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Lying Flat, la rivoluzione silenziosa dei giovani cinesi contro la cultura del lavoro estremo

Perché la Cina non consuma più come prima / 1. Dopo decenni di crescita e sacrificio, molti scelgono di rinunciare alla corsa al successo, influenzando mercati, stili di vita e pratiche manageriali

di Alfonso Emanuele de León*

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In un precedente articolo avevamo affrontato le cause della attuale crisi dei consumi in Cina, evidenziando come a fianco dei fattori “macro” (calo della popolazione, crisi del mercato immobiliare, debito delle provincie) si stiano presentando quattro mutamenti culturali e sociologici senza precedenti nella società cinese: la controcultura del “Lying Flat”, la retorica del governo contro l’eccesso nei consumi, la maturazione del consumatore urbano in ottica esperienziale, e da ultimo il nazionalismo nei consumi (Guochao).

In questo primo articolo della serie affrontiamo la controcultura del “Lying Flat” (躺平 - Tang Ping) da parte di molti giovani cinesi: il non volere più dedicare la propria vita al lavoro, ma di staccare la spina e volersi prendere una pausa (Lying Flat letteralmente significa sdraiarsi e non alzarsi più), cosa inconcepibile fino ad oggi nella cultura lavorativa cinese. Vediamo perché.

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È a tutti nota l’etica e grande dedizione al lavoro da parte dei cinesi. Il motivo risiede nell’opportunità concreta ed immediata, che vi era fino ad oggi in Cina, di migliorare il proprio tenore di vita. Partendo dalla povertà era dimostrato che lavorando sodo in breve tempo si poteva cambiare il proprio destino e quello della propria famiglia. E per questo fin da piccolissimi si veniva instradati sulla cultura del sacrificio e dedizione al proprio dovere, che nel mondo del lavoro sfociava nel “9-9-6”: lavorare dalle 9 alle 21, 6 giorni alla settimana.

Il sogno dorato si è interrotto con la pandemia, quando i giovani cinesi hanno sperimentato i non proprio comunisti licenziamenti di massa, con la disoccupazione giovanile che ha superato il clamoroso tetto del 20% e decretato la fine della “corsa all’oro”. Dopo decenni di crescita a doppia cifra, il rallentamento economico (crescita del PIL “solo” al +4,5% nel 2024) ha rotto il patto sociale cinese basato sulla garanzia di un’ascesa sociale immediata per chi sacrificava tutto sull’altare del lavoro. E la Golden Generation Z, trattata in un precedente articolo, dall’altissimo potere d’acquisto derivante dalla politica obbligatoria del figlio unico, improvvisamente si sveglia e scopre l’enorme carico psicologico delle aspettative della famiglia e, al venire a meno il payoff certo ed immediato, “stacca la spina”. Nasce così la controcultura del “Lying Flat”.

Come si manifesta la cultura del “Lying Flat”?

In primis la disoccupazione giovanile record (che nel 2023 ha superato ufficialmente il 21,3%, prima che Pechino sospendesse la pubblicazione dei dati per “affinare la metodologia”) ha spinto molti giovani a rinunciare alla ricerca attiva di posizioni ultra-competitive per ritirarsi in una sorta di “pausa di riflessione”.

In parallelo è in atto nei giovani una parziale “fuga dalle grandi città”. Se per anni il sogno era stato di trasferirsi a Shanghai o Shenzhen, oggi assistiamo a una migrazione inversa verso città minori di “Tier 2 o 3” dove il costo della vita e la pressione sociale sono una frazione. E spesso questo si accompagna al ritorno dei giovani, senza lavoro o esausti dal “996”, alla casa dai genitori.

Ma il mutamento sociologico non si ferma qui. E’ ancora più radicato e profondo, e forse questo è proprio il fattore che farà sì che il consumo non sarà più quello di una volta in Cina. Alcuni segmenti dei giovani cinesi, oltre che mostrare disillusione verso il lavoro, la mostrano nei confronti dello status, dei soldi e di come vengono spesi, quando invece fino ad oggi il denaro era l’unico vettore di distinzione sociale nella Cina moderna. Anche questo è un mutamento sociologico senza precedenti, e probabilmente rappresenta un punto di non ritorno.

Il “Lying Flat” non denota quindi solo un atteggiamento di stanchezza o pigrizia, ma rappresenta una ridefinizione del ROI esistenziale: il giovane cinese ha capito che il costo del successo (assenza di vita privata, salute mentale, debiti immobiliari) è diventato più alto del beneficio e porta ad un terremoto nelle fondamenta del mercato del lavoro e conseguentemente del consumo della Cina moderna.

Il cambiamento è talmente radicale che ha addirittura tolto il sonno agli apparati di sicurezza di Pechino. Infatti il Ministero della Sicurezza Nazionale, l’agenzia di spionaggio cinese, si è pronunciato recentemente proprio sul tema del Lying Flat con un post incoraggiando i giovani a rimanere motivati nonostante tutto continuando ad investire su sé stessi e sul futuro della nazione. Ma delle implicazioni sul consumo e sugli stili di vita dei cinesi favoriti dal governo recentemente parleremo nei prossimi articoli di questa mini-serie.

Quali sono invece le implicazioni di management del “Lying Flat” nei giovani cinesi?

In termini di management, è l’equivalente del “quiet quitting” occidentale ma all’ennesima potenza perché innestato su una società lavorativa che andava nella direzione diametralmente opposta. Ed apre una dimensione del tutto nuova nelle negoziazioni con i collaboratori che potrebbero apparire meno motivati o più inclini a rinegoziare i termini se sentono che il “prezzo” in termini di stress e vita privata sia troppo alto. Ma allo stesso tempo si schiudono nuove leve di fidelizzazione: il piano di carriera puramente economico non basta più a trattenere i talenti della Gen Z, che iniziano a guardare (timidamente) al work-life balance, anche questa una novità assoluta nel mondo del management cinese.

Di nuovo la Cina si rinnova e ci sorprende, e forse per una volta si avvicina al modo di pensare di noi occidentali.

*Partner presso FA Hong Kong Consulting

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