Imprese

Manager al centro per un patto per il lavoro

Il giuslavorista Cafiero: AI e inverno demografico cambiamento epocale, la leadership per governarlo

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I punti chiave

  • • La sfida di un nuovo umanesimo nelle imprese
  • • Tecnologia e demografia
  • • Ogni azienda è un caso a sé

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) -Sono l’invecchiamento e la decrescita demografica, da una parte, e l’intelligenza artificiale, dall’altra, i due cambiamenti destinati a modificare radicalmente il nostro modo di intendere il lavoro. Ne è convinto Ciro Cafiero, avvocato giuslavorista e Presidente della Sezione Consulenza, Attività Professionali e Formazione di Unindustria, che sottolinea come «di fronte a questi due grandi cambiamenti datori di lavoro, imprese, sindacati debbano essere alleati. Perché la sfida riguarda tutti allo stesso modo, ed è quella di restare umani, di preservare la sostenibilità umana, in azienda e fuori, di fronte a fenomeni che la mettono a rischio».

Governance nei cambiamenti demografici

Un’alleanza che nel concreto si traduce, innanzitutto, nella capacità di governare anziché subire. «L'intelligenza artificiale potrebbe sostituire, ma anche essere governata da quella umana; ecco perché è questione di governance – spiega Cafiero -. In azienda oggi esistono già due tipi di intelligenze, mentre il nostro diritto del lavoro e le nostre imprese erano abituate fino a poco fa ad avere l'intelligenza dell'uomo sola al comando. L’AI va governata secondo il principio del dell'“human in the loop”, valorizzando la fragilità dell'uomo, proprio in vista del dell'inverno demografico». È qui che i due cambiamenti dirompenti s’incontrano: «agire sul sull' “active aging”, cioè sulla riconciliazione tra le esigenze aziendali e quelle dei lavoratori over 50. Io non li chiamo generazione “silver” ma “wises”: i saggi! ».

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Altrettanto centrale guardando alle nuove generazioni è attrarre e trattenere talenti, in un contesto di calo demografico e di esigenze diverse delle nuove generazioni che chiedono conciliazione tra lavoro, carriera e vita privata e benessere. «Trattenere talenti significa creare nelle imprese le condizioni migliori possibili perché i pochi giovani che restano, al netto di chi va via dal paese, di chi non nasce e di chi sceglie di non lavorare, possano trovare nello spirito d'azienda una vera e propria comunità di appartenenza. Oggi il tema è culturale: occorre un nuovo umanesimo del lavoro», dice ancora.

I paradossi dell’intelligenza artificiale

Tecnologia e demografia si saldano anche in questo. «L'intelligenza artificiale vive due paradossi: quello di Jevons e quello di Maverick. Cos'è che accade? Che all'inizio l'AI finisce per sostituire quei lavori intellettuali che l'hanno generata. Nel lungo periodo, però, la domanda si riespande e, quindi, le imprese inizieranno a riassumere persone che portino in dote il lavoro creativo che inizialmente era stato sostituito», sostiene Ciro Cafiero. Perché questo avvenga, «quei lavoratori, gli operai del futuro che sono gli ingegneri di oggi, dovranno convertirsi rispetto a nuove competenze. Non ho uno sguardo pessimistico sull'AI ma credo, però, che tutto dipenda dal dialogo all’interno delle aziende. Tra datore di lavoro e lavoratore, oltre che tra generazioni diverse che abitano l'impresa, che oggi sono per la prima volta nella storia cinque contemporaneamente».

Un tema ancor più centrale, considerando che la competitività passa anche dalla capacità di costruire un nuovo rapporto tra impresa e persone, fondato su fiducia, sviluppo professionale, qualità della leadership e riconoscimento delle differenze.

Il ruolo del manager e il patto nelle imprese

È qui che il ruolo del manager diventa centrale. «Le partite si giocano su campi stretti, ogni singolo manager ha il dovere e la possibilità di rilanciare questo patto in ogni singola impresa che, in quanto comunità, è diversa e vive di particolarità. Il singolo manager ha un formidabile potere di instradare questo dialogo sulla via giusta», prosegue il giuslavorista. Qualche proposta sul tavolo c’è già: «in commissione per la transizione demografica, di cui faccio parte, abbiamo lanciato l’idea di una staffetta delle competenze, per cui manager più anziani trasmettono la loro esperienza a giovani e giovanissimi, anche a fronte di incentivi importanti in favore delle imprese che applicano questo modello. Non si tratta di un contratto di solidarietà, ma di un passaggio di competenze. Questo vale anche sul fronte legislativo: bisogna ragionare in termini di di cluster di bisogni rispetto a esperienze diverse. In sostanza, bisogni condivisi ma declinati nelle esigenze e nelle organizzazioni delle singole aziende. Il tema della maternità in questo è il primo esempio», conclude.

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