Politiche commerciali in filiale

Mal di budget in banca, nuove pressioni tra algoritmi opachi e violazione della privacy

Nella piattaforma sindacale per il nuovo contratto dei bancari, i sindacati evidenziano “pressioni commerciali di seconda generazione” e la disaffezione dei lavoratori

di Vitaliano D'Angerio

Imagoeconomica

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Pressioni commerciali di seconda generazione. Ancora non si è trovato il modo per contrastare il vecchio mal di budget ed ecco che arrivano nuove forme di pressing sulle reti di vendita delle banche. La denuncia è nelle prime pagine della piattaforma messa a punto dalle cinque sigle sindacali (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) in vista della negoziazione con Abi per il nuovo contratto collettivo.

Algoritmi chiusi e opachi

«Algoritmi di estrazione e gestione di dati riferiti all’attività di lavoro opachi e “chiusi”, i cui criteri di costruzione rimangono sconosciuti e inaccessibili alle lavoratrici e ai lavoratori». È uno dei passaggi più interessanti del documento per capire quanto sta accadendo nelle filiali bancarie.

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L’obiettivo, legittimo, è l’efficienza, il taglio dei costi e il perseguimento del profitto; attraverso quali strumenti? Una «misurazione scientifica delle performance individuali» e a un «ossessivo controllo di gestione, grazie a valutazioni comparatistiche basate sull’estrazione di dati e indicatori di produttività». Forse i mezzi sono meno legittimi. Basterebbe ricordare la recente enciclica del Papa, Magnifica Humanitas, sull’intelligenza artificiale.

Privacy e salute

Più semplicemente i rappresentanti dei lavoratori bancari (in Italia sono 260mila) mettono in fila le problematiche che emergono dall’utilizzo di questi nuovi strumenti. «Con tali strumenti di pressione commerciale di seconda generazione è messa a rischio, oltre alla privacy anche e soprattutto la coesione sociale nel mondo del lavoro», si legge nel documento. La violazione della privacy non è cosa da poco. E poi ci sono i danni alla salute: lo stress da lavoro correlato è fenomeno ormai noto in relazione al mal di budget. Stavolta però si va oltre.

È rilevato proprio «un abbandono emotivo (cosiddetto “quite quitting”), che si traduce immancabilmente in disaffezione, in senso di estraneità rispetto ad obiettivi aziendali, perseguiti con politiche sempre più aggressive».

Il grande abbandono

Un quadro abbastanza desolante già descritto nella ricerca dell’Università La Sapienza realizzata in collaborazione con il sindacato Uilca (vedi Plus24 del 14 marzo scorso).

Quali sono gli effetti di tale situazione? Il grande abbandono, «la fuga di intere masse di lavoratrici e lavoratori alla prima soglia dell’età del prepensionamento. Né è trascurabile il dato relativo all’abbandono da parte delle/dei più giovani». Quest’ultimo punto è tra i più rilevanti: gli istituti di credito, a quanto pare, non soltanto hanno difficoltà nell’attirare i talenti ma non riescono nemmeno a trattenerli.

Indagine sul clima

I sindacati chiedono allora più frequenti indagini sul clima aziendale proprio per monitorare e trovare soluzioni a un quadro in rapido deterioramento.

Tra l’altro viene segnalato alle banche, in tema di sostenibilità, che «la rendicontazione finanziaria di sostenibilità sociale non deve essere solo un obbligo di legge, ma un modo di presentarsi ai mercati come soggetti meritevoli della fiducia di clienti e lavoratrici/ lavoratori».

Soluzioni

Nella piattaforma sindacale viene chiesto di «rendere maggiormente cogenti le varie previsioni» in tema di pressioni commerciali previste già nel contratto collettivo scaduto. Inoltre, viene proposta l’introduzione di un nuovo articolo relativo al binomio salute-sicurezza. Vedremo come andranno le trattative nelle prossime settimane.

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