, per evitare un declino chiaro domani.

«Il mix energetico che noi dovremmo avere - ha detto ancora Marcegaglia - comporta più rinnovabili, un 15/20 per cento di nucleare e ancora un po’di gas. Penso che il nucleare dobbiamo farlo con le tecnologie nuove, le più pulite e le più sicure, ma dobbiamo farlo».

«Siamo tutti fortemente europeisti. Però dobbiamo fare delle scelte, non c’è più tempo. Siamo in una situazione in cui la Cina, che non è una democrazia, e gli Stati Uniti decidono in tempi strettissimi. Noi non possiamo stare fermi».

Poi il capitolo difesa comune. Per Enrico Letta «l’invasione russa dell’Ucraina ci ha insegnato che la questione è ormai ineludibile, ma se c’è un tema sul quale dobbiamo essere europei è questo. E non lo siamo. Non lo siamo culturalmente, ognuno è ancora per conto proprio anche se abbiamo fatto dei passi avanti».

Emma Marcegaglia si è detta totalmente d’accordo con Letta: «dobbiamo avere una politica di difesa comune. Un ruolo importante lo avranno le imprese dei diversi paesi europei che dovranno accordarsi. Ma ci sono già dei progetti comuni».

Sulla necessità di una dichiarazione di indipendenza Marcegaglia ha ribadito che l’Europa, per com’è, nella sua cultura, deve essere autonoma.

«Attenzione però - ha concluso -: sono sempre dell’idea che comunque dobbiamo avere un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. Difficile con questa amministrazione, ma il futuro speriamo possa essere differente. L’Europa ha ancora tante carte da giocare. Noi siamo qui a dire che andiamo avanti, possiamo farlo, abbiamo le forze, abbiamo il dinamismo, abbiamo l’intelligenza».

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