Stand-up comedy

Luca Ravenna e il mistero dei soldi invisibili

Nello spettacolo I miei bitcoin il comico parla con ironia del suo rapporto complicato con il denaro

di Marzia Redaelli

2' di lettura

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Sul palco della Filarmonica di Trento, il comico Luca Ravenna è stato il mattatore dello spettacolo «I miei bitcoin».

I bitcoin, per Ravenna, sono solo l’ennesima conferma della sua mancanza di feeling con il denaro, con il quale ha un rapporto complicatissimo, come spiega con molta ironia: «Ai bitcoin, non sai mai come andargli dietro, non si sa se abbiano ancora valore o meno e per me sono un’entità sconosciuta».

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Eppure, Ravenna è figlio di un professionista di lungo corso della finanza e vive a Milano, la città della Borsa.

I soldi invisibili

Al pubblico divertito, racconta il rapporto con il padre e con la sua professione, a lui del tutto estranea. «Vedevo mio papà in giacca e cravatta, sapevo che il suo lavoro aveva a che fare con i numeri e con degli ipotetici soldi, dei quali tanto si parlava, ma che mi erano sconosciuti. Quando da piccolo sono andato alla Borsa Italiana a Palazzo Mezzanotte, mi sono chiesto dove fossero i soldi con i quali lavorava mio papà, perché lì vedevo solo computer».

E il denaro continua a essere invisibile, secondo Ravenna, perché tutti dicono che le vacche grasse non ci sono più e raccontano delle difficoltà economiche, eppure il mondo va avanti. «Quindi - ride Ravenna - da qualche parte sono questi benedetti soldi, qualcuno li ha!».

Volente o nolente, dunque, il denaro è diventato un pezzo del suo lavoro, anche se soltanto per pretesto. Il non riuscire a prenderci confidenza, infatti, e di avere le mani bucate - per sua stessa ammissione -, si trasforma in intrattenimento esilarante.

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Tour nel potere d’acquisto

Un altro tema affrontato con disincanto da Ravenna è la differenza del potere d’acquisto dei giovani di oggi rispetto a quello che c’era negli anni ’90: «Il potere d’acquisto degli anni ’90 - dice con un tono sarcastico -è talmente dimenticato che dovrebbero farci un parco a tema, dove un millennial possa girare con dei soldi finti e provare l’ebbrezza di scoprire com’era quella vita serena rispetto a quella attuale. Suo padre e sua madre con gli stessi soldi potevano portarlo in vacanza in località che per lui sono proibitive, comprarsi una station wagon e non avere pensieri, invece lui adesso lotta con le bollette e fa fatica a vivere in periferia».

Cuore e capanna

Il monologo di Ravenna si conclude con un’altra battuta sardonica: «Resta la magia dell’amore, che è l’unica cosa che conta, quando non ci sono i soldi».

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