Energia

Lo scatto di Exergy: boom di ricavi con la geotermia hi tech

L’azienda di Olgiate Olona punta al record di 80 milioni. Dopo le Azzorre altre maxi-commesse in arrivo

di Luca Orlando

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Da otto milioni a 80, in soli cinque anni. Percorso importante quello di Exergy, produttore di impianti di energia rinnovabile in grado di ripartire dopo la caduta post-covid e di raggiungere il massimo storico. Business che l’azienda di Olgiate Olona, rilevata nel 2019 dal gruppo cinese Tica (2,4 mld di $ di ricavi), sviluppa con gli impianti geotermici.

Strutture da decine di milioni di euro basate sulla tecnologia Orc (Organic Rankine Cycle), dirette per la stragrande maggioranza sui mercati internazionali.

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«L’Italia in effetti per noi vale pochi punti percentuali - spiega il Ceo Luca Pozzoni - anche se nel nostro paese ci sono numerose aree non sfruttate, con un potenziale che potrebbe soddisfare più volte il fabbisogno energetico nazionale. Commesse importanti stanno arrivandoci dalla Turchia ma stiamo lavorando anche in Kenya e Stati Uniti, dove abbiamo aperto nuove filiali, così come in Cina, dove abbiamo ottenuto commesse in ambito industriale».

Dopo la crescita dello scorso anno, che ha portato i ricavi di Exergy a quota 53 milioni, nel 2026 è previsto uno scatto deciso a quota 80, il massimo di sempre, in un percorso di progresso ininterrotto dal 2021 ad oggi.

«Gli ordini già acquisiti sono rilevanti - spiega Pozzoni - ma in aggiunta a questi abbiamo numerose trattative avanzate, in un paio di casi per impianti da 30-35 milioni ciascuno».

Sistemi che sfruttano il calore del sottosuolo, prelevato anche a chilometri di profondità, utilizzandolo per poi convertirlo in energia meccanica e poi elettrica. Elemento distintivo, che caratterizza una buona parte dei 180 brevetti aziendali, è la tecnologia particolare utilizzata per la turbina, sistema che massimizza l’efficienza della conversione energetica ma che consente anche di accelerare i tempi di manutenzione evitando lo svuotamento completo dell’impianto geotermico. «Operazione che può richiedere anche una settimana di lavoro - chiarisce il manager - e tenendo conto che ogni giorno di stop produttivo può costare 50mila dollari di mancati introiti, i risparmi prevedibili sono ingenti: è uno dei modi in cui riusciamo a rendere distintiva la nostra offerta».

La tecnologia di base è quella della turbina radiale outflow, che a differenza di quelle tradizionali non opera a contatto con il vapore ma con un fluido organico, subendo in modo ridotto fenomeni corrosivi e richiedendo interventi di manutenzione meno radicali.

Primo mercato per Exergy è la Turchia, che vale quasi la metà dei ricavi, anche se il contratto recente più pesante è quello realizzato nelle Azzorre, del valore di 25 milioni di euro, le cui parti principali sono ora in lavorazione nella sede di Olgiate Olona.

«Lavoriamo con fornitori a chilometro zero del territorio - spiega il manager - e questo ci consente di avere una grande flessibilità operativa. Lo stessa facciamo in Turchia, tenendo conto che il governo di Ankara pretende un contenuto locale rilevante per le produzioni».-

Exergy, che nel mondo ha già installato oltre 60 impianti, punta ad operare anche nel settore industriale, fornendo impianti in grado di recuperare parte del calore prodotto dai processi di base, ad esempio nel cemento oppure nella carta e nell’acciaio.

«Il nostro obiettivo entro tre anni è quello di arrivare a quota 100 milioni - spiega il manager - e in questo percorso credo che la nostra adesione al percorso Elite di Borsa Italiana sia un asset importante. Ci ha consentito di raccogliere fondi per attività di ricerca e sviluppo e ci offre una rete di relazioni e di informazioni importante per continuare a crescere in tutto il mondo. L’Italia? Ha grandi potenzialità ma tempi e costi sono al momento eccessivi, con incentivi ancora inadeguati per rendere appetibili gli investimenti. Ad esempio, se in Kenya per scavare un chilometro in profondità servono 400mila euro, qui in Italia si viaggia su valori più che tripli».

Rispetto al periodo Covid l’organico di Exergy, in gran parte costituito da ingegneri, è raddoppiato in Italia a quota 70 (altri 18 addetti sono in Turchia) ma l’obiettivo è quello di arrivare a fine anno a quota 100, inserendo in particolare ingegneri meccanici, elettronici e project manager per seguire e sviluppare le singole commesse.

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