Ma era bello il calcio di Mazzola o è brutto il nostro? Ripartono Milan e Juve, cade il Como
5' di lettura
5' di lettura
Fa davvero un certo effetto ripensare a quanta risonanza abbia avuto la morte di Sandro Mazzola. Non solo tra i tifosi più nostalgici. Ma anche tra la gente comune, che nutre altri interessi o comunque nulla sa della favolosa Inter degli Anni Sessanta o degli infuocati derby con il Milan dove Rivera e Mazzola erano i principali protagonisti (nonostante l’oltraggio alla memoria del campione scomparso perpetrato dalla curva della Juventus, poi condannata da tutti, società bianconera compresa).
Chiedilo al Sole
Era già avvenuto con Franco Baresi, anche lui scomparso in questa torrida estate, anche lui bandiera (rossonera) del nostro calcio, amato e rispettato da tutti per la sua classe fuori e dentro al campo. Mille articoli, interviste, testimonianze, tutte caratterizzate da quel senso di appartenenza e di valori condivisi consumati dal tempo.
Perché tanta nostalgia? Perché tanta partecipazione?
La risposta, bisogna dirlo francamente, è che il calcio attuale, più moderno, veloce e tecnologico quanto si vuole, è meno bello. Meno coinvolgente. Abbiamo mille dirette, gli highlights ripetuti all’infinito, decine di trasmissioni e approfondimenti, una giostra senza fine. Eppure quando rivediamo Mazzola e Rivera che si stringono la mano davanti all’arbitro Concetto Lobello (che mai e poi mai avrebbe permesso al Var di segnalargli un errore), un certo fremito lo sentiamo. E inevitabilmente viene da fare i confronti con il presente.
Chi è il capitano del Milan? Boh, vallo a capire. Continua a cambiare. E quello dell’Inter? Va bene, Lautaro è un ottimo bomber, ma vogliamo confrontarlo, come legame affettivo, con Boninsegna, Altobelli, Ronaldo, capitan Facchetti e ovviamente lo stesso Mazzola? E la Juventus, la più amata e detestata Signora d’Italia? Finalmente è tornata alla vittoria. Ma chi è l’ eroe? Conceicao? Bremer?









