I fronti

Liti di lavoro in crescita. Ma la specializzazione si muove a due velocità

Le nuove cause in materia di occupazione e previdenza nel 2025 sono state oltre 300mila. Focus su pubblico impiego, licenziamenti e salari

di Valentina Melis

Illustrazione di Alice Micol

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L’aumento costante delle nuove liti di lavoro e previdenza nei tribunali italiani, che prosegue dal 2022, in controtendenza rispetto all’andamento generale del contenzioso civile, calato di quasi il 9% fra il 2019 e il 2025, riporta in auge una delle attività cruciali degli avvocati giuslavoristi, accanto alla consulenza alle aziende, che è essenziale anche per prevenire le liti.

Secondo i dati diffusi recentemente dal ministero della Giustizia, le cause in materia lavorativa e previdenziale arrivate nei tribunali italiani nel 2025 sono state 317.274, in aumento dell’1% rispetto all’anno precedente e del 4,2% rispetto al 2019, quindi al periodo pre-Covid. A trainare le liti, c’è soprattutto il pubblico impiego (scuola e sanità in testa), ma crescono anche le cause relative ai licenziamenti nel settore privato (+11,5% rispetto al 2024).

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Secondo l’avvocata Tatiana Biagioni, presidente dell’Agi, l’associazione degli Avvocati giuslavoristi italiani, ci sono alcuni settori delle cause di lavoro destinati ad aumentare. «Ad esempio - spiega - le recenti decisioni della Cassazione sulla Naspi nel caso di dimissioni per giusta causa, con l’esigenza di dimostrare l’esistenza di questa giusta causa per accedere alla prestazione, rappresentano un orientamento che potrebbe portare il contenzioso a crescere. Sono destinate ad aumentare, a mio avviso, anche le liti relative alle dimissioni per fatti concludenti, in seguito all’introduzione della nuova procedura prevista dalla legge 203/2024. In considerazione della mia esperienza professionale - continua - credo che una parte non trascurabile del contenzioso continui a riguardare la compatibilità delle disposizioni dei Ccnl sulla retribuzione con quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione sui requisiti della sufficienza e proporzionalità della stessa. Infine, il recepimento della direttiva Ue 2023/970 sulla parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore avrà un impatto nell’organizzazione aziendale ma potrebbe avere anche un’incidenza sul contenzioso».

La questione salariale

Il tema dell’adeguatezza delle retribuzioni e dei contratti collettivi applicati è stato riportato al centro del dibattito pubblico dal decreto Lavoro del 30 aprile (Dl 62/2026), che dedica il Titolo II a una serie di disposizioni sul salario giusto. «Io credo che gli avvocati giuslavoristi svolgano un ruolo fondamentale nel contrasto al dumping contrattuale - continua la presidente Biagioni - certamente con azioni in giudizio, ma anche in via stragiudiziale, per verificare la conformità degli stipendi all’articolo 36 della Costituzione, e garantire che siano applicati nelle aziende contratti collettivi “di qualità” e non i contratti cosiddetti “pirata”, costruiti ad arte per abbassare retribuzioni e tutele. Peraltro, il tema della rappresentatività delle organizzazioni sindacali è un aspetto centrale del quale parleremo in maniera approfondita nel nostro evento nazionale a Lecce dal 22 al 24 ottobre prossimo» (il titolo del prossimo convegno nazionale dell’Agi è «Il lavoro che verrà. Governance e partecipazione», www.convegnoagi2026.com).

La specializzazione dei legali

Prosegue con una doppia velocità il percorso di specializzazione degli avvocati giuslavoristi, avviato a partire dall’anno scorso in linea con le regole sulla specializzazione dei legali. Una materia disciplinata fin dal 2015 ma con un iter che dal punto di vista normativo si è stabilizzato solo dal 2022.

Le vie possibili sono due: la specializzazione acquisita attraverso corsi ad hoc, o il riconoscimento per chi da anni svolge l’attività di avvocato giuslavorista. «I corsi di specializzazione - spiega ancora l’avvocata Biagioni - nati dalle convenzioni tra le Associazioni specialistiche più rappresentative come l’Agi, e le università, nel nostro caso quelle di Torino, Milano Bicocca, Padova, Firenze, Luiss di Roma, Reggio Calabria e Catania, sono iniziati a ottobre dell’anno scorso.

Siamo veramente soddisfatti del lavoro svolto e del percorso che porterà gli iscritti alla specializzazione, dopo due anni di corso».

Ci sono difficoltà, invece, per quanto riguarda la specializzazione da riconoscere ai legali in virtù della “comprovata esperienza”. «Su questo fronte - nota Biagioni - i ritardi sono preoccupanti: non sono ancora partiti, infatti, in maniera definitiva, i colloqui utili a ottenere la specializzazione per chi da anni svolge l’attività di giuslavorista. Il fatto che chi frequenta le scuole possa ottenere la specializzazione prima di chi svolge da anni la professione nel diritto del lavoro è senza dubbio un problema».

L’impatto dell’Ai

Quanto all’impatto dell’intelligenza artificiale e in generale delle nuove tecnologie sui posti di lavoro, la presidente Agi mette l’accento su una priorità: «Il problema esiste - conclude - e ci chiediamo fino a che punto la sostituzione tecnologica delle mansioni, e non solo, può giustificare la soppressione di un posto di lavoro. Occorre interrogarsi su quali strumenti di protezione offrire per affrontare una transizione che rischia di produrre nuove forme di vulnerabilità occupazionale».

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