Pressioni commerciali

Mal di budget, la commissione parlamentare pronta a un’audizione dei sindacati

Zanettin, presidente dell’organo d’inchiesta sulle banche, pronto a convocare i rappresentanti dei bancari. Sileoni (Fabi) propone lo sciopero generale

di Vitaliano D'Angerio

Palazzo Madama, la sede del Senato  Adobe Stock

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Il fenomeno del mal di budget potrebbe presto tornare sotto la lente del Parlamento. A lanciare la proposta è stato Pierantonio Zanettin, senatore di Forza Italia e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo.

L’apertura di Zanettin

«Se ci sono delle situazioni particolarmente gravi possiamo dedicare una sessione della Commissione al tema delle pressioni commerciali – ha spiegato nel corso della diretta televisiva sul canale 246 del Sole 24 Ore –. Sono sempre disposto ad ascoltare i rappresentanti dei sindacati. Li avevamo già sentiti all’inizio del percorso della Commissione d’inchiesta». Inoltre, Zanettin ha aggiunto che su questo argomento bisogna arrivare a «un punto di equilibrio perché evidentemente da una parte le aziende hanno necessità di raggiungere i loro obiettivi. Allo stesso tempo, dall’altra parte, è necessario considerare che per i dipendenti bancari ci sono i notevoli rischi di stress da lavoro correlato».

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Sileoni propone lo sciopero

Alla stessa trasmissione televisiva c’è stata la partecipazione anche di Lando Sileoni, segretario generale del sindacato Fabi, il più rappresentativo tra i dipendenti bancari. Sileoni era stato già in passato tra i promotori di iniziative davanti alla Commissione d’inchiesta proprio sull’argomento del mal di budget. Stavolta, però, va oltre prendendo una posizione ancora più dura. «Credo che ormai sul tema delle pressioni commerciali siano state fatte troppe chiacchiere e pochi fatti – ha dichiarato Sileoni –. Come dicono gli inglesi, ora c’è bisogno di “action”. Forse è arrivato il momento di proclamare uno sciopero generale proprio per mettere in evidenza una situazione, quella delle pressioni commerciali, che nel settore è diventata purtroppo costume e che non è più una questione soltanto di carattere sindacale ma è diventata una questione di carattere sociale».

Gli accordi sulle pressioni

C’è però da ricordare che in questi anni tra sindacati bancari e Abi sono stati firmati accordi proprio per contenere il fenomeno del mal di budget. Nell’ultimo contratto collettivo, quello del 23 novembre 2023, è stato recepito addirittura (all’articolo 58) l’accordo nazionale dell’8 febbraio 2017 sulle politiche commerciali e sull’organizzazione del lavoro. Un impegno formale da parte di tutti. Sileoni, nel corso della diretta tv, ha sottolineato che quell’accordo sulle politiche commerciali inserito nel contratto nazionale «non ha avuto nessun risultato». «Diversa la situazione per gli accordi siglati in alcuni gruppi bancari dove qualche risultato è stato ottenuto», ha affermato il leader della Fabi.

Gli altri strumenti

Fra gli strumenti creati dagli accordi, ci sono le commissioni sulle politiche commerciali create a livello di gruppi bancari; c’è poi anche la commissione prevista a livello nazionale. Non è tutto da buttar via secondo Giuseppe Bilanzuoli, segretario nazionale del sindacato bancario Uilca: «La situazione è abbastanza articolata. In alcuni gruppi bancari le commissioni funzionano, analizzano le segnalazioni e prendono provvedimenti. In altre commissioni non è così: le segnalazioni sono scarse e il dibattito non decolla. Per questo motivo, l’obiettivo del sindacato con la nuova piattaforma del contratto collettivo è di rendere tali iniziative più omogenee a livello nazionale».

Come fermare le pressioni commerciali

Di seguito alcune proposte dei sindacati bancari, inserite nella piattaforma per il nuovo contratto collettivo, per contrastare le pressioni commerciali in banca:

1) vietare le tabelle e le analisi comparative riguardo ai risultati commerciali ed il previsionale di vendita;

2) prevedere forme di confronto sindacale preventivo in caso di campagne prodotto e sistemi premianti aggiuntivi;

3) rafforzare il presidio di vigilanza sulla correttezza dei modelli organizzativi e dei comportamenti connessi, prevedendo per le organizzazioni sindacali l’interlocuzione e il confronto con la funzione di compliance nell’ambito della commissione aziendale;

4) eliminare la soglia numerica del personale attualmente prevista per la necessaria costituzione della commissione aziendale e rafforzare il potere di segnalazione (whistleblowing) in capo alle organizzazioni sindacali, a cui va dato riscontro dell’esito delle segnalazioni, garantendo l’anonimato alle/ai lavoratrici/lavoratori segnalanti;

5) in caso di violazioni, prevedere, oltre alla cessazione del comportamento non corretto, le opportune rettifiche tramite informazioni ai destinatari di comunicazioni non corrette;

6) affidare alle commissioni (nazionali e aziendali/di gruppo) la definizione di possibili azioni di miglioramento, e rendere le attività delle commissioni aziendali/di gruppo esplicito oggetto di rendicontazione nella “dichiarazione di sostenibilità”;

7) introdurre nei percorsi formativi appositi moduli obbligatori, da progettare congiuntamente nell’ambito delle commissioni formazione aziendali, sulle corrette politiche gestionali e commerciali.

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