Lodi, la spinta dell’agribusiness
Dal 2019 valore aggiunto in crescita di quasi il 60%. Biffi: «Ora avanti sulla trasformazione digitale».
4' di lettura
4' di lettura
Un’economia stabile, che risente della marcata contrazione delle vendite sui mercati esteri, della debole espansione dei servizi e del contributo negativo del comparto edilizio.
Chiedilo al Sole
Quadro di luci e ombre quello evidenziato da Assolombarda per la provincia di Lodi, area che nel 2025, a fronte di una produzione manifattura in crescita del 5,5%, ha visto una contrazione di oltre quattro punti per l’export.
Dai primi mesi del 2026, lo scoppio e le conseguenze della nuova guerra in Medio Oriente tra Usa e Iran hanno considerevolmente aumentato l’incertezza relativa all’evoluzione del ciclo internazionale, nuove frizioni si sono aggiunte lungo le catene di approvvigionamento, i prezzi di molte materie prime sono stati spinti al rialzo.
Tra gennaio e marzo 2026 si è registrata una battuta d’arresto nella produzione manifatturiera (-3,7% tendenziale, in controtendenza rispetto al dato regionale al +2,4%) e anche le vendite sui mercati internazionali sono calate sensibilmente del 21,6%, a causa quasi esclusiva del crollo dell’elettronica (anche al netto di questo settore, però, il risultato provinciale rimarrebbe con segno meno, -1,2%). Tenendo conto del contesto internazionale la previsione per il 2026 è di una crescita dello 0,4%.
Lato mercato del lavoro, a fronte della sostanziale stazionarietà economica, nel 2025 gli occupati sono aumentati di circa 2 mila persone rispetto al 2024, cui si è associata una diminuzione di circa 1 mila disoccupati e un calo di analoga entità degli inattivi. Il tasso di occupazione ha così raggiunto il 66,7% e il tasso di disoccupazione è sceso ancora al 2,0%: solo Bergamo in Lombardia presenta un valore inferiore (1,3%).







