Lungo i sentieri di Formentera e Ibiza in cerca dall’anima rurale
Anche in autunno l’arcipelago delle Pitiuse, è ideale da esplorare fra natura, fari remoti e antiche tradizioni
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I punti chiave
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Il paesaggio è desertico. C’è una strada stretta, un faro lontano e dietro il mare blu e profondo che fa da cornice. È la fotografia scattata da Julio Medem nel film Lucía y el sexo, celebre pellicola spagnola che ha richiamato migliaia di viaggiatori a Formentera, la più piccola delle Baleari (20 km di lunghezza e 69 km di spiagge e scogliere), un’esplosione di natura via terra e via mare. Il faro protagonista è quello del Cap de Barbaria: quando vi si arriva immaginazione e senso di libertà vanno all’unisono, con all’orizzonte l’isoletta di Es Vedrà che si tuffa in un tramonto rosso. Per raggiungerlo ci si addentra in uno dei 30 circuiti dell’isola che, sfruttando le vecchie strade rurali, consentono di attraversarla a piedi o in bici toccando le località più belle. Muretti a secco, tranquille tenute di campagna, punteggiate di grandi alberi di fico con capre che si muovono in libertà e soprattutto profumi intensi di rosmarino, timo e altre piante spontanee. Senza trascurare, in questo periodo, l’aroma del mosto: una delle attività agricole con la più viva tradizione è proprio la vitivinicoltura. I principali vitigni hanno antenati che risalgono al XIII secolo, come quelli coltivati nell’azienda vinicola Cap de Barbaria. I panorami sono mozzafiato e arrivare alla meta è la mecca di un pellegrinaggio imperdibile. Si passa anche per l’antica Torre des Garrovert, una delle cinque torri di avvistamento dell’isola, da dove un tempo si sorvegliava l’arrivo dei pirati. Molto della tradizione, dei monumenti e della cucina proviene da quel passato, come l’Ensalada Payesa, con patate bollite, pomodori, peperoni, cipolla, pane biscottato e pesce secco.
Chiedilo al Sole
A piedi a ritmo lento
Fino a metà ottobre qui si cammina liberi a piedi o in bicicletta, e questo non è l’unico tragitto dove le auto sono bandite. Formentera ( non vuol dire solo meravigliose acque cristalline e spiagge incontaminate, ma è un luogo dove proprio sul finire dell’estate e per tutto l’autunno in lentezza ci si addentra nella sua storia, avvicinandosi alle sue comunità e cogliendo la sua antica anima agricola. Negli anni sono state anche fatte scelte coraggiose: dalla preservazione di ambienti marini e della sua Poseidonia al divieto di costruzioni sui litorali alle restrizioni di concessioni balneari e ai rigorosi controlli (accompagnati dal divieto di usare cemento o malta) per preservare i muretti di pietra a secco, altro elemento identitario del paesaggio. Bellissimi, per esempio, sono quelli che si incontrano lungo il Camí d’en Parra. Un’altra icona della Formentera più tradizionale sono i suoi mulini a vento con le enormi pale di legno, anche questi tappa di un itinerario. In origine sette oggi ce ne sono solo sei: due mulini a Sant Francesc Xavier (il Molí den Mateu del 1773 e il Molí d’en Gerona datato 1760), uno a Sant Ferran (il Molí den Tauet costruito nel 1760) e due a La Mola (entrambi del 1893, il Molí d’en Simon e il Molí d’en Botiga, di cui rimane solo la torre). Del sesto a Es Cap de Barbaria, ne rimangono solo le fondamenta.
Verso La Mola
Imperdibile l’itinerario che porta al faro di La Mola, con il suo interessante museo. La storia narra che Jules Verne scrisse “Le avventure di Ettore Servadac” ispirandosi a Formentera e a questo faro, tanto che nei pressi di esso si trova un monolito dedicato allo scrittore. Una delle profezie più suggestive raccontate sull’isola dice che quando si verificherà l’Apocalisse, l’unico luogo al mondo che sopravviverà sarà proprio il faro de La Mola. Sfogliando le pagine di storia locale, si scopre che il faro de La Mola se ne sta lì sospeso dal 1861. Fino al 2001 veniva acceso manualmente.
E furono circa 90 i guardiani del faro che in tempi diversi – e fino appunto al 2001 – vennero ad abitarci. In poco più di mezz’ora facilmente si raggiunge l’abitato di La Mola, il piccolo centro che negli anni Settanta diventò meta prediletta dagli hippie. Di quell’epoca è rimasto il mercatino all’aperto (ogni mercoledì e domenica), dove scoprire gli oggetti creati da artigiani locali, come i bijoux di Amaicha Joyas ispirati dalla natura sottomarina delle Baleari. Arte anche a Sant Francesc, il principale centro dell’isola dove, dopo una visita al Mercat Payés e tra i suoi caratteristici vicoli dell’area pedonale, fino al 27 settembre Ibiza & Formentera Preservation per il festival “Qué Celeste” ha organizzato un’esposizione collettiva di 14 artisti locali che mostra come i rifiuti marini si trasformino in arte d’impatto, grazie al riuso creativo.
Tra le dune di Playa Migjiorn
Non è da meno l’esperienza del Teranka , hotel a pochi metri da Playa Migjiorn immerso in una rigogliosa pineta, dove l’arte contemporanea si unisce alla natura e alle radici rurali dell’isola come i bellissimi muretti a secco e i recinti di legno. Qui l’identità dell’isola la si scopre nella struttura, nella proposta gastronomica, nell’esposizioni e nelle esperienze come quelle a contatto con la natura e la manualità locale, incluse sessioni di yoga e corsi di acquerello all’aperto nei giardini. Tra i punti forti di questo rifugio segreto c’è infatti una collezione d’arte in evoluzione con opere che dialogano direttamente con il paesaggio circostante, fatto di pinete secolari, dune di sabbia e giardini di erbe aromatiche.






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