Maldive

L’esperto speleosub: con il recupero dell’attrezzatura sapremo perché sono morti

Nella combo, da sinistra Monica Montefalcone, Federico Gualtieri, Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti e Muriel Oddenino, scomparti un'immersione alle Maldive. 14 maggio 2026. WEB/Università di Genova//FACEBOOK/Federico Gualtieri//FACEBOOK  +++ NPK +++ ANSA

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

“Sono stato contattato dalla Farnesina ed ho confermato la mia disponibilità a partire per le Maldive (cosa non più necessaria dato il ritrovamento dei corpi, ndr). Ora ha preso in mano le redini della situazione la Dan Europe, che è un ente che si occupa di ricerca e fa assicurazione per i subacquei a livello mondiale. I cinque subacquei erano assicurati con Dan Europe e loro stanno operando, cooperando, con privati, come nel caso mio, perché ci sono persone del settore che fanno esplorazione, della speleosubacquea che è una materia molto particolare”.

Lo ha spiegato all’Adnkronos Giulio Venditti, paracadutista dell’Esercito e speleosubacqueo esperto che ha contribuito alla scoperta di numerose grotte sottomarine in Italia e all’estero.

Loading...

“L’ipotesi delle miscele respiratorie o di qualche malfunzionamento nella ricarica e che possa essere entrato del monossido di carbonio nelle bombole è una cosa da accertare, sono solo ipotesi e fino a quando non ci sarà il recupero dei corpi e delle attrezzature restano tali. L’unico fattore che può darci una sicurezza di quello che è successo è il recupero delle attrezzature”, ha sottolineato Venditti.

“La seconda cosa importante è capire se hanno fatto una penetrazione in grotta, perché questo ancora non ce lo ha spiegato nessuno. Solo il primo corpo lo hanno trovato adiacente all’ingresso della grotta.

Però delle altre persone non si sa, e fino a quando non si troveranno i corpi non si potrà parlare di una penetrazione o un’esplorazione”.

“Io ci tengo a differenziare le cose, perché c’è una mancata comunicazione a livello mondiale per quanto riguarda le didattiche che fanno subacquea.

A mio avviso si devono separare nettamente le discipline, perchè la subacquea e la speleosubacquea sono due mondi completamente diversi.

Basta pensare che nella subacquea hai accesso diretto alla superficie e nella speleosubacquea non c’è accesso diretto alla superficie, se non ripercorrendo a ritroso il percorso che tu hai fatto di penetrazione.

Se io sto facendo un’immersione all’interno di una grotta che si trova a 5 metri di profondità con una penetrazione di 30 metri -ha spiegato Venditti- devo ripercorrere i 30 metri più i 5 metri di quota e lo faccio tramite un filo e qui andiamo al discorso di attrezzature ed equipaggiamenti, che sono completamente differenti da quelle in mare aperto.

Per fare l’immersione in grotta, a maggior ragione in una grotta inesplorata, le persone in grado di farlo si contano sopra due palmi di mano, a livello mondiale.

Parliamo dell’apice della tecnica, è come paragonarla all’alpinismo di alta quota, esplorativo, sono pochissime persone a poterlo fare. È la stessa identica cosa nelle grotte. Chi fa esplorazione in grotte sommerse, che siano di acqua dolce o acqua salata, sono assolutamente pochissime persone, perché il filo stesso va posizionato in determinati modi e se posizionato male può diventare anche il tuo peggior nemico. Non so neanche se loro avevano questo tipo di attrezzature”.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti