Il piano 2026

Liste d’attesa, esami nel weekend e screening: la Sardegna dà gli obiettivi ai manager delle Asl

La nuova strategia collega in modo diretto le performance dei direttori generali ai risultati conseguiti puntando su responsabilità, trasparenza e misurabilità

di Davide Madeddu

 (Adobe Stock)

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Via libera al piano che delinea gli obiettivi dei direttori generali per il 2026 su prestazioni sanitarie e liste d’attesa della Sardegna. La Giunta regionale ha approvato la delibera che definisce gli obiettivi 2026, introducendo «un sistema strutturato di azioni coordinate» per la riduzione delle liste d’attesa e il miglioramento dell’efficienza del sistema sanitario pubblico.

Il provvedimento, sottolineano dalla Regione, «rappresenta un cambio di paradigma nell’organizzazione della sanità regionale perché collega in modo diretto e misurabile le performance dei direttori generali ai risultati conseguiti». Per ciascun obiettivo sono infatti individuati indicatori quantitativi, valori minimi, target semestrali e annuali, fonti di rilevazione e criteri di valutazione oggettivi, con monitoraggio periodico del raggiungimento dei risultati.

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Il meccanismo

«Rafforziamo un modello fondato sulla responsabilità, sulla trasparenza e sulla misurabilità dei risultati - sottolinea la presidente della Regione Alessandra Todde che ha l’interim della Sanità- . Vogliamo collegare in modo puntuale gli obiettivi assegnati ai Direttori generali agli esiti concreti ottenuti sui territori».

La delibera assegna una quota di punti percentuale complessivi ai direttori generali delle aziende sanitarie regionali per gli obiettivi 2026 pari rispettivamente a 48 punti alle aziende sociosanitarie locali, 38 punti all’Arnas Brotzu e alle Aziende ospedaliero-universitarie di Cagliari e Sassari, 20 punti ad Ares e 5 punti ad Areus.

Le aree d’intervento

Le aree di intervento individuate dalla Regione sono tre. La prima riguarda la produzione dei servizi sanitari e l’efficienza organizzativa, alla quale sono destinati 21 punti per le Asl, 26 punti per le aziende ospedaliere, 20 punti per Ares e 5 punti per Areus. In quest’ambito rientrano gli obiettivi relativi all’incremento delle prestazioni diagnostiche, al miglioramento delle performance di Tac e risonanze magnetiche, alla connessione in rete degli ecografi e alla formazione degli operatori sanitari per l’utilizzo integrato delle apparecchiature.

«Tra le principali innovazioni introdotte - rimarcano dall’assessorato - c’è l’estensione delle attività diagnostiche fino alle ore 22 nei giorni feriali e il sabato mattina, misura finalizzata ad aumentare significativamente la capacità produttiva delle strutture pubbliche e a ridurre i tempi di accesso agli esami. La Regione punta, inoltre, al pieno utilizzo delle risorse destinate alle prestazioni aggiuntive per il recupero delle liste d’attesa, comprese quelle del Fondo Balduzzi e gli ulteriori finanziamenti regionali».

La seconda area riguarda la riduzione dei tempi d’attesa, alla quale sono assegnati 12 punti per le aziende territoriali e ospedaliere. Gli obiettivi prevedono l’incremento delle visite specialistiche e degli esami strumentali con priorità D, il miglioramento del rapporto tra prestazioni prescritte ed erogate e il monitoraggio costante dei tempi di accesso attraverso la Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa istituita presso Agenas.

La terza area strategica riguarda i programmi organizzati di screening oncologico, ai quali sono destinati 15 punti per le aziende territoriali. Gli obiettivi riguardano il miglioramento dei livelli di copertura degli screening mammografico, colorettale e cervicale, con target progressivi definiti sulla base dei dati regionali e degli standard nazionali.

«La riduzione delle liste d’attesa passa certamente attraverso l’aumento della capacità produttiva, l’estensione degli orari della diagnostica e l’utilizzo pieno delle tecnologie disponibili, ma anche attraverso una forte strategia di prevenzione - prosegue la presidente -. Gli screening oncologici salvano vite: riducono la mortalità e, in alcuni casi, persino l’incidenza delle malattie grazie all’individuazione precoce delle lesioni precancerose. Oggi la Sardegna presenta ancora livelli di copertura inferiori agli standard nazionali: il nostro obiettivo è recuperare questo divario e garantire a tutti i cittadini le stesse opportunità di prevenzione e cura, indipendentemente dal territorio in cui vivono».

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