«Liberi di scegliere è un precedente a livello mondiale». Così bambini e donne fuoriescono dai contesti mafiosi
Il giudice minorile Roberto di Bella, che creò il primo protocollo per allontanare figli e mogli dalle famiglie di mafia, segue l’evoluzione normativa del suo progetto. Indispensabile una formazione multidisciplinare per magistrati, avvocatura, assistenti sociali
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I punti chiave
- «Non eravamo degli avventurieri»
- Minori e vedove bianche
- Una pietra miliare per combattere il disagio giovanile
- Nelle aule dei tribunali, stesse famiglie, stessi cognomi
- 10 mln l’anno per sostenere chi sceglie di affrancarsi
- Nessuna equiparazione con il programma di protezione
- «Abbiamo capito che contro la mafia non bastava il 41 bis»
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Da protocollo temporaneo e limitato a legge per la protezione di minorenni e donne pronte a uscire dai contesti della criminalità organizzata. “Liberi di scegliere” dal 17 luglio 2026 è una norma italiana (n.131) approvata all’unanimità dal Parlamento. E chi, nel 2012, l’ha ideata nella sua forma originaria oggi tradisce una grande emozione.
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«Non eravamo degli avventurieri»
«Ci hanno detto di tutto, che violavamo le norme, che deportavamo i minori, che eravamo degli avventurieri del diritto e invece il tempo e i risultati ottenuti hanno dimostrato che potevamo offrire davvero un’alternativa ai figli e alle donne dei boss. Che potevamo contrastare la devianza minorile interrompendo la trasmissione della cultura mafiosa»: Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Catania dal 2020, ha diretto per 25 anni, prima del suo trasferimento in Sicilia, lo stesso ufficio giudiziario di Reggio Calabria.
Minori e vedove bianche
Territori ad alta pervasività mafiosa, dove Di Bella ha messo a punto una serie di misure di tutela transitorie, come l’allontanamento dei figli dalle famiglie mafiose e provvedimenti di decadenza o di limitazione della responsabilità genitoriale. «Così abbiamo salvato più di 200 bambini e 34 donne. L’obiettivo è sempre stato quello di proteggere in primis i più piccoli, tutelandone l’integrità emotiva e fisica, proponendo percorsi in comunità o in famiglie affidatarie, oltre i confini regionali, sollevando tante volte le madri da responsabilità troppo difficili da assumere. Molte di loro sono vedove bianche, prigioniere delle famiglie, con i mariti all’ergastolo».
Una pietra miliare per combattere il disagio giovanile
Il protocollo, che negli anni si era esteso da Reggio alle procure di Napoli, Catania e Milano, è stato studiato dalla Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, vagliato dal Comitato cultura della legalità e protezione dei minori, coordinato dalla senatrice del Partito democratico Enza Rando. Così è diventato una legge dello Stato. «Ero in aula quando Liberi di scegliere è stato votato all’unanimità. Una forte emozione, per il lavoro svolto fino a quel momento e per i minori e le madri cui abbiamo dato una speranza. La legge rappresenta un precedente a livello mondiale, non esiste niente di simile in nessun altro ordinamento – aggiunge Di Bella -. Ora sono necessari dei percorsi di formazione multidisciplinare per magistrati, avvocatura, assistenti sociali, psicologi, insegnanti. La norma può diventare una pietra miliare nelle strategie di prevenzione del disagio giovanile».
In caso di arresti per fatti di mafia o più in generale di criminalità organizzata di genitori di minori, ad esempio, è previsto che le ordinanze di custodia in carcere o ai domiciliari siano subito trasmesse ai tribunali per i minorenni.







