Operazioni straordinarie

M&A, crollano le garanzie tradizionali e i rischi si spostano sulle assicurazioni

Il rischio legale e contrattuale delle operazioni viene progressivamente trasferito dalle parti alle polizze e i contratti sono sempre più standardizzati anche nel middle market

di Monica D'Ascenzo

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Il mercato delle fusioni e acquisizioni nel 2025 sta cambiando profondamente, con un ruolo sempre più centrale delle assicurazioni. Secondo il nuovo 2026 Deal Terms Study pubblicato da SRS Acquiom, il middle market americano sta vivendo una trasformazione strutturale: il rischio legale e contrattuale delle operazioni M&A viene progressivamente trasferito dalle parti alle polizze di Representations & Warranties Insurance (RWI), modificando profondamente il mercato delle operazioni straordinarie per le società non quotate in Borsa.

Il fenomeno emerge con chiarezza dai dati su escrow (la quota del prezzo trattenuta temporaneamente come garanzia post-closing), cap di responsabilità (il limite massimo ai danni che il venditore può essere obbligato a risarcire) e persistenza delle dichiarazioni e garanzie (il periodo durante il quale le garanzie del venditore restano valide dopo il closing), che mostrano un mercato sempre più standardizzato, liquido e favorevole ai venditori. In particolare il dato più emblematico riguarda gli escrow post-closing. Nelle operazioni del 2025 con RWI identificata, l’escrow mediano scende allo 0,5% del valore della transazione, contro il 10% registrato nelle operazioni prive di copertura assicurativa.

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In pratica, i compratori trattengono una quota sempre più ridotta dell’ammontare pagato a garanzia di eventuali contestazioni future, affidando la copertura del rischio alle compagnie assicurative anziché al patrimonio del venditore.

Nelle operazioni senza copertura assicurativa, l’ammontare trattenuto è stato nel 2025 nel 44% dei casi tra il 5 e il 10% e nel 32% dei casi tra il 10 e il 15%. Irrisoria (1%) la percentuale di operazioni senza assicurazione che hanno avuto un escrow sotto lo 0,5%. A dimostrazione di come il rischio, in presenza di assicurazione, venga minimizzato per il venditore.

Limiti di responsabilità ridotti

La stessa dinamica emerge dai limite di responsabilità (liability cap). Nei deal con copertura assicurativa (Rwi), il cap mediano di responsabilità del venditore si ferma allo 0,5% del valore della transazione nel 2025, mentre nelle operazioni senza Rwi il dato sale al 10%. È un cambiamento radicale rispetto alla struttura tradizionale delle operazioni di fusione e acquisizione del middle-market statunitense, storicamente caratterizzato da lunghi periodi di responsabilità del venditore, escrow consistenti e forte esposizione residua dei venditori dopo il closing dell’operazione.

Lo studio mostra infatti che il 32% delle operazioni 2025 è ormai strutturato in modalità “no survival” per le general representations del venditore. In altre parole una quota crescente di venditori ottiene una clean exit (uscita senza pendenze) quasi immediata, limitando drasticamente le responsabilità successive alla chiusura del deal. In particolare per gli operatori di private equity e gli advisor M&A, il trend ha implicazioni rilevanti: da un lato aumenta la velocità di esecuzione delle transazioni e si riduce il cosiddetto attrito negoziale; dall’altro il rischio viene “finanziarizzato”, cioé viene redistribuito verso il mercato assicurativo specializzato.

Contratti standardizzati

Il report evidenzia anche come molte clausole considerate tradizionalmente oggetto di intensa negoziazione stiano convergendo verso standard di mercato sempre più omogenei. Le clausole material adverse change (evento, cambiamento o circostanza negativa rilevante che incide in modo sostanziale sulla società target, sul suo business, sulla situazione finanziaria o sulle sue prospettive), ad esempio, compaiono nel 95% dei deal 2025, sia come condizioni autonome (stand-alone) sia in forma indiretta (back-door).

Le esclusioni (carveout) incluse nella definizione di material adverse effect, cioè le clausole che specificano quali eventi negativi non sono considerati sufficientemente rilevanti da costituire un MAE ai fini contrattuali, sono presenti nel 96% delle operazioni. Anche i materiality scrape (meccanismi che neutralizzano le soglie di materialità ai fini dell’indennizzo) restano largamente diffusi: sono inclusi nell’83% dei deal 2025.

La documentazione M&A sta diventando sempre più standardizzata e modellata su parametri assicurativi e requisiti di sottoscrizione. Come conseguenza c’è una diminuzione di lavoro, nel corso delle trattative, sia per i consulenti legali sia per i consulenti finanziari.

Cyber & privacy

Uno degli aspetti più interessanti riguarda però cyber e privacy, aree diventate centrali nella due diligence degli ultimi anni. Le dichiarazioni e garanzie in materia di protezione dei dati personali risultano ormai quasi universali, presenti nel 98% delle operazioni 2025. Più sorprendente, secondo gli analisti che hanno redatto il report, il dato sulle le dichiarazioni con cui una parte attesta la solidità dei propri sistemi informatici e di cybersecurity, l’assenza di violazioni o attacchi significativi e la conformità a standard e normative applicabili in materia di sicurezza dei dati e dei sistemi IT. Queste ultime sono scese dal 95% dei deal nel 2024 al 78% delle operazioni nel 2025, in un contesto in cui invece aumenta la sofisticazione degli attacchi informatici e la loro frequenza. Il dato potrebbe indicare che il rischio cyber venga sempre più gestito fuori dei contratti (share purchase agreement) tradizionali, attraverso diligence tecniche dedicate e contratti assicurativi specializzati, piuttosto che mediante indicazioni contrattuali estese.

Il report fotografa inoltre un mercato ancora fortemente protettivo nei confronti dei compratori su alcuni temi chiave. Le dichiarazioni e garanzie di conformità normativa (compliance with laws representations) sono presenti nel 99% dei deal. Le clausole “no-shop/no-talk”, secondo le quali il venditore si impegna, rispettivamente, a non sollecitare offerte da terzi e a non intrattenere negoziazioni o discussioni con altri potenziali acquirenti durante il periodo di esclusiva con il compratore, compaiono nel 91% delle operazioni.

Sul fronte dell’obbligo di indennizzo, le esclusioni più frequenti dai limiti massimi di responsabilità continuano a riguardare frode, imposte, capitalizzazione e due diligence sull’autorità/approvazioni competenti.In parallelo, il mercato conferma la crescente centralità delle coperture assicurative anche nella struttura economica delle operazioni. Nel 2025, il 44% di tutte le operazioni non prevede più un meccanismo generale di garanzia tramite deposito vincolato o somma trattenuta a titolo di indennizzo, in aumento rispetto al 41% del 2024 e al 33% del 2023. Per i fondi di private equity il beneficio è evidente: maggiore certezza di execution, distribuzioni più rapide ai propri investitori e minore capitale immobilizzato post-closing. Il risultato complessivo è un middle market sempre più “istituzionalizzato”, dove le operazioni private iniziano ad assomigliare ai mercati pubblici per velocità, liquidità e trasferimento del rischio.

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