Legge di bilancio

Manovra 2026: nuova tassa di 2 euro su pacchi fino a 150 euro e raddoppio della Tobin Tax

Due euro anche sulle confezioni fino a 150 euro che partono e arrivano in Italia. E’ uno degli emendamenti governativi alla manovra attesi per in commissione Bilancio al Senato

di Marco Mobili e Gianni Trovati

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Il contributo di 2 euro per le microspedizioni riguarderà tutti i pacchi, anche quelli che partono e arrivano in Italia perché una richiesta riservata ai soli arrivi extra Ue si tradurrebbe nei fatti in un dazio, all’interno delle politiche doganali che sono di competenza esclusiva dell’Unione europea. Il raddoppio della Tobin Tax, dal 2 per mille attuale al 4 per mille sui mercati non regolamentati e dall’1 al 2 per mille su quelli regolamentati, dovrebbe essere immediato, dal 2026, senza il percorso progressivo triennale ipotizzato dagli emendamenti di Fratelli d’Italia. La struttura attuale della tassazione sulle transazioni finanziarie porta nelle casse dello Stato 546 milioni l’anno secondo il bollettino statistico del Dipartimento delle Finanze: un raddoppio secco potrebbe dunque portare coperture ulteriori alla manovra per circa 1,5 miliardi di euro in tre anni producendo dunque circa il 60% dei fondi che servono.

Il doppio intervento è stato congegnato per coprire lo stop alla doppia tassazione sui dividendi con la nuova regola fondata sulle soglie alternative del valore della partecipazione, 5% o 500mila euro, che continuerà a garantire il trattamento di favore assicurato dalla partecipation exemption.

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Hanno preso forma in queste ore gli emendamenti governativi alla manovra attesi per oggi in commissione Bilancio al Senato, dove nel frattempo è continuato anche ieri il solito giro di riunioni di riscaldamento in vista delle decisioni che entreranno nel vivo solo nei prossimi giorni.

Il fascicolo dei correttivi governativi è molto alleggerito rispetto alle oltre 80 proposte di intervento presentate nei giorni scorsi dai diversi ministeri. L’obiettivo delle modifiche costruite al ministero dell’Economia è quello di cancellare gli aspetti più problematici del Ddl approvato a metà ottobre con misure che in pratica si autocompensano, e quindi non hanno bisogno di poggiare su coperture ulteriore. Perché «i saldi rimangono quelli», come il ministro dell’Economia Giorgetti aveva chiarito fin dall’arrivo a Palazzo Madama del disegno di legge su cui i parlamentari hanno fatto confluire in prima battuta 5.742 emendamenti, poi ridotti a 414 segnalati.

Allo stesso spirito risponde la modifica della norma sugli affitti brevi, con l’aliquota che resterà al 21% per la prima casa concessa in locazione turistica, arriverà al 26% solo per il secondo appartamento, mentre l’attività d’impresa scatterà dal terzo e non più dal quinto immobile come accade oggi.

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Questo ultimo intervento serve soprattutto a ripristinare gli equilibri politici nella maggioranza su un tema che aveva subito acceso le polemiche, come accade invariabilmente quando si mette mano al fisco del mattone. Ma la sostanza economica dell’evoluzione della manovra in programma nei prossimi giorni, a partire dalla metà della prossima settimana quando si potrà iniziare veramente a votare, è altrove. E si concentra soprattutto sulla tassazione delle imprese, a partire dall’esclusione di holding industriali, Sim, Sgr e Sicav dall’aumento di due punti percentuali dell’Irap che resta riservato alle banche e alle assicurazioni. Il testo degli emendamenti riformulati dal governo tradurrà poi in norma i contenuti dell’accordo bis con istituti di credito e compagnie assicurative chiamate a portare sul tavolo altri 600 milioni in tre anni con un ulteriore taglio alla deducibilità delle perdite pregresse per far quadrare definitivamente i conti. Per le assicurazioni, invece, non scatterà l’obbligo di riversare all’Erario i 10 punti di distanza tra l’aliquota della tassa RcAuto del 12,5% e quella per danni al conducente del 2,5 per cento. L’allineamento all’aliquota più alta scatterà soltanto per le polizze sottoscritte a partire dal 1° gennaio 2026.

Le risorse recuperate saranno destinate anche alla possibilità per le imprese di poter continuare a compensare i bonus fiscali “agevolativi” (Zes, transizione 4 e 5.0) con contributi Inps e Inail, così come al possibile ricorso allo sconto dell’iperammortamento fino al 30 giugno 2028 per i nuovi investimenti.

Ma è facile immaginare che a muovere nuove polemiche saranno i 2 euro chiesti a tutti i pacchi di valore fino a 150 euro spediti e ricevuti dagli italiani in un traffico che si è moltiplicato con l’esplosione dell’e-commerce generata dalla pandemia. La mossa, domestica, non va confusa con il cantiere europeo sull’addio all’esenzione dai dazi dei pacchi di modesto valore dai paesi extra europei. Il dossier, dopo l’intesa di metà novembre, tornerà in questi giorni sul tavolo delle riunioni a Bruxelles dei ministri delle finanze per definire le modalità dell’applicazione che, in ogni caso, non arriveranno prima della metà del prossimo anno.

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