Filiere industriali

Marmomac, a Verona attesi oltre 1.400 espositori

Dal 23 al 26 settembre la principale fiera internazionale dedicata alla filiera dei materiali lapidei e delle tecnologie per la loro estrazione e lavorazione

di Giovanna Mancini

3' di lettura

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Una piattaforma espositiva che da quasi 60 anni rappresenta una delle più importanti filiere industriali italiane, quella del marmo, che comprende tanto la lavorazione dei materiali lapidei quanto il settore delle teconologie per l’estrazione e la trasformazione. Una filiera che nel nostro Paese (secondo esportatore al mondo di materiali e primo di tecnologie) genera un fatturato di oltre 4,5 miliardi di euro, grazie a 3.200 aziende che danno lavoro a circa 34mila persone.

Marmomac torna a veronafiere dal 23 al 26 settembre, con 1.400 espositori da 50 Paesi e circa 50mila visitatori attesi da tutto il mondo, per due terzi in arrivo dall’estero, comprese delegazioni di buyer profilati, selezionati in collaborazione con l’agenzia Ice.

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Hub internazionale per il settore

«Marmomac è molto più di una fiera: è il palcoscenico internazionale dove la pietra naturale diventa business, cultura, innovazione e relazioni – commenta il presidente Federico Bricolo –. Veronafiere si conferma capitale mondiale del settore tecno-lapideo, con un evento strategico per uno dei comparti di eccellenza del made in Italy. Un risultato reso possibile grazie a un progetto di sistema che coinvolge imprese, distretti produttivi, istituzioni e associazioni come i ministeri del Made in Italy e degli Affari esteri, ICE-Agenzia e Confindustria Marmomacchine».

Se la manifestazione si svolge infatti in pochi giorni, il lavoro attorno ad essa dura tutto l’anno, attraverso eventi e iniziative di avvicinamento sui mercati chiave, che comprendono appuntamenti di nicchia rivolti agli operatori professionali (ad esempio quelli organizzati negli Usa: a Chicago lo scorso anno e a Houston la scorsa primavera) ma anche fiere vere e proprie, come Marmomac San Paolo, che si è tenuta in Brasile lo scorso febbraio e che tornerà nella metropoli brasiliana il prossimo anno.

«La cifra distintiva di questa manifestazione, la più internazionale tra quelle nel nostro portafoglio, è che all’interno dei nostri padiglioni è rappresentato un comparto industriale che vale 10 miliardi di euro - spiega il direttore generale di Veronafiere, Adolfo Rebughini -. Qui non solo si viene per avere il polso del mercato, ma perché c’è il mercato del marmo e della pietra naturale. Da 60 anni ci occupiamo di questa filiera, in stretta collaborazione con Confindustria Marmomacchine, perciò è un’occasione tanto più preziosa in tempi di grande incertezza come quello attuale, perché a Marmomac si ragiona e ci si confronta su come trasformare le incertezze e le tensioni geopolitiche in nuove opportunità».

Nuovi mercati e incertezze globali

Ad esempio, aprendosi a nuovi mercati, in particolare tutta l’area dell’America Latina (in attesa dell’auspicato accordo tra Ue e Mercosur) e della Penisola Arabica che, secondo uno studio elaborato da Nomisma per Marmomac, nel 2024 ha importato oltre 1,3 miliardi di euro di prodotti lapidei (in aumento del 29% rispetto al 2019) e anche nei primi quattro mesi del 2025 ha registrato una crescita, grazie soprattutto ai numerosi progetti di sviluppo infrastrutturale e turistico in corso in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti che, da soli, assorbono l’80% circa delle importazioni di quest’area. L’Italia, con una quota di mercato pari al 18%, è seconda solo alla Cina, nonostante il calo di vendite registrato tra gennaio e aprile di quest’anno (-17% rispetto allo stesso periodo 2024).

I numeri della filiera

Più in generale, anche i dati di Confindustria Marmomacchine rilevano nel primo semestre dell’anno la conferma di un trend negativo nelle esportazioni già registrato nel 2024, soprattutto per le tecnologie, mentre le vendite all’estero dei materiali lapidei si mantengono sui livelli record del 2024, facendo segnare il nuovo massimo storico del valore medio per tonnellata.

Nei primi sei mesi dell’anno, l’export aggregato di materiali e tecnologie complementari ha infatti fatto segnare un -5,5% rispetto allo stesso periodo del 2024, sfiorando quota 1,5 miliardi di euro. Si nota una sostanziale tenuta (-2,4%) per le vendite all’estero di pietre naturali e un sensibile calo delle esportazioni di macchine e attrezzature d’estrazione e lavorazione (-12,3%).

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