Women in Rare

Malattie rare: dai primi sintomi alla diagnosi le donne attendono 2 anni in più

Ritardo diagnostico, disuguaglianze di genere, costi invisibili: un Libro Bianco quantifica per la prima volta l’iniquità delle malattie rare in Italia

Malattie rare: ritardo diagnostico, disuguaglianze di genere e costi invisibili per le donne

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C’è da risolvere una questione di genere anche nelle malattie rare. Le donne con malattia rara attendono in media 2 anni in più degli uomini per ottenere una diagnosi, al Sud 1 paziente su 2 è costretta a spostarsi fuori regione una diagnosi, e il 37,2% delle donne caregiver abbandona il lavoro per assistere un proprio caro. Sono i dati del Libro Bianco “Da Rara a Riconosciuta. Cause e impatto del ritardo diagnostico sulla vita delle persone con malattia rara e caregiver”, un dossier che svela il gravoso impatto delle malattie rare su lavoro, famiglia e opportunità economiche delle donne.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’indagine, presentata in Senato su iniziativa della senatrice Elena Murelli, è stata condotta da Censis e Altems, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, per Women in Rare - il Think Tank ideato e promosso da Alexion, AstraZeneca Rare Disease, in partnership con Uniamo, Federazione italiana malattie rare, e con la collaborazione di Fondazione Onda e di un Comitato scientifico multispecialistico e istituzionale.

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L’impatto della diagnosi sulla vita delle persone

“L’indagine rappresenta un contributo di ricerca unico poiché documenta i tempi che trascorrono dai primi sintomi alla diagnosi e focalizza le profonde ripercussioni sociali ed economiche che le malattie rare hanno sulla vita delle persone e i loro caregiver – afferma Giorgio De Rita, segretario generale Fondazione Censis -. Le conseguenze delle malattie rare coinvolgono una molteplicità di ambiti di vita, dalle relazioni familiari al lavoro alla fruizione del tempo libero sino alla socialità con gli altri. Sono in particolare raccontate le non poche criticità, a cominciare dalle difficoltà nell’interpretare i sintomi delle patologie con conseguente allungamento dei tempi per arrivare alla diagnosi finale. L’esito della ricerca è un formidabile strumento a supporto del necessario sforzo collettivo per migliorare l’infrastruttura sanitaria e sociale di supporto alle persone con malattia rara e ai loro caregiver”.

Il quadro è quello di un percorso diagnostico frammentato che rivela due fasi critiche. La prima – dalla percezione dei sintomi alla prima visita medica – impiega mediamente 2,5 anni, ma emerge una differenza di genere: le donne attendono in media quasi 3 anni, mentre gli uomini 1,4 anni. Segue una seconda fase – dalla prima visita alla diagnosi definitiva – che richiede mediamente 3 anni.

Sul territorio amplificate le disuguaglianze

Il ritardo diagnostico non rimane confinato alla sfera sanitaria, al contrario, ridisegna interi percorsi di vita, cancellandoli o deviandoli, comportando interruzioni di carriera o addirittura la completa rinuncia della ricerca di un impiego. E per chi era occupato al momento della diagnosi, l’impatto è stato spesso drammatico: il 46,6% è stato infatti costretto ad andare in pensione anticipatamente.

L’indagine documenta inoltre un fenomeno che amplifica le disuguaglianze già evidenti nel percorso diagnostico. “La ricerca evidenzia che il 31,6% delle persone con malattia rara è stato costretto a spostarsi fuori regione per ottenere una diagnosi corretta. Tuttavia, a livello territoriale, questa mobilità sanitaria risulta non equamente distribuita: mentre al Nord e al Centro si sposta quasi un paziente su 3, al Sud e nelle Isole la percentuale tocca il 46%, praticamente 1 persona con malattia rara su 2 - commenta Eugenio Di Brino, Altems Advisory -. A questo si aggiunge il peso socioeconomico: il 70% dei pazienti appartiene a famiglie con un reddito annuo inferiore a 35.000 euro, rendendo particolarmente gravoso l’impatto dei costi sanitari, assistenziali e sociali aggiuntivi che la malattia rara comporta”.

Women in Rare: dal dato all’azione

Con questa indagine, Women in Rare consolida la sua identità di Think Tank, uno spazio stabile in cui l’analisi rigorosa si converte in proposte concrete per le Istituzioni e in advocacy per le persone con malattie rare. L’impegno non si ferma alla presentazione dei risultati: tutte le evidenze sono confluite in un Libro Bianco con l’intento di promuovere alcune raccomandazioni e supportare le Istituzioni nella traduzione di queste in linee d’azione e politiche concrete, monitorando nel tempo l’impatto degli interventi sulla vita delle persone con malattia rara, con particolare attenzione alle disuguaglianze di genere e territoriali.

“La voce delle persone con malattia rara e dei caregiver contenuta in questo rapporto è un appello alle Istituzioni perché agiscano - dichiara Annalisa Scopinaro, presidente di Uniamo – Federazione Italiana Malattie Rare -. Abbiamo certificato disuguaglianze che fino ad oggi erano invisibili nei dati ufficiali. Il ritardo diagnostico non è solo una questione clinica: è una questione di equità e di giustizia sociale. Le donne e le famiglie che si prendono cura di loro meritano percorsi rapidi, trasparenti e giusti. Ora abbiamo evidenze solide per chiederlo con forza”.

Questa ricerca, dunque, può rappresentare uno spartiacque e un’opportunità per trasformare le evidenze in strumenti concreti a supporto delle decisioni. “In questi anni, Women in Rare ha portato alla luce una situazione critica per oltre due milioni di donne che, come pazienti e caregiver, affrontano ogni giorno l’impatto di una malattia rara - dichiara Anna Chiara Rossi, VP & General Manager Italy di Alexion, AstraZeneca Rare Disease -. Oggi è fondamentale offrire ai decisori una comprensione chiara delle ricadute reali dell’odissea diagnostica sulla qualità della vita e sul piano socioeconomico, e individuare le azioni di policy in grado di generare un cambiamento concreto. Il genere emerge come una variabile discriminante lungo tutto il percorso del paziente e non può essere considerato un elemento secondario, ma una chiave di lettura essenziale per ripensare come diagnosticare, curare e proteggere le persone che convivono con una malattia rara. Women in Rare vuole essere uno spazio in cui la ricerca si traduce in impegno concreto e le raccomandazioni diventano azioni di cambiamento”.

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