Mar Rosso, l’Egitto cerca intese per arginare l’Etiopia
Il Cairo è già in rapporti turbolenti con Addis Abeba sul Nilo. Ora sta vagliando nuove alleanze per contenere le mire sulla “sua” costa
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
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2' di lettura
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NAIROBI - I rapporti fra Egitto ed Etiopia sono surriscaldati dal conflitto sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam, la «Grande diga della rinascita» sul Nilo azzurro: un’opera tanto vitale per Addis Abeba quanto contestata dal Cairo per il «furto» delle acque del fiume sacro, l’origine di quasi il 100 per cento delle risorse idriche egiziane.
Chiedilo al Sole
Non è l’unica scintilla fra i due, sull’asse sempre più turbolento fra Africa settentrionale e Corno d’Africa. L’Egitto sta intensificando i rapporti con Somalia e soprattutto Eritrea per arginare le strategie etiopi su un altro versante delicatissimo per il Cairo, il Mar Rosso. Abiy rivendica da anni il «diritto» a uno sbocco sulla costa, «negato» dai tempi dell’indipendenza eritrea nel 1993 e oggetto di rivendicazioni che fanno fibrillare i rapporti con i vicini di casa regionali.
L’Egitto è ostile all’ipotesi e ha siglato poco più di un mese fa un’intesa marittima con Asmara che rinsalda i rapporti bilaterali e lancia un messaggio tutt’altro che velato ad «Addis»: la sicurezza sulla costa è una «responsabilità esclusiva» degli Stati rivieraschi, una dottrina che disinnesca, o prova a disinnescare, le aspirazioni espansionistiche di Abiy.
Il caos del Corno d’Africa e l’attivismo egiziano
Lo slancio egiziano non è improvviso e risponde, oggi, a un crescendo di preoccupazioni su un orizzonte geografico ed economico cruciale. L’Egitto è già nel vivo del tentativo di rilancio di un’economia esposta alle turbolenze internazionali, appesa alla sua dipendenza energetica e minacciata dallo scenario di una nuova paralisi dei traffico sul Mar Rosso, un incubo che reiterebbe lo shock già inflitto dalle incursioni Houthi fra 2023 e 2025.
Il groviglio di tensioni nel Corno d’Africa, dal Mar Rosso alle incursioni diplomatiche di Israele sul Somaliland, sta «spingendo l’Egitto a una politica molto più attiva nell’area» spiega Riccardo Fabiani dell’International Crisis Group. L’esito è la ricerca di alleanze, come quella eritrea, in un’ottica immediata e di prospettiva. Nell’immediato, dice Fabiani, c’è l’esigenza di contenere la spinta espansionistica di un Abiy fresco di conferma con il voto a senso unico delle elezioni del primo giugno. In prospettiva, il governo egiziano deve incidere sulla «futura architettura» dei rapporti in una regione sempre più cruciale e sempre più intricata.


