Manuel Agnelli e la rivoluzione musicale: sostegno ai giovani emergenti e critica all'industria discografica
Il musicista Manuel Agnelli supporta talenti emergenti e critica l'appiattimento creativo dell'industria discografica, promuovendo un cambiamento culturale e artistico.
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Il grande pubblico lo ha conosciuto come giudice di X Factor, ma Manuel Agnelli è tanto altro. Musicista di grande esperienza, autore, produttore discografico, leader storico del gruppo Afterhours, artista eclettico, amante della musica classica, dell’archeologia, del teatro e conduttore di “Leoni per Agnelli” su Radio24.
Con il live show Carne Fresca Suoni dal futuro che si è tenuto ieri sera al teatro Sociale di Trento nell’ambito della rassegna dedicata ai musicisti emergenti, Manuel Agnelli e il direttore artistico della rassegna e della programmazione del Germi, Giovanni Succi, hanno presentato quattro gruppi di artisti giovanissimi con tanta voglia di suonare e di esprimersi attraverso la musica. Ecco quali: Dlemma, Neyja, Per Asperax e The Wishing Heads. Giovani protagonisti di un’iniziativa bellissima soprattutto in un momento in cui la scena musicale è dominata da generi attenti soprattutto alle visualizzazioni e ai like sui social.
Ma Agnelli non vuole entrare in competizione con nessuno. «Ogni genere e ogni era hanno il proprio senso. Inizialmente nelle nuove leve trap e rap c’era voglia di riscatto sociale soprattutto da parte di chi non aveva avuto la possibilità di studiare o di avere un lavoro di un certo tipo, in più c’è stata una sinistra che ha esercitato con arroganza un predominio culturale in Italia e in molti si sono stancati di essere guardati dall’alto verso il basso. All’inizio, quindi, questo movimento era sano ma con il tempo c’è stato un appiattimento creativo mostruoso, complice l’intervento dell’industria discografica che ha ridotto il sistema creativo a 5 produttori che fanno tutto e 5 autori che scrivono per tutti. I pezzi sono tutti uguali i ragazzi vengono usati come carne da macello per poi finire dallo psichiatra».
Non c’è alcun giudizio etico o morale, ma i ragazzi devono suonare per stare bene e, quindi, per un motivo che è forza vitale. «Non vogliamo metterci in antitesi a quello che esiste dal punto di vista artistico musicale, lo vogliamo fare dal punto di vista culturale. L’arte deve essere aperta a qualsiasi tipo di contenuto, non ci devono essere limiti mentre il modello sociale che deriva da questo tipo di cose a noi pare distruttivo. Fare un disco per andare a San Siro o per comprare la macchinona o la collana d’oro da 70mila euro è un suicidio sociale. Il successo non deve essere un obiettivo primario, ma la conseguenza di un percorso». E sia Agnelli, sia Succi ci credono molto in questo percorso.
«Se ci siamo buttati in questa avventura, non è soltanto per il talento o perché siamo stanchi di quello che sta succedendo ma perché abbiamo visto una forza enorme, una nuova energia che è veramente potente». Tra i ragazzi che si sono esibiti sul palco ieri c’erano dei 16enni. «A quell’età possono crescere e imparare e se suonano per stare bene, hanno davanti un percorso molto lungo che non solo gli permetterà di migliorare, ma soprattutto di determinare un cambiamento di scena musicale permanente, sostanzioso e sostanziale nel tempo. Non è una nuova scena che durerà un anno o due ed è su quello che stiamo contando. Dopo anni di edonismo che ha contraddistinto tutto l’ambito musicale, adesso i ragazzi tornano a suonare nelle band tra la gente, per la gente».


